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Commissione d’Albo dei Fisioterapisti di Palermo: “fondamentale la consapevolezza professionale”

4 Novembre 2020

Continua il viaggio di Insanitas alla scoperta delle professioni sanitarie

 

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Continua il nostro viaggio alla scoperta delle professioni sanitarie. Grazie alla collaborazione con l’Ordine dei TSRM e PSTRP di Palermo abbiamo avuto modo nelle scorse settimane di approfondire la conoscenza dei Tecnici di Riabilitazione Psichiatrica, dei Dietisti, dei Tecnici Sanitari di Laboratorio Biomedico  e dei logopedisti . Adesso è la volta dei Fisioterapisti. Nella intervista che segue, con la partecipazione dei Componenti della Commissione d’Albo, cercheremo di capire meglio l’importanza di questa categoria professionale.

Inizio con Lei, Presidente, chiedendole di fare un po’ di chiarezza. Qual è il compito dei fisioterapisti all’interno del sistema sanitario nazionale?

Mi sembra doveroso, prima di rispondere alle sue domande, ringraziare il Presidente dell’Ordine TSRM-PSTRP Gandolfo Marco Macaluso e tutto il CD per la sensibilità e l’attenzione dimostrata nei confronti di tutte le professioni, nel difficile compito di “traghettarle” verso questa casa comune. Prendiamo atto, infatti, che questo modus operandi ha permesso di risolvere tutte le criticità che a mano a mano sono andate affiorando. Premetto, anche, che la Commissione d’Albo della professione sanitaria di fisioterapista di Palermo è formata da un gruppo di lavoro molto affiatato, che ha percorso un lungo cammino in A.I.FI. (Associazione Italiana Fisioterapisti) e con cui ho il piacere di condividere le risposte alle sue domande. LA CdA dei fisioterapisti di Palermo è formata, oltre che da me, da Filippa Piazzese, vice presidente, Filippo Guccione, Fabio Riccobono e Angelo Ginestra, consiglieri, più il contributo costante del collega Giuseppe Enea.

Tornando alla sua domanda, il fisioterapista è il professionista sanitario, in possesso di laurea abilitante, che lavora sia autonomamente sia in collaborazione con le altre professioni sanitarie, valutando e curando le disfunzioni presenti nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori e viscerali conseguenti ad eventi patologici a eziologia varia, sia congenita che acquisita.

Il fisioterapista ha il compito primario di elaborare il programma fisioterapico per individuare e dare una risposta al bisogno di salute della persona con disabilità. La sua formazione gli consente di praticare autonomamente le attività terapeutiche necessarie per la rieducazione funzionale di disabilità motorie, psicomotorie e cognitive utilizzando un vasto ventaglio di esercizi terapeutici, terapie manuali, fisiche, massoterapiche e occupazionali. Svolge, anche, attività di studio, di ricerca, di didattica e di consulenza professionale, nei servizi sanitari e nelle università dove è richiesta la sua competenza professionale.

Dottore Guccione, qual è il percorso di studi per poter fare questo lavoro?

Il percorso di formazione del fisioterapista, al pari di tutte le professioni sanitarie che hanno avuto un grande processo di evoluzione legislativa a partire dalla legge 502 del ‘92, prevede una laurea abilitante di I livello. È possibile completare il percorso di formazione con una laurea magistrale di area riabilitativa e con master universitari di I e II livello. La formazione del fisioterapista consente, quindi, oltre a lavorare in strutture pubbliche e private, in regime di dipendenza o libero professionale, anche di lavorare autonomamente in studio professionale. La formazione superiore dà anche accesso all’attività di docenza e, oggi, in diversi atenei, a dottorati di ricerca e docenza universitaria.

Dottoressa Piazzese, come Commissione d’Albo state lavorando ad obiettivi importanti, primo fra tutti la lotta contro l’abusivismo. Come state combattendo questa piaga?

La professione del fisioterapista, oltre ad essere oggi molto appetibile tra i ragazzi che intendono diventare fisioterapisti, lo è anche tra molti soggetti che la esercitano senza alcun titolo e formazione adeguata risultando, quindi, tra le professioni sanitarie più abusate. Praticare attività terapeutiche fisioterapiche senza alcun titolo abilitante mette seriamente a rischio la salute dei cittadini. Oggi sono molto severe le pene per chi esercita abusivamente una professione sanitaria, ma anche per il sanitario che consiglia un soggetto abusivo. Consigliamo, quindi, ai cittadini, per avere la certezza di essere in mani sicure, di chiedere al professionista, o di verificare direttamente sul sito dell’Ordine, il numero di iscrizione all’Albo. E di rinunciare alla prestazione in caso di non iscrizione. L’Ordine è proprio uno strumento di garanzia per i cittadini e la Commissione d’Albo, che ritiene prioritaria la lotta all’abusivismo, tra le sue prime azioni ha preso contatto con il NAS territoriale, per stabilire quella sinergia di lavoro necessaria per arginare questa piaga.

Dottore Riccobono, com’è stato affrontato il periodo dell’emergenza Covid e qual è il contributo dei fisioterapisti nella lotta contro il Coronavirus?

