Chirurgia a Catania, per i concorsi “pacta sunt servanda”

8 Luglio 2019

L'inchiesta della procura etnea ha messo sotto la lente di ingrandimento 27 concorsi, tra questi molti nel settore medico

 

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Sono ventisette i concorsi dell’ateneo finiti nel mirino della procura di Catania nell’ambito dell’inchiesta “Università bandita” che ha scoperchiato un pentolone zeppo di “accordi” tra rettori, professori universitari, commissioni compiacenti e ricercatori per “cucire” su misura le selezioni.

Tanti gli indagati che fanno riferimento al mondo dei camici bianchi. A partire dal rettore, dimessosi proprio qualche giorno fa, Francesco Basile, si annoverano – tra gli altri – Francesco Di Raimondo, professore ordinario di malattie del sangue, Salvatore Gruttadauria, professore ordinario presso il dipartimento di chirurgia generale e specialità medico-chirurgiche, Giovanni Puglisi, già direttore del dipartimento di scienze del farmaco, Stefano Puleo, professore ordinario di chirurgia generale, Giuseppe Sessa, presidente della facoltà di medicina e Filippo Drago, direttore dipartimento scienze biomediche.

Sono ben 66 gli indagati – anche appartenenti ad altre università – che secondo la magistratura avrebbero messo in piedi un “sistema squallido e di malaffare diffuso” in grado di determinare l’esito dei concorsi universitari. Nelle ultime ore sono in corso gli interrogatori dinanzi al gip.

Uno spaccato delle modalità usate per “piazzare” le pedine anche nel campo sanitario potrebbe ricavarsi leggendo gli atti del processo in merito al concorso vinto dal professore etneo Salvatore Gruttadauria nel dipartimento di chirurgia generale e specialità medico-chirurgiche dell’università di Catania.

Un concorso che segnerebbe anche una linea di continuità tra il rettore Pignataro, poi dichiarato decaduto dal Cga, e il suo successore Basile in merito alle progressioni di carriera dei chirurghi in ambito universitario.

Stando a quanto risulterebbe dai faldoni dell’inchiesta, Pignataro aveva avuto, già nel novembre del 2016, l’intenzione di proporre “una chiamata” per Gruttadauria. Quest’ultimo all’epoca lavorava all’Ismett di Palermo e non appena si insedia il nuovo rettore Basile i due si sentono per gli auguri e iniziano a pianificare il ritorno del chirurgo sotto il vulcano.

Il rettore inizia la sua moral suasion e tiene costantemente aggiornato Gruttadauria, tanto che non appena nomina il cda chiede subito una diversa distribuzione dei punti organico ai dipartimenti in modo tale che quello di chirurgia possa procedere alla chiamata tanto attesa da Gruttadauria.

“Siamo nelle condizioni di forza in questo momento”, dice Basile al professore e conclude: “La mia parola è legge, ho la possibilità di dire al dipartimento: è così e deve essere così, non mi interessa nulla”.

Dopo aver contrattato se bandire una procedure concorsuale interna ex articolo 24 o ex articolo 18, per via dell’aspettativa presa dal professor Gruttadauria, viene scelta la seconda soluzione per blindare la selezione, facendo così rientrare da Palermo il professionista da ordinario.

Il rettore Basile tiene informato anche il suo predecessore Pignataro, nell’ottica della piena continuità gestionale e politica delle scelte. Così – come riportano gli atti dell’inchiesta – una volta stabilita la tipologia del concorso il 27 luglio 2017 Basile “decide a tavolino insieme al futuro vincitore del concorso tutti i nominativi dei componenti della sestina da cui verranno estratti i due docenti esterni della commissione giudicatrice”.

Decisi i nomi il rettore contatta tutti personalmente tanto che in un’altra intercettazione si lascia sfuggire: “Siamo ben piazzati, siamo tutti amici e sono rispettosi devo dire”.

La commissione sarà composta dai Stefano De Franciscis, docente di prima fascia all’università di Catanzaro, Umberto Cillo, professore dell’università di Padova e Alfredo Guglielmi, ordinario di chirurgia generale all’università di Verona.

Una commissione che secondo gli inquirenti potrebbe definirsi “blindata”, tanto che il rettore, conversando con Gruttadauria, dice: “Ho incontrato Cillo a Torino che mi ha detto…mi ha sorriso…mi ha detto so tutto…ci ho detto ma sei sicuro che ti puoi sedere vicino a me?”.

La commissione si riunisce, per stabilire i criteri da usare per la valutazione dei candidati, nella stessa del rettore alla presenza dello stesso Basile e secondo gli inquirenti ci sarebbe anche un altro profilo da rilevare: il professor Cillo, contrariamente a quanto sostenuto nel verbale, non avrebbe preso parte per via telematica all’incontro poiché nello stesso giorno e nello stesso orario si trovava in sala operatoria.

Complessivamente sono quattro i candidati al concorso e addirittura li presenta alla commissione lo stesso rettore. Per uno di loro dirà “questo è un ricercatore cinquantenne che cerca in tutti i concorsi di inserirsi ma è un po’ fuori via, poi è meno titolato degli altri mi sa”.

Perorando la causa di Gruttadauria il rettore riceve rassicurazioni dallo stesso componente della commisione De Franciscis: “Quello è il motto dell’università: pacta sunt servanda”. E in effetti proprio così sarebbe avvenuto: l’accordo viene rispettato. Prima si decide il vincitore e poi si cuce il concorso con il sostegno – secondo le accuse – di commissioni compiacenti.

La procedura si concluderà il 25 gennaio 2018, come da previsione: la commissione giudicatrice individua Salvatore Gruttadauria quale candidato destinatario della chiamata.

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