Congresso Regionale CIMO, l’appello dei medici: “Salvare la sanità siciliana è possibile ma occorre l’impegno di tutti”

22 Ottobre 2016

Soltanto nel 2013, sono stati 48.382 i cittadini che hanno lasciato l’Isola per curarsi altrove, con un costo per la Regione di oltre 190 milioni di euro.

di Marco Bua

Migliorare la sanità pubblica colmando la “frattura” che attraversa l’intero Paese e il Servizio Sanitario Nazionale. Questo il leit motiv del Congresso Regionale Cimo Sicilia che si è tenuto nell’incantevole cornice di Villa Itria a Viagrande.

La regionalizzazione del comprato medico-sanitario ha creato negli anni notevoli oscillazioni negli standard di assistenza al paziente tali da preoccupare, e non poco, gli organismi di tutela della classe medica.

A fronte di sistemi e di strutture di assoluta efficienza operativa, prevalentemente operanti nelle regioni del nord Italia, si assiste, di contro, a un indebolimento progressivo dei livelli di assistenza e di cura a beneficio di pazienti e famiglie.

Ciò ha inevitabilmente determinato una perdita di fiducia da parte dei cittadini nei confronti delle strutture del Servizio Sanitario Nazionale, dei suoi operatori e persino delle cure e delle terapie prescritte dai medici. Basti pensare che soltanto nel 2013, sono stati 48.382 i cittadini che hanno lasciato l’Isola per curarsi altrove, con un costo per la Regione di oltre 190 milioni di euro.

Da qui la domanda- avanzata dal sindacato dei medici- se si stia sbagliando qualcosa, se la “devolution”, la regionalizzazione della Sanità e la riforma del Titolo V della Costituzione abbiano funzionato o se si sia arrivato il momento di una presa di coscienza seria che qualcosa debba cambiare.

Ad aprire i lavori del Congresso  “La nostra proposta per una Sanità migliore”, è stato il segretario regionale della Cimo Sicilia, Giuseppe Riccardo Spampinato, primario del reparto di Odontoiatria del Presidio Ospedaliero “Ferrarotto Alessi” di Catania.

Tra i saluti e i ringraziamenti iniziali, anche quello dell’assessore alla Salute Baldo Gucciardi, costretto a declinare l’invito per motivi istituzionali. L’incontro, che ha riscosso grande partecipazione tra gli addetti ai lavori, ha avuto come obiettivo quello di mettere in luce le carenze di un sistema sanitario “in sofferenza” e di illustrare una concreta linea di intervento.

«La Sanità pubblica è “provata” dalle ripetute sottrazioni di risorse che ci sono state in questi anni e, di certo, l’Italia non è tra quei paesi europei che spende di più per la Sanità- ha commentato Giuseppe Riccardo Spampinato- Non neghiamo che al sud e in Sicilia in particolare esistano inefficienze, ma allora sfruttiamo a pieno le potenzialità collegate al cosiddetto decreto Balduzzi per razionalizzare la rete ospedaliera, attraverso la piena applicazione del dcreto n° 70 del 2 aprile 2015 e degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi in essi contenuti. Noi non sfuggiamo al confronto anche su questi temi scottanti se dobbiamo per forza tagliare siamo d’accordo, ma con raziocinio. Servono strutture efficienti, un’edilizia ospedaliera adeguata, serve sicurezza nei luoghi di lavoro, serve una classe medica giovane, onesta e preparata».

Il Convegno, patrocinato dall’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della provincia di Catania e dal comune di Viagrande, è proseguito con una prima tavola rotonda dal titolo “Una sanità uguale per tutti per la sicurezza del paziente e degli operatori”, moderata dal direttore del Quotidiano di Sicilia, Carlo Alberto Tregua e alla quale sono intervenuti il presidente nazionale della Cimo, Riccardo Cassi, l’europarlamentare Giovanni La Via, il presidente della commissione Sanità dell’Ars, Giuseppe Digiacomo, il preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania, Francesco Basile, il capogruppo del Pd all’Ars Alice Anselmo, e il deputato Francesco Cappello.

Secondo il presidente nazionale della Cimo, Riccardo Cassi «l’obiettivo di garantire un livello di assistenza uniforme su tutto il territorio nazionale, voluto dalla ‘Sanità delle 21 Regioni’ non solo non è stato raggiunto, ma si è assistito progressivamente a un declino degli standard sia in termini di strutture, sia in termini di assistenza ai pazienti e alle famiglie, che ci lascia sconcertati. Occorre trovare soluzioni politiche concrete, dare risposte e garantire il più alto livello di tutela della classe medica ma soprattutto del paziente».

Una seconda tavola rotonda ha affrontato il tema dei “Costi delle Sanità e le nuove sfide sociali- razionalizzazione della spesa”, moderata dal giornalista Nunzio Sciacca alla quale sono intervenuti Paolo Cantaro, direttore generale dell’azienda ospedaliera “Policlinico-Vittorio Emanuele”, Antonio Iacono, segretario provinciale Cimo Palermo, Angelo Pellicanò, direttore generale dell’azienda ospedaliera “Cannizzaro”, Guido Quici vice presidente nazionale Cimo, Gaetano Sirna, direttore generale dell’Asp di Messina e il segretario regionale Cimo Sicilia, Riccardo Spampinato.

A concludere i lavori un terzo momento di discussione dal titolo “Una nuova leadership per il medico, l’accesso al SSN dei giovani medici e un nuovo sviluppo di carriera” che ha visto l’avvicendarsi degli interventi del responsabile dell’ufficio stampa Cimo Sicilia Giuseppe Bonsignore, del vice segretario regionale vicario Cimo Sicilia Angelo Collodoro, del Componente della IV Commissione Parlamentare “Ambiente e Territorio” Angela Foti, del presidente dell’Ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri di Roma Giuseppe Lavra e del responsabile del centro studi Cimo “Ercole Bruno”, Luigi Mascia.

“Salvare la Sanità siciliana si può – ha concluso Spampinato al termine del convegno – ma per farlo serve il coinvolgimento di tutti gli attori. Non è possibile infierire su una categoria professionale che ogni giorno salva centinaia di vite umane. Bisogna garantire le migliori condizioni per poter svolgere al meglio il proprio lavoro con un impegno serio da parte di tutti”.

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