Il fisioterapista ha un contatto fisico molto stretto con il paziente per un tempo abbastanza lungo. Questa particolare modalità di lavoro costringe i fisioterapisti, nelle fasi di alta contagiosità, a rimodulare il loro intervento per tenere sotto controllo tutte le situazioni particolarmente a rischio. Nel territorio la necessità di trattare soltanto i casi “improcrastinabili” ha costretto molti colleghi a utilizzare tutti i dispositivi di protezione individuale necessari, talvolta, ahimè, provvedendo di tasca propria, ma anche a sperimentare una nuova modalità “a distanza”, soprattutto per le persone con grave disabilità cronica. È stata un’esperienza nuova che nel complesso è servita a dare continuità a relazioni terapeutiche fondamentali per le persone con disabilità. Nelle realtà ospedaliere, la presenza del fisioterapista è prevista nella fase successiva alla fase critica, intervenendo per trattare tutte le disfunzioni presenti, sia respiratorie che neurologiche, che del sistema muscolo-scheletrico. Insomma, siamo sempre in prima linea, come in questa situazione di emergenza, quando c’è da lavorare su un’alterazione funzionale e migliorare le condizioni di salute della persona.

Dottore Ginestra, qual è il rapporto del fisioterapista con le istituzioni?

La professione del fisioterapista è una professione ancora “giovane” che, sebbene negli ultimi anni abbia avuto una notevole evoluzione legislativa, è ancora lontana dagli standard professionali presenti negli altri paesi del mondo. Questo significa che è necessaria una interlocuzione costante con le istituzioni perché vengano garantite le condizioni che attualmente le leggi prevedono affinché le competenze del fisioterapista possano essere pienamente espletate. Altrettanto importante è l’applicazione della legge che istituisce la dirigenza nelle aziende sanitarie, una legge nazionale che ha già vent’anni e che in Sicilia è stata recepita dieci anni or sono con una legge regionale. Altra questione ancora da definire è l’accreditamento del fisioterapista libero-professionista con il servizio sanitario, garantendo l’accesso diretto dei cittadini alle cure fisioterapiche. Affrontare queste problematiche significa anche superare il gap esistente con il resto dell’Europa su molti altri fronti, dando pieno accesso ai professionisti all’interno del mondo accademico, adeguando la formazione universitaria a livelli europei, formazione che ormai quasi dappertutto è superiore ai tre anni previsti in Italia, ecc. C’è in atto un dibattito importante sul fisioterapista di comunità e sul fisioterapista di famiglia: riteniamo che oggi sia il momento giusto per disegnare il ruolo che il fisioterapista debba avere nel prossimo futuro sul territorio ed è impensabile che qualunque decisione sia presa ai tavoli istituzionali senza la presenza dei rappresentanti della professione. Riteniamo decisamente “storica” e ormai finita quella fase che vedeva la professione del fisioterapista subire le scelte prese da altre professioni su questioni di propria pertinenza.

Dottore Enea, qual è la percezione della vostra professione nell’opinione pubblica?

L’immagine della professione del fisioterapista è cambiata e continua a cambiare nel tempo. Per tanto tempo, nell’immaginario collettivo, il fisioterapista era considerato “massaggiatore”, “aggiusta-ossa”, ecc. Per quanto il massaggio terapeutico sia un’opzione, marginale, del fisioterapista, oggi, finalmente dopo tanti anni, si riconosce al fisioterapista il ruolo di professionista sanitario con le giuste competenze per trattare tante problematiche in ambiti molto diversi tra loro. I cittadini vedono quotidianamente come, per esempio, nello sport i club sono attenti a mandare in panchina un “vero” fisioterapista, così come hanno imparato a conoscere un fisioterapista che si prende cura del recupero del paziente amputato, piuttosto che della persona che ha subito un trapianto o ha disfunzioni del pavimento pelvico, ecc. Certo, il lavoro da fare è ancora tanto, soprattutto per chi, anacronisticamente, continua a considerare “paramedici” professionisti con autonomia e competenze specifiche elevate.

Dottore, Fiolo, per concludere, quali sono gli obiettivi principali che state perseguendo come Commissione d’Albo? 

La Commissione d’Albo è recente, ma per fortuna è formata da un gruppo coeso che da tanti anni si impegna per la crescita professionale. Le cose da fare sono tante, e alcune sono già state esplicitate dai miei colleghi. Mi preme, però, porre l’accento su alcuni aspetti che ritengo ineludibili: per prima cosa considero essenziale che la Commissione d’Albo faccia accrescere “la consapevolezza” tra i professionisti, anche per comprendere che l’Ordine non è un’istituzione “sovrastrutturale”, ma al contrario, in quanto ente sussidiario dello Stato, ha un ruolo determinante in tanti aspetti della vita professionale. E devo dire che abbiamo iniziato a dare risposte a colleghi che hanno posto quesiti alla Commissione: consapevolezza dei professionisti significa anche maggiore qualità degli interventi. Ma ancora di più quello su cui stiamo puntando è fare conoscere il ruolo concreto della disciplina scientifica della fisioterapia nel promuovere nuovi modelli organizzativi che mettono al centro la sostenibilità del Sistema Salute e rispondono meglio ai bisogni di salute dei cittadini. Restare ancorati ai modelli organizzativi esistenti blocca i cambiamenti necessari a dare risposte adeguate a scenari sociali sempre nuovi, come l’emergenza Covid ha dimostrato, e come la realtà di ogni giorno richiede. La Commissione d’Albo dei fisioterapisti di Palermo è uno strumento al servizio dei cittadini e dei professionisti, ma vuole anche essere un motore di cambiamento. Un motore che ha bisogno della benzina di tanti giovani colleghi ricchi di idee e di entusiasmo che vogliamo vicino per sviluppare insieme tante iniziative interessanti.

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