Veterinaria

L'approfondimento

Cinofilia: ecco le differenze tra educatore, addestratore e istruttore

L'intervista di Insanitas a Pietro Giambanco, dottore in "Tecniche allevamento del cane ed educazione cinofila" e addestratore ENCI.

Tempo di lettura: 8 minuti

Da cane da lavoro o con funzioni rurali a cane compagno di vita: il ruolo del cane ha subito un’evoluzione nella nostra società. La presenza dei cani è sempre più diffusa e fanno parte della realtà familiare e sociale, la conoscenza relativa alle esigenze e alla natura dell’animale è importante e può migliorare il rapporto padrone-cane. Sapere e saper fare con i cani non sempre è alla portata di tutti ed è per una maggiore consapevolezza che ci si può rivolgere a un esperto cinofilo dell’area comportamentale. Per avere una visione più ampia del mondo cinofilo abbiamo chiesto a Pietro Giambanco, dottore in “Tecniche allevamento del cane ed educazione cinofila” e addestratore ENCI, esperto in relazione persona-cane con un’esperienza trentennale.

Dottore Giambanco, qual è la differenza tra educatore, addestratore e istruttore?
«Le figure professionali nel mondo della cinofilia sono diverse e non tutte hanno le stesse funzioni e percorsi formativi. L’educatore ha un approccio cognitivo e deve saper tirare fuori le qualità naturali del cane ma anche del padrone che serviranno ad entrambi nella vita di tutti i giorni. È fondamentale entrare in empatia sia con il cane sia con il padrone. L’educatore conosce l’etologia e la psicologia canina, oltretutto studia il sistema famiglia-ambiente. Mentre l’istruttore si occupa del binomio conduttore-cane e fornisce gli strumenti, quindi istruisce a fare qualcosa che generalmente è qualcosa di più specifico rispetto all’educazione. A differenza dell’educatore, la figura dell’addestratore fornisce delle competenze ben precise al binomio persona-cane per dei compiti specifici: caccia, utilità, soccorso. Il percorso prevede l’insegnamento di esercizi complessi e prepara il cane al superamento delle verifiche zootecniche previste dalle differenti prove di lavoro, in modo da esaltarne le specifiche qualità naturali a seconda dell’impiego e della loro affidabilità».

Qual è il percorso da seguire per diventare addestratore?
«Attualmente l’addestratore cinofilo è l’unica figura riconosciuta dall’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (ENCI), sottoposto alla vigilanza dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, e inserita nel Registro degli Addestratori Cinofili per cani da utilità, compagnia, agility e sport. La preparazione è effettuata presso uno dei Centri di Formazione Riconosciuti ENCI. L’iscrizione si acquisisce, su delibera del Consiglio Direttivo dell’ENCI, dopo aver frequentato un corso di formazione teorico-pratico della durata di 150 ore, e superato, con esito favorevole, un esame. Oltretutto seguono tante ore di tirocinio in campo. Attraverso il corso si acquisiscono quelle capacità tecniche che favoriranno l’intesa e il giusto equilibrio nel rapporto persona-animale, nell’interesse di entrambi. Le figure inserite nel Registro sono tre: addestratori per cani da utilità (Sezione 1), compagnia, agility e sport; addestratori per cani da bestiame (Sezione 2); addestratori per cani da caccia (Sezione 3)».

Come si diventa educatore e istruttore?
«In Italia ci sono diverse strade per formarsi. Per diventare educatore esistono vari corsi proposti dai numerosi enti e associazioni private (ENCI, CSC, ASC Cinofilia, CSEN, FISC, APNEC, SIUA e simili) ma anche corsi di laurea come quello in “Tecniche di allevamento animale ed educazione cinofila” che ha lo scopo di formare professionisti in grado di occuparsi della gestione tecnica, igienica ed economica dell’allevamento degli animali, della selezione e del miglioramento genetico, dell’alimentazione, della legislazione, della sanità e benessere degli animali, dell’assistenza al medico veterinario durante l’attività clinica, delle tecniche laboratoristiche biomediche veterinarie e dell’educazione comportamentale del cane per favorire lo sviluppo di una corretta socializzazione. Mentre per la figura di istruttore bisogna frequentare un corso di specializzazione nel settore d’interesse: soccorso, sport, salvataggio, antidroga».

Qual è ruolo di un addestratore cinofilo?
«Rende abile, destro e performante un’unità cinofila per svolgere un determinato compito (sportivo, agility, obedience, utilità) attraverso dei programmi di allenamento utili a fornire idonee competenze al binomio cane-conduttore. La figura professionale dell’addestratore cinofilo emerge come un professionista, cruciale per garantire il benessere del cane e assicurare un ottimo rapporto tra cane e padrone. Diventare un addestratore cinofilo richiede dedizione e conoscenze specifiche. La professione offre molteplici opportunità, come la collaborazione con organizzazioni che addestrano cani per compiti speciali, ad esempio, per assistere persone non vedenti o partecipare alle operazioni di ricerca e soccorso».

