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Chi deve fare cosa? Il groviglio dell’assistenza scolastica ai disabili

La Regione ha già stanziato il 60% del budget assegnato dal Governo ma molte province sono in ritardo con i progetti

Tempo di lettura: 7 minuti

È suonata da poco la campanella per il primo giorno di scuola e si riaccendono i riflettori sull’assistenza igienico-personale in favore degli studenti disabili gravi e gravissimi. Circa 1200 studenti in tutta la Sicilia. Il tema tanto delicato quanto spinoso è stato trattato ieri in seduta congiunta dalla V e VI commissione dell’Ars, dibattendo sulla legge regionale n. 9 del 15/04/21 che disciplina, all’art. 41, proprio i “progetti in favore degli studenti con disabilità”.

Come ogni anno, la questione rimane la stessa. Chi (il personale scolastico ATA o operatori esterni) e quali sono i servizi igienico personali dedicati ai ragazzi con disabilità, necessari per garantire loro il diritto allo studio. Sembrerebbe – da quanto riportato dai sindacati già in Commissione Sanità – che in diverse realtà scolastiche siciliane non siano stati avviati i progetti per garantire i suddetti servizi integrativi, migliorativi ed aggiuntivi concepiti dalla Regione.

L’esempio più lampante che è emerso in questi giorni è proprio il caso di Trapani; 180 bambini sarebbero rimasti a casa senza assistenza, come ha denunciato Aldo Mucci, responsabile Sindacato generale di base – Sicilia. Mentre il primo cittadino Giacomo Tranchida ritiene che: “Questo tipo di assistenza ricade in capo al personale A.T.A., inserito nei ruoli ministeriali; sia perché espressamente previsto dalla nota Ministeriale 30 novembre 2001 n. 3390, sia perché disciplinato dalle Contrattazioni Collettive del comparto scuola”.

Il 14 settembre – a seguito della seduta in Commissione Sanità sulla stessa tematica – partiva dal Dipartimento Regionale della Famiglia e delle politiche Sociali, diretto da Greco, una missiva alle Città Metropolitane e ai Liberi Consorzi Comunali dell’Isola con la richiesta “di conoscere i servizi attivati, il numero dei beneficiari, i servizi non attivati e le ragioni della mancata attivazione, segnalando, con spirito di trasparenza e responsabilità, motivi e soggetti che non hanno posto in essere ogni azione finalizzata al raggiungimento del migliore risultato: l’assistenza ai ragazzi disabili.”

Tra l’altro – come si evince dalla stessa nota – con Decreto del Dirigente Generale n. 874, le somme (pari al 60% del budget complessivo stanziato dal Governo), sono state accreditate alle ex province e alle città metropolitane e così suddivise: Palermo – 718.346; Catania – 557.775; Messina – 291.948; Agrigento – 161.339; Caltanissetta – 129.840; Enna – 66.072 ; Ragusa – 125.998; Siracusa – 246.619; Trapani – 202.059. C’era dunque tutto il tempo di concepire e far partire i progetti prima del nuovo anno scolastico.

A seguito della nota inviata dal Dipartimento, i feedback ricevuti mostrano un quadro complessivo piuttosto variegato nelle 9 province siciliane, così riassunto: A Catania su 55 istituti scolastici sono pervenuti 29 progetti, nessuno corredato da certificazione, i progetti risultano generici sia per l’individuazione dei servizi che per il personale da impiegare. A Messina invece è stata avviata la gara di appalto e l’erogazione dei servizi partirà a ottobre. Il numero complessivo degli alunni interessati è 84. Ad Agrigento, pur essendo data comunicazione ai dirigenti scolastici, sono pervenuti 6 progetti ritenuti generici e non attinenti. I progetti attinenti, invece, non hanno avuto corso. A Caltanissetta, i servizi sono stati attivati in 12 istituti scolastici per 48 studenti con la disabilità certificata. Per la realizzazione dei suddetti progetti sono stati individuati numero 24 operatori sociosanitari e un operatore psicomotricista per un numero complessivo di 472 ore settimanali. I servizi hanno avuto inizio il 16 settembre e si protrarranno sino al 22 dicembre 2021. Da Enna, non sono pervenuti progetti. A Ragusa, è stata richiesta anche la collaborazione del direttore dell’UOC di Neuropsichiatria infantile dell’Asp, il quale attesta che i dirigenti scolastici possono richiedere la certificazione attestante l’alta intensità di cura, direttamente ai genitori dei disabili, che hanno sottoscritto il “Patto di cura”. A Siracusa, i servizi sono stati realizzati con 3 progetti estivi favorevolmente accolti dalle famiglie. Altri due sono stati realizzati nel mese di settembre e altri ancora saranno attivati nel corso del corrente anno scolastico.

