ASP e Ospedali

La vertenza

Contratti Covid non prorogati: Villa Sofia-Cervello, protestano psicologi e fisioterapisti

Terranno una manifestazione davanti l'assessorato alla Salute: «Escludendoci è stato leso un diritto nostro, dei malati e dei familiari». A loro sostegno il sindacato Cimo. Nessuna replica dall'azienda ospedaliera palermitana, contattata da Insanitas.

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PALERMO. Manifesteranno domani mattina a piazza Ziino per chiedere chiarimenti e un incontro con l’assessore alla Salute Ruggero Razza: parliamo dei 19 psicologi e dei 3 fisioterapisti a cui non è stato prorogato il contratto Covid da “Villa Sofia-Cervello”, che in una nota diretta all’assessorato e alla direzione strategica dell’azienda sottolineano: «Fatta salva la legittima autonomia riconosciuta alle Aziende in merito alla gestione delle scelte strategiche ed economiche atte a fronteggiare il bisogno di assistenza dei/delle pazienti, appare incomprensibile la decisione di non prorogare esclusivamente gli incarichi di 19 Psicologi, a fronte del rinnovo di 624 incarichi relativi a figure sanitarie del comparto e della dirigenza medica e non medica, nonché a personale non sanitario. Sorprende la scelta di elidere la presa in carico psicologica del paziente complesso affetto da Covid e del suo sistema familiare, oltre la negazione dell’intervento di supporto psicologico finora garantito agli Operatori dell’Hub Ospedaliero per Covid 19, soprattutto alla luce del nuovo incremento dei contagi da SARS COV 2 e della raccomandazione “di mantenere, seppure in una prospettiva di rimodulazione, le strutture create per il contrasto del Covid 19″».

Dello stesso avviso è Giuseppe Bonsignore, dirigente del sindacato Cimo che ad Insanitas precisa: «Quando l’azienda ha fatto la proroga dei contratti dei precari Covid non ha considerato gli psicologi e gli psicoterapeuti, come se fossero delle figure superflue. In realtà, sostiene che manchino le risorse economiche, perché queste proroghe dei precari non state finanziate dall’assessorato e dallo Stato, quindi, sono tutte le spalle dell’ospedale. Queste figure non sono iscritte al sindacato di cui faccio parte, ma ho deciso di dire la mia perché è veramente assurdo che improvvisamente l’azienda possa fare a meno di 19 psicologi».

In effetti, come evidenzia il sindacalista, l’atto d’indirizzo n. 16867 del 23/03/2022 e la successiva nota esplicativa “indicazioni operative e chiarimenti” emanate dall’assessorato, danno la possibilità alle aziende di prorogare i contratti Covid, ma non destinano nessun fondo all’operazione, che le aziende ospedaliere devono finanziare per intero.

«Noi fino al pomeriggio del 31 marzo eravamo in reparto e nessuno ci aveva avvisati del fatto che non saremmo stati rinnovati. La delibera aziendale in cui abbiamo appreso il fatto che l’indomani non avremmo dovuto presentarci a lavoro è uscita alle ore 19. Su questo punto l’azienda si è giustificata adducendo ad un problema causato da un malfunzionamento del sistema rispetto ai tempi- dichiara ad Insanitas la portavoce dei manifestanti- Inoltre, è vero che l’assessorato alla Salute ha invitato le aziende a prorogare i contratti Covid, ma al contempo ha fissato un budget annuale che le aziende non possono sforare».

«In questa situazione- aggiunge la portavoce- Villa Sofia-Cervello non ha preferito diminuire le ore e confermare tutti, considerato che si tratta di 22 persone su 640, ma ha scelto di eliminare in toto la presa in carico psicologica del malato. Siamo professionisti che sono sempre entrati nei reparti, a contatto con i pazienti Covid. Escludendoci è stato leso un diritto dei malati e dei familiari, oltre che degli operatori. I fondi Covid devono essere usati per i malati, quindi, il fatto che non siano stati rinnovati i nostri contratti è grave nei confronti del malato stesso, il quale non vede così rispettato il proprio diritto alla salute. I pazienti e i familiari hanno il diritto di essere presi in carico non solo sul piano della patologia, ma anche nei termini del concetto di salute generale. Noi ci siamo occupati di accompagnare il paziente nel fine vita, spesso abbiamo aiutato i pazienti a fare le video chiamate per salutare i parenti. Siamo stati dentro quattro reparti Covid: Rianimazione, Pronto Soccorso, Utir, Malattie Infettive e Ostetricia, quando non siamo stati prorogati l’ospedale era ancora pieno di malati Covid».

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