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Cimo Sicilia: «Emergenza Coronavirus, urgono assunzioni di medici e infermieri»

4 Dicembre 2020

Il sindacato sottolinea: «Non basta avere i posti letto se il personale è mancante. Inoltre si pensi pure all'assistenza no Covid».

 

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PALERMO. «La ricognizione sui posti letto di terapia intensiva in Sicilia effettuata da CIMO ha scatenato un vivace dibattito mediatico e politico che ha trovato il suo culmine dopo l’uscita dell’ormai famigerato audio WhatsApp del Dirigente Generale dell’Assessorato della Salute, Ing. Mario La Rocca».

Lo afferma Giuseppe Bonsignore (Cimo Sicilia), aggiungendo: «È stato dunque il gossip a far risaltare alla ribalta mediatica il problema della discrepanza tra posti letto reali e virtuali, piuttosto che i dati faticosamente e capillarmente censiti sul campo dalla nostra organizzazione sindacale, ma siamo nell’era della civiltà dei social media e dunque dobbiamo farcene una ragione.  Ed è stato sempre il gossip ad innescare una polemica politica culminata nell’invio dei NAS e degli Ispettori dal Ministero della Salute, sulle cui risultanze non c’è ad oggi certezza anche se i “rumors” sembrerebbero suffragare, ma a posteriori, i dati dell’Assessorato».

Inoltre Bonsignore sottolinea: «In ogni caso, trovare letti, monitor e ventilatori non equivale certo dire che quei posti letto siano utilizzabili da subito e al meglio, perché se continuerà a mancare il personale medico e infermieristico adeguato e professionalmente preparato, quei letti saranno destinati a rimanere vuoti o sottoutilizzati ancora a lungo».

Dal sindacato Cimo, quindi, aggiungono: «Il problema principale è allora quello del personale mancante, dato confermato dallo stesso Assessorato che ha dichiarato di voler assumere addirittura 240 medici rianimatori, ricorrendo anche agli specializzandi di 4° e 5° anno vista la difficoltà a reperire specialisti. È questa la strada da perseguire, però con grande rapidità perché il personale di tanti ospedali è ormai da mesi sottoposto a carichi di lavoro davvero pesanti, resi ancor più gravosi in tempi di Covid dalla necessità di lavorare per turni di 6 o 12 ore di filato con indosso una scomodissima tuta impermeabile agli agenti patogeni, con doppi guanti in lattice, con doppia mascherina e visiera».

Il sindacato dei medici sottolinea pure che «i disagi non sono tuttavia solo a carico del personale dei cosiddetti Covid Hospital, perché nei rimanenti ospedali sono rimaste interamente e spesso in misura aumentata tutte le restanti attività assistenziali. Un esempio per tutti: mentre all’ospedale Cervello (Covid) si fronteggia con ogni mezzo la pandemia, all’ospedale Villa Sofia sono state trasferite varie unità operative e perfino il Pronto Soccorso pediatrico con ricadute in termini di incremento di necessità assistenziali sempre a carico dello stesso identico personale medico e infermieristico di varie discipline che già aveva il suo bel da fare, dalla rianimazione alla radiologia al laboratorio e con l’immancabile surplus di lavoro di uno dei Pronto Soccorso non Covid rimasto in tutta la città di Palermo. Ed è solo un esempio che può essere esteso a tutte le altre province siciliane».

Dalla Cimo concludono: «A prescindere da numeri reali o “inesatti” e da posti letto veri o virtuali, bisogna fare in fretta per l’approvazione delle dotazioni organiche che invece sembrano languire negli uffici assessoriali, unico modo per procedere ad un vero incremento, indispensabile in tempi di guerra quali possono essere etichettati gli attuali ma che torneranno utili alla fine della pandemia per le attività ordinarie un SSR per troppo tempo sottodimensionato rispetto alle esigenze assistenziali della popolazione siciliana».

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