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Cimo: “In Sardegna tamponi a tutti i medici, cosa aspettiamo in Sicilia?”

Un'apertura in questa direzione è stata ipotizzata dal presidente Nello Musumeci questa mattina, in diretta tv nella trasmissione Omnibus di La7

Tempo di lettura: 3 minuti

I medici stanno a contatto con il personale e i pazienti: per questo possono essere anche fonte di contagio del Coronavirus, tuttavia c’è chi può fare i tamponi e chi non può.

“In Sardegna su 115 infettati, 100 sono sanitari e finalmente l’assessore ha ordinato i test ematici per testare tutti i sanitari. Come consulente chirurgo delle pediatrie credo di essere il più esposto al contagio”, scrive un medico della Sardegna e dirigente Cimo.

Come riporta lanuovasardegna.it in un suo articolo: “La regione ci sta pensando. Ha in mente di realizzare una strategia l’ha ribattezzata “tamponi a tappeto” per prevenire il contagio sempre più frequente di medici e infermieri. Soprattutto perché, proprio in questa categoria ad alto rischio, addirittura potrebbero nascondersi molti positivi al Coronavirus……”.

Intanto in Sicilia quali provvedimenti si stanno prendendo per cautelare questa categoria e cercare di limitare il rischio di ulteriore contagio?

A segnalare la questione è Angelo Collodoro, vicesegretario regionale CIMO che afferma – “Una delle questioni davvero sgradevoli è constatare l’opposizione da parte delle aziende ad effettuare il tampone di verifica delle condizioni del personale sanitario”.

Le ultime pubblicazioni scientifiche sottolineano l’importanza di tutelare il personale sanitario sia in quanto risorsa preziosa nell’azione di contrasto al Coronavirus sia al fine di evitare ulteriore diffusione da parte di personale sanitario a contatto con malati”, spiega Collodoro.

È davvero sgradevole constatare come tali opposizioni vengano sostenute da speciose ragioni di allineamento con le linee guida ormai abbondantemente superate dalla realtà epidemiologica in campo. Ma appare ulteriormente sgradevole se tali motivazioni non sono valide per soggetti appartenenti alla cosiddetta “casta””, aggiunge.

Basta ricordare il caso del sindaco Orlando al quale è stato effettuato il tampone solo perché era stato vicino al presidente Musumeci che a sua volta ha effettuato il tampone per essere stato vicino a Zingaretti. Il semplice constatare tale diversità di comportamenti non può che fare apparire gli operatori sanitari come pura “carne da macello” da inviare sul fronte della lotta al coronavirus senza armi e senza protezione rischiando, come riportato dalle riviste scientifiche, di creare ulteriori soggetti diffusori del virus”, conclude il vicesegretario regionale CIMO.

In realtà un’apertura in questa direzione è stata ipotizzata dal presidente Nello Musumeci questa mattina, in diretta tv durante un collegamento alla trasmissione Omnibus di La7: “Stiamo valutando di fare tamponi a tutto il personale sanitario. Vorremmo cominciare a farli – ha detto Musumeci – se manca il nerbo della guerra, il soldato, la guerra non si potrà fare”.

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