Quali sono le funzioni dell’educatore?
«Si occupa di curare lo sviluppo dei comportamenti pro-sociali e socialmente compatibili con la comunità in cui l’animale vive. L’educatore può intervenire nell’ambito di famiglie, canili, scuole. Entra in empatia con il sistema famiglia, cerca di dare le informazioni utili per il corretto sviluppo comportamentale del soggetto e per il suo inserimento nella società. Il compito di entrambe le figure, addestratore e educatore, è quello di spiegare al proprietario il perché dei comportamenti del proprio cane, quali comportamenti vanno rinforzati ed eventualmente corretti. Inoltre, tra le sue funzioni rientra quella di spiegare al proprietario l’etogramma del cane quindi i bisogni e le esigenze dell’animale che spesso non coincidono con quello che il proprietario pensa essere utile. Questo permette di distinguere quindi i comportamenti normali da quelli che invece possono evidenziare dei problemi, inoltre sapendo leggerli correttamente è possibile capire cosa stia comunicando».

Le tecniche sono diverse, lei quale usa?
«È opportuno distinguere tra approccio, metodo e tecnica quando si parla di addestramento. Per metodo si intende la scelta della strategia che si vuole utilizzare. Per quanto riguarda l’approccio, seguo quello integrato L’apprendimento del cane è prevalentemente di tipo associativo, quindi applico le leggi del “condizionamento classico o Pavloviano” e del “condizionamento operante o Skinneriano”. Poi ci sono le tecniche ovvero le azioni da svolgere, non esiste l’idea di utilizzare una tecnica piuttosto che un’altra, l’addestramento è un vestito che viene cucito sul soggetto. Principalmente integro le tecniche di lured training (basata sull’attirare il cane nella posizione desiderata attraverso un’esca di cibo), lo shaping o modellaggio il clicker trainig training (si basa sull’utilizzo di uno strumento che emette un suono) e in alcuni casi il metodo naturale (rinforzare una risposta che il cane offre spontaneità) a seconda della problematica che voglio risolvere. Uso il rinforzo positivo, attraverso il premio che può essere cibo, gioco o rinforzo sociale, in caso di comportamenti desiderati e cercando di fare estinguere, non attenzionandoli o correggendoli, i comportamenti sgraditi».

È un settore in crescita…
«Negli ultimi anni è aumentata la richiesta di persone interessate a frequentare i corsi, soprattutto da parte dei giovani che intravedono uno sbocco lavorativo. Il mondo pet, negli ultimi anni, è tra i settori che registra un aumento esponenziale del fatturato, a dimostrare questo scenario sono anche le statistiche economiche che delineano una costante crescita della pet economy in Italia e nel mondo. Il comparto pet food e veterinaria sono trend in salita. È un settore che coinvolge diverse figure: toelettatore, addestratore, dog sitter, veterinario. Ormai quasi in ogni famiglia c’è almeno un cane, le persone sono sempre più amanti degli animali domestici quindi sono necessari di conseguenza una serie di servizi. Rispetto al passato c’è più attenzione al benessere psico-fisico dell’animale, la salute è sempre più al centro della cura degli animali. Ecco perché l’addestramento e l’educazione diventano fondamentali, insegnando al proprietario a gestire le pulsioni e gli istinti presenti nel cane che nasce come predatore. Fondamentale, quindi, saperli incanalare. Se non si riconoscono il rischio è di frustrare l’animale generando i cosiddetti disturbi del comportamento».

Chi si rivolge a lei?
«Diverse figure, a partire dai proprietari dei cani per l’educazione e la gestione, chi vuole fare agonismo (utilità e agility) ma anche le scuole in cui ho svolto l’attività di educazione assistita. Oltretutto sono stato consulente dei vigili del fuoco e della protezione civile per la formazione di unità cinofile da soccorso».

Quando bisogna rivolgersi a un professionista cinofilo?
«Prima di scegliere il cane che ci accompagnerà per molti anni. Spesso quando si parla del cane si pensa di educarlo attraverso l’utilizzo di consigli di amici e pseudo esperti o ancora peggio antropomorfizzandone l’animale pensando che i suoi bisogni siano simili ai nostri, ma questo è vero in minima parte. Il cane è un’animale sociale, come noi ha bisogno di cure e attenzioni e di darne alla sua prole ma a differenza dell’essere umano il cane non vive nella malinconia del passato e non si angoscia per l’incertezza del futuro ma affronta il presente».

Le unità cinofile sono presenti in Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza, Esercito, Polizia locale oltre che in Protezione civile, Vigili del fuoco e tra le Guide alpine. Come vengano addestrati i cani dei nuclei cinofili?
«Il compito dell’addestratore è quello di rendere abile il soggetto sviluppandone le doti caratteriali presenti: tempra, temperamento, docilità. Per fare questo si avvale di tecniche di rinforzo che servono a soddisfare pulsioni e istinti dell’animale qualora questo presenti l’atteggiamento richiesto. Per esempio il cane da ricerca e soccorso sa che riceverà la sua pallina o il cibo preferito una volta che ha segnalato al conduttore la presenza del disperso. Durante gli addestramenti simuliamo scenari in cui potrebbe trovarsi l’operatore per cui l’ausilio del cane è fondamentale, grazie alle sua qualità naturali e a sensi molto più sviluppati rispetto a quelli dell’essere umano, quali olfatto e udito. I cani antidroga, per esempio, associano l’odore di una particolare molecola discriminandolo da altri, segnalando al conduttore e ricevono il premio. Per rendere operativa un’unità cinofila servono almeno due anni con un lungo e intenso programmato lavoro. L’addestramento inizia subito dopo le vaccinazioni, due- quattro mesi circa, ed è sottoposto ad allenamenti regolari settimanali ma anche giornalieri».

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