Chirurgia della tiroide, addio alle cicatrici grazie alle tecniche mininvasive

22 Luglio 2020

Intervista al prof. Gianlorenzo Dionigi, direttore di chirurgia endocrina e mininvasiva del Policlinico di Messina.

 

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L’approccio predominante per rimuovere la patologia della tiroide, sia benigna che maligna e delle ghiandole paratiroidi, tradizionalmente, ha visto la classica incisione del collo con antiestetica cicatrice cervicale.

Oggi, l’evoluzione della ricerca e lo sviluppo tecnologico consentono il perfezionamento di tecniche endoscopiche e approcci minivasivi, spesso combinati alla robotica, grazie ai quali è possibile coniugare alti standard della perfomance chirurgica e sicurezza, con la sempre crescente esigenza di preservare l’estetica.

Insanitas ha intervistato il prof. Gianlorenzo Dionigi, direttore della Divisione Chirurgia Endocrina e Mininvasiva del Policlinico di Messina “G. Martino”.

Prof.  perché proporre le tecniche minivasive?
«La medicina moderna oltre che a curare le patologie punta a garantire il benessere psico-fisico nel suo complesso. L’immagine, nell’attuale contesto storico assume un rilievo portante, soprattutto per le donne che, rispetto a 20/30 anni fa rivestono un ruolo sociale completamente cambiato, ovvero sempre più centrale, o apicale in molti settori. Studi recenti dimostrano come “l’incisione sul collo” inficia di molto la qualità di vita- dagli sport alle relazioni- per cui offrire alle donne la possibilità di trattamenti chirurgici mininvasivi, è molto importante».

La vostra casistica?
«Su un volume di circa 380 interventi l’anno, il 70/80 per cento dell’attività chirurgica del nostro Centro riguarda giovani donne che espressamente chiedono di limitare l’impatto antiestetico dell’intervento. Va detto, altresì, che la Sicilia e la Calabria sono zone endemiche per il gozzo tiroideo e che la casistica di interventi che ho qui è molto più complessa di quella che avevo a Varese, oltre che tre volte maggiore. Quindi in queste zone la prevenzione è importante».

Le tecniche mininvasive sono diverse. Tra queste vi e’ la cd. “Toetva” dall’acronimo inglese Tiroidectomia Endoscopica Trans-Orale con Approccio Vestibolare, un suo cavallo di battaglia…
«Nata nel 2014 e estesa solo nel 2016 dagli esperimenti sui cadaveri ai viventi, l’approccio vestibolare transorale per la tiroidectomia prevede l’utilizzo di tecniche endoscopiche. Permette l’assenza di un’incisione del collo in alternativa ad altri approcci di accesso remoto alla ghiandola tiroidea maggiormente invasivi. L’asportazione, di tale ghiandola, infatti, avviene mediante un piccola incisione di un centimetro, “nascosta” nel vestibolo inferiore del cavo orale (dietro al labro inferiore). I pazienti, inoltre, si mobilizzano dal letto precocemente, si alimentano e parlano il pomeriggio stesso dell’intervento, possono fare la doccia tempestivamente, in quanto non è presente alcuna cicatrice visibile, né alcuna medicazione e questo aumenta il loro comfort senz’altro. Dimissioni a 3 giorni salvo complicazioni e a 7 si riprende la vita ordinaria».

Nel 2018 lei con UNIME ha organizzato il primo MasterClass per la Chirurgia Transorale tiroidea con approccio vestibolare. Esperienza e formazione sono fondamentali…
«Infatti. La buona riuscita di tali tecniche è strettamente dipendente dall’esperienza del chirurgo e dalla possibilità di poter usufruire di tecnologie all’avanguardia, quali ad esempio- oltre ai dissettori a radiofrequenza e agli strumenti endoscopici- il neuronavigatore per il monitoraggio dei nervi laringei, posto che la complicanza più frequente in questi casi è il cd. laringeo ricorrente (rescissione/ danneggiamento di una corda vocale). Da qui l’importanza di centri specializzati».

A Messina stato dell’arte?
«Oggi al Policlinico siamo in grado di assicurare i migliori standard qualitativi ai nostri pazienti, perché abbiamo la fortuna di disporre- grazie anche ai contributi universitari- delle tecnologie più avanzate per migliorare la qualità dell’atto chirurgico. Tecnologia significa anche migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie».

È fondamentale la standardizzazione dei percorsi pre- e post operatori…
«Sì. Non va dimenticato, infatti, che l’atto chirurgico non si esaurisce nell’operazione. Ogni tassello del percorso di un paziente è finalizzato al perfezionamento della perfomance chirurgica e degli esiti clinici finali».

Multidisciplinarietà altra parola chiave…
«La possibilità di una struttura di acquisire una forte vocazione per la chirurgia è data da un gioco di squadra: il supporto dei colleghi dell’Endocrinologia, della Medicina Nucleare, dell’Anatomo-Patologica è determinante nel nostro caso, senza dimenticare gli anestesisti, gli infermieri e siccome noi siamo universitari, anche gli specializzandi. Sono orgoglioso che tre dei miei allievi operino come me: insegnare è trasmettere il proprio sapere».

La cooperazione internazionale con altre Università è un punto di forza…
«Il confronto e lo scambio di informazioni con altre realtà è determinante nella scienza. Quando ho cominciato a eseguire “ Toetva” in Europa tale tecnica chirurgica era stata proposta e validata da un gruppo di studio internazionale (Transoral Thyroidectomy Study Group) composto dai massimi esperti della chirurgia endocrina quali il prof. Jeremy Richmond (John Hopkins, Baltimora, Stati Uniti), i professori Robert Uldesman e Tobias Carling (Yale University, New Haven, USA), il professor Hoon Yub Kim (Korea University, Seoul) e Angkoon Anuwong della Siam University di Bangkok».

La tiroidectomia mini-invasiva video-assistita (Mivat) e quella robotica: in poche parole?
«Mivat prevede l’uso di una telecamera Hd con un set chirurgico appositamente realizzato. Nella tiroidectomia robotica (Rt) il chirurgo opera da una consolle, fornita di monitor, comandando le braccia meccaniche di un robot, dotate di una camera e di strumenti chirurgici. Queste tecniche sono caratterizzate da ridotta perdita di sangue e minor percezione del dolore, oltre che da cicatrici ridotte».

Le tecniche mininvasive sono sempre percorribili?
«Non sono applicabili ai gozzi enormi e ai tumori metastatici. Al di la del fatto che, ad esempio, nella transorale conta anche l’indicazione della cosmesi. I criteri di selezione per la transorale, o altri approcci mininvasivi, sono i noduli tiroidei con diametro non superiore ai 5 cm., il volume della ghiandola tiroidea non superiore ai 45ml (tiroide piccola), la diagnosi preoperatoria di patologia benigna della tiroide, o di un piccolo tumore, l’assenza di indicatori biochimici ed ecografici di tiroidite, non segni clinici ed ecografici di linfadenopatia cervicale».

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