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Farmacia

La sentenza del Tribunale di Catanzaro

“Conta il titolo e non il luogo”, farmacista assolta dopo aver dispensato farmaci di fascia A in parafarmacia

Farmacista, titolare di una parafarmacia, assolta dal rato di esercizio abusivo della professione per aver dispensato farmaci di fascia A nel suo negozio. Esprime soddisfazione Giuseppe Ruggiero, presidente delle Libere Parafarmacie Italiane, ma la guerra fra Farmacie e Parafarmacie è solo all'inizio.

Tempo di lettura: 4 minuti

Una sentenza destinata a far discutere quella emanata lo scorso 27 ottobre dalla prima sezione penale del Tribunale di Catanzaro. Il Giudice Pasquale Alfredo Aloisi ha infatti assolto l’imputata Carla Ceccotti dal reato di esercizio abusivo della professione farmacistica con la formula dell’articolo 129 del codice di procedure penale, cioè per non aver commesso il fatto.

Carla Ceccotti, farmacista titolare di una farmacia a Badolato Superiore e di una Parafarmacia a nella frazione di Badolato Marina, veniva citata in giudizio perché, in più occasioni aveva dispensato all’interno della parafarmacia dei farmaci di fascia A. Esercitando in tal modo abusivamente la professione farmacistica in una struttura priva delle autorizzazioni rilasciate dall’autorità sanitaria competente e ad oggi esclusivamente riservate alla farmacie.

Il giudice, nei motivi della decisione, rileva che è abusiva, dunque punita, la condotta di chi compie un atto che sia riservato in via esclusiva ad una categoria professionale, senza essere stato abilitato all’esercizio di questa (o perché non abbia mai ottenuto il titolo o perché sia stato radiato o perché non ne faccia più parte).

La Ceccotti invece, secondo quanto rilevato dal giudice monocratico, risulta essere in possesso delle qualifiche e le idoneità che le consentono di svolgere la professione di farmacista poiché laureata in Farmacia ed abilitata alla professione di farmacista. Inoltre la Ceccotti è titolare di una farmacia a Badolato Superiore (oltre che della parafarmacia di Badolato Marina) ed è regolarmente iscritta all’albo dell’Ordine dei Farmacisti di Catanzaro.

Alla luce di quante ultime circostanze il giudice ha ritenuto di dover assolvere l’imputata per l’incompleta realizzazione del reato e per difetto dell’elemento soggettivo richiesto per l’integrazione del rato contestato (l’esercizio abusivo appunto).

Canta vittoria il presidente delle Libere Parafarmacie Italiane (LPI) Ivan Giuseppe Ruggiero: “il giudice ci ha dato finalmente ragione sulla nostra battaglia di sempre, cioè accesso alla professione con i soli titoli. Non sono le mura a garantire la tutela della salute pubblica del cittadino, ma il farmacista, ovunque egli svolga la sua professione. La farmacia non è luogo esclusivo per dispensare i farmaci, lo ha specificato questa sentenza, anche in Parafarmacia è possibile dispensare i farmaci con ricetta, basta il titolo”.

Ruggiero chiede ora che il Governo liberalizzi il settore: “Siamo stufi e umiliati di essere bloccati sulla fascia C, sul delisting, quando poi possiamo dispensare tutto, come dichiara il giudice in questa sentenza. Siamo ancora in tempo, abbiamo la legge bilancio, dove la commissione Ue valuterà i nostri progetti di economia e finanza, le liberalizzazioni, come la fascia C e la farmacia non convenzionata, come anche il più semplice delisting, porterebbero al miglioramento del Pil, alla crescita occupazionale, a diminuire il debito pubblico. Si creerebbe per i cittadini, inoltre, più accesso alle cure come previsto dalla nostra costituzione”.

“Per anni – conclude il presidente LPI – abbiamo funzionato da ammortizzatori sociali, liberalizzare è una questione di responsabilità civile, verso i cittadini e l’Italia intera. Gli interessi di pochi non possono tenere al guinzaglio la nazione, si ritorni a fare politica per i cittadini, prendendo esempio da questa sentenza”.

Ma la battaglia legale di certo non terminerà in primo grado. Troppo grandi gli interessi in gioco per far passare in sordina una sentenza dagli effetti potenzialmente dirompenti. Secondo questa sentenza infatti non avrebbe rilevanza il luogo, ma la qualifica professionale e la relativa capacità di chi dispensa il farmaco.

Il dibattito infervora anche i social network. In un lungo post su facebook la farmacista Susanna Odelli scrive: “La differenza tra parafarmacia e farmacia c’è eccome! La farmacia è una concessione comunale, ed è soggetta ad obblighi precisi: tenuta stupefacenti, presenza farmaci obbligatori, ossigeno terapeutico, obbligo di approvvigionarsi nel più breve tempo possibile di farmaci urgenti, rispetto degli orari depositati presso il Comune di appartenenza e dei turni, obbligo di laboratorio per preparazioni galeniche, controlli periodici e ispezioni da parte di ASL e altri organi preposti, tanto per citarne solo alcuni”.

Ed aggiunge: “La parafarmacia è una licenza: non è soggetta a questi obblighi, inoltre il titolare della parafarmacia può permettersi di tenere chiuso o di aprire quando gli pare e non ha turni da rispettare. Vorrei sapere inoltre come la farmacista di Catanzaro abbia potuto rifornirsi legalmente di un farmaco etico soggetto a prescrizione, visto che i grossisti non possono per legge vendere questi farmaci a soggetti diversi dalle farmacie. La licenza delle parafarmacie, inoltre, vieta la vendita dei farmaci etici. Ogni negozio ha una licenza con la lista dei prodotti vendibili e non può vendere altro che quelli. Il giudice avrebbe dovuto tenere conto anche di queste limitazioni e regole, prima di emettere una sentenza che può creare pericolosi precedenti.”

La pronuncia del Tribunale di Catanzaro non è definitiva, ma basta ed avanza per mettere in allarme l’intero sistema farmaceutico italiano.

 

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