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Come cambierà l’Oasi di Troina dopo l’emergenza Covid-19

12 Maggio 2020

Intervista al direttore sanitario Michelangelo Condorelli ed al facente funzioni Maurizio Elia: "Niente sarà più come prima".

 

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Solo il dieci per cento dei pazienti Covid dell’Oasi di Troina resta positivo al virus, il focolaio più imponente della Sicilia sembra essersi spento e l’Istituto di ricovero e cura adesso si avvia alla “fase due”. Per ufficializzare la notizia si aspettano l’esito di tutti i tamponi. Mentre si adoperava a organizzare la struttura per rispondere all’emergenza si è dovuto arrestare come “un treno in corsa al quale si tira il freno d’emergenza”, anche il direttore sanitario dell’Oasi di Troina, Michelangelo Condorelli, risultato anche lui positivo al Covid-19.

I primi sintomi il 24 marzo – mentre un mese prima in assessorato alla Regione, insieme agli altri Direttori Sanitari siciliano si ragionava su tamponi, dpi e protocolli da adottare nelle strutture sanitarie – la febbre alta, tosse, dolori al torace fino al 31 marzo quando da direttore sanitario diventava paziente: “una propensione alla pazienza e all’ascetismo ce l’ho sempre avuta dopo un intervento di cardiochirurgia pesante”, ironizza, ma quel 31, quando il 118 lo portava prima al Basilotta di Nicosia e poi al Covid hospital di Enna, al quale già si era affidato per le prime cure domestiche, ha avuto paura: “respiravo ma mi sentivo soffocare”.

Quarantuno giorni nel tunnel del Coronavirus, preoccupato per la sua salute e addolorato per quello che stava accadendo all’Oasi di Troina, un focolaio di 102 pazienti positivi al virus più 70 operatori. Mentre elogia l’operato professionale e umano dell’Umberto I, ringraziando tutto il personale medico – sanitario e la direzione dell’Asp di Enna, guidata da Francesco Iudica ricostruisce il suo di operato fino al 23 marzo. “Se io e i miei colleghi fossimo stati con le braccia conserte avrei molte cose da rimproverarmi ma così non è stato. Da metà febbraio i pazienti albergati nel “Villaggio Cristo Redentore” – che poi sono quelli più gravi, con malformazioni, malattie rare – erano già stati isolati; niente uscite all’esterno e stop alle visite parenti. Al personale avevo dato disposizione di controllarsi la temperatura corporea e al primo “dubbio” di non recarsi a lavoro. Ancora prima avevo chiuso la Chirurgia per isolare il reparto e ne avevo svuotati molti altri avviando le dimissioni, ad esempio gli autistici”. Ma il 16 marzo quando quattro pazienti hanno manifestato lievi sintomi ha temuto per il peggio, che poi è arrivato.

Il 19 marzo i tamponi confermavano la positività al virus, “già il giorno successivo l’Asp di Enna, come da me richiesto, mi faceva avere 100 tamponi”. Qualcuno, è evidente per Condorelli, ha portato il virus all’interno della struttura. Ma non c’era tempo per seguire le indagini epidemiologiche, bisognava fronteggiare l’emergenza. Adesso pensa al suo rientro – le indagini ristabiliranno la verità – ma nell’immediato futuro il mondo anche sanitario dovrà fare i conti con le malattie infettive che, secondo Condorelli, daranno ancora del filo da torcere. Non sono solo di carattere oncologico e cardiovascolare le patologie per cui si muore. “Ci aspettiamo per tanto nell’ambito scientifico quanto politico che siano realizzate delle linee guida per dare assetti più stringenti nei nosocomi in merito al rischio clinico più in generale e alle trasmissioni all’interno delle strutture sanitarie”. E continua: “L’Istituto si impegnerà a trovare i fondi, come anticipato, per avviare un progetto di ricerca a lungo termine, delle infezioni SARS – CoV-2 in pazienti fragili e con comorbidità, con particolare attenzione per chi vive in strutture di assistenza”.

Anche l’Oasi dovrà ragionare più da “ospedale per acuto”, rivedere il suo assetto logistico anche nella parte della struttura che riguarda la Neuroriabilitazione, denominata “Casa dalla speranza”, e trasferire le attività nel nuovo Centro inaugurato a novembre. Mentre Condorelli, che ringrazia tutti i medici dell’Irccs per aver lavorato giorno e notte per riportare a riva la barca e soprattutto la Regione per avere inviato il commissario straordinario Giuseppe Murolo, continua la sua convalescenza, dopo avere avuto diverse complicazioni, il presidente dell’Oasi padre Rotondo, anche lui ricoverato, è rientrato in sede ma deve terminare il periodo di isolamento.

Il ruolo di direttore sanitario facente funzione è spettato al professore Maurizio Elia, interpellato commenta: “la situazione attuale dei nostri pazienti è molto buona, solo il 10 per cento di loro risulta ancora positivo”. Hanno avuto polmoniti interstiziali ma nessuno è andato oltre l’ossigenoterapia e le cure da protocollo: antibiotici, antimalarici, calciparina perché il Coronavirus aggredisce i polmoni ma crea iper-coagulazione, hanno subito portato buoni risultati. L’Oasi, al suo interno non aveva prima e neanche adesso reparti di Malattie Infettive, gli operatori medico – sanitari si sono dunque fatti guidare. “Abbiamo dovuto trasformare l’Ircc in reparti di infettivologia – spiega Elia – ma grazie alla task force guidata dal commissario ad acta Murolo, al lavoro dei medici dell’Istituto e ancora all’intervento dell’Interforze e le consulenze esterne l’operato è stato vincente, oggi l’emergenza è alle spalle.”

È cominciata una fase due anche per i sanitari, che forse è più impegnativa della precedente e sarà il frutto della fase attraversata. “Ora che si stanno negativizzando tutti i nostri pazienti speciali – anche se non ci aspettiamo una ricaduta a breve termine – dobbiamo mantenere solide le difese, mettendo in atto nuove regole per quando riguarda l’accesso in Istituto, il distanziamento fisico, anche per le visite ambulatoriali”, spiega Elia. All’interno dell’Ircc è stato realizzato un percorso pulito-sporco, con zone a basso rischio, zone cuscinetto e off-limits, dove accedere solo con gli scafandri. “Niente sarà più come prima, ci avviamo adesso alla convivenza con il Covid19, e per noi sarà ancora più stringente. La disabilità impatta profondamente con il Coronavirus; gli adulti come i bambini con importanti labilità mentali dovranno adeguarsi a questa nuova vita; non abbiamo certezze ma stiamo cercando di costruircele. Che ben vengano dunque task-force e procedure condivise da applicare”.

Così come annunciano all’interno dell’Oasi di Troina, si avvierà una profonda trasformazione, i reparti andranno adeguati in termini di distanziamento, saranno ripensati gli spazi e tutta l’organizzazione logistica. Una riorganizzazione sanitaria e di edilizia sanitaria, insomma, necessaria per rivedere gli ambienti comuni e di cura. Sarà mantenuto il distanziamento tra i pazienti.

“L’emergenza è stata brillantemente gestita, il più è da fare – commenta Elia – necessità dei sanitari ma anche di team che si occupino di management del rischio e infezione ospedaliera. Non dobbiamo abbassare la guardia”.

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