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Come il Coronavirus ha svelato il progressivo abbandono della medicina territoriale

24 Marzo 2020

"Finita l'emergenza la programmazione sanitaria regionale andrà sottoposta ad una profonda revisione" scrive in un nota il sindacato dei medici CIMO

 

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L’emergenza Covid/19 sta mettendo in evidenza il fallimento di una visione “ospedalocentrica” che in Sicilia è certamente più accentuata rispetto ad altre Regioni, soprattutto del Nord Italia, con i governi che si sono succeduti che hanno ignorato i reiterati appelli delle OO.SS. di categoria riguardo a una seria programmazione dell’assistenza sanitaria territoriale.

La programmazione sanitaria regionale degli ultimi decenni si è basata sul marcato accentramento dell’assistenza sanitaria negli ospedali, nonostante il consistente taglio dei posti letto, che ha causato una domanda impropria di salute con il conseguente sovraffollamento dei Pronto Soccorso e dei correlati fatti di cronaca ben noti, dalle denunce alle violenze fisiche nei confronti degli operatori sanitari. La paura da contagio, prima ancora dei divieti di spostamenti non necessari, ha fatto letteralmente sparire, come per magia, le code di pazienti davanti alle Aree di Emergenza e l’improvvisa guarigione delle urgenze “immaginarie”.

La gravità raggiunta dall’emergenza sanitaria e le drammatiche criticità raggiunte in Regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, dotate di un ben più efficiente filtro territoriale, lasciano soltanto immaginare cosa potrebbe accadere in Sicilia nella malaugurata ipotesi in cui la temuta ondata di contagi diventasse realtà.

L’auspicio è quindi che in Sicilia non si raggiungano i numeri di positività al coronavirus registrati in altri territori italiani perché se organizzazioni sanitarie come quella lombarda è oggi vicina al collasso è superfluo prevedere cosa accadrebbe in una realtà come la nostra dove criticità organizzative e carenza di posti letto e di personale medico e infermieristico la fanno da padrone. In questa fase iniziale dell’epidemia siciliana constatiamo come molti ricoveri si sarebbero potuti evitare in presenza di un una adeguata Rete territoriale di assistenza e se tutti i soggetti in campo avessero fatto sinergia, dai medici di medicina generale agli specialisti territoriali. Tutto ciò avrebbe richiesto strutture sanitarie alternative al ricovero ospedaliero.

La verità è che sono stati ricoverati molti pazienti che si sarebbero potuti assistere e monitorare al proprio domicilio senza intasare i posti letto ospedalieri. La politica sanitaria di questi anni ha ignorato che il Sistema sanitario si muove su due ruote, quella ospedaliera e quella territoriale, se una delle due non funziona allora non funziona il Sistema. Comunque vada e ci auguriamo in rapida e più indolore possibile soluzione di questa epidemia, è fuor di dubbio che la programmazione sanitaria regionale andrà sottoposta ad una profonda revisione. Non è più pensabile di insistere sulla strada dei tagli di posti letto e personale, della chiusura di Reparti ospedalieri, dello smantellamento progressivo di un intero servizio sanitario regionale, soprattutto senza che si cerchino alternative valide in termini di assistenza territoriale.

Una volta cessata questa emergenza coronavirus sarà necessario mettere mano immediatamente ad una riorganizzazione del sistema sanitario regionale che veda protagonisti tutti i soggetti operanti sul territorio. La politica regionale è dunque chiamata alle sue responsabilità e a mettere in atto una radicale inversione di rotta con una vera ed efficace programmazione sanitaria che finora è rimasta lettera morta.

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