Dalla città metropolitana di Palermo sono pervenute 43 richieste di attivazione di servizi integrativi migliorativi per un totale di 397 alunni di cui 310 non sono in possesso di certificazione UVM. Dei 43 progetti, per uno è stata chiesta la revoca, per altri nove, non sono stati segnalati i nominativi degli alunni. Occorre evidenziare – si legge nello specchietto riassuntivo redatto dal Dipartimento – che i Dirigenti scolastici non hanno tenuto in considerazione quanto indicato nelle linee operative e hanno selezionato per i servizi migliorativi aggiuntivi e integrativi gli alunni che usufruivano dell’assistenza igienico-personale. A Trapani, sono state presentate 3 richieste di servizi integrativi complete della documentazione prevista dalle indicazioni operative. Le famiglie richiedono che il servizio venga assicurato dallo stesso assistente igienico-personale che ha svolto il servizio in precedenza. Il servizio è stato attivato dal 15 di settembre per due studenti con l’assegnazione di un assistente specialistico per 24 ore settimanali.

Ma facciamo un passo indietro. La Regione Sicilia, oggi si ritrova innanzi a un parere dell’Ufficio legale del Ministero, il quale afferma che tali servizi sono di competenza della scuola, quindi degli uffici scolastici regionali, espletati dal personale ATA. A seguito di tale parere si è posto un problema di sovrapposizione dei due servizi, svolti da due persone diverse, retribuite da soggetti diversi e quindi, di conseguenza, di un ipotetico danno erariale. In ogni caso, per far fronte alle esigenze degli studenti e delle loro famiglie, la Regione negli anni scorsi ha sborsato 5 milioni, poi ridotti a quattro. Si è reso perciò necessario fare un distinguo innanzitutto sulla gravità della disabilità dei singoli soggetti e, a seguire, di specifici servizi aggiuntivi, migliorativi, integrativi per i soggetti con più necessità.
Tale concetto è stato tradotto nella delibera di Giunta, fatta propria dal legislatore. Nello stesso tempo è stata recepita la richiesta di aggiungere al personale scolastico altri servizi integrativi svolti da personale specializzato, proprio attraverso i progetti. A seguire sono state perciò diramate delle linee guida -di concerto con le province – per precisare il rapporto tra i dirigenti scolastici e i loro interlocutori. Il dirigente scolastico deve elaborare un progetto e comunicare il numero dei ragazzi che hanno bisogno di questo servizio. Ma sorge dunque un’altra questione, quella della certificazione dell’UVM, l’Unità Valutazione Multidimensionale, necessaria per inquadrare i soggetti gravissimi. Sostituibile in un certo senso da altra documentazione comprovante la sussistenza della patologia che dà diritto all’assistenza.

“La regione ha fatto la sua parte sia nell’avere l’incentivo del Governo, sia nell’ottenere le somme e sia nel dialogare con le province, che si sono attivate. Se manca qualche documento devono essere i sindaci ad interagire con i soggetti interessati. Nessuna mancanza può esserci imputata, la Regione e lo staff Amministrativo dell’Assessorato della Famiglia delle Politiche Sociali e del Lavoro, guidato dall’Assessore Antonio Scavone hanno fatto il loro lavoro”, ha dichiarato Rosolino Greco.

“Non ci sono più scuse, il servizio di assistenza specialistica agli alunni disabili può e deve ripartire subito”, ha commentato la deputata 5stelle Roberta Schillaci.

“Per sgomberare il campo da ogni equivoco le commissioni congiunte hanno chiesto che la Regione emani una nuova circolare. Nel frattempo abbiamo anche chiesto che gli enti locali in ritardo diano corso al servizio, basandosi sulla semplice certificazione che attesti che l’alunno è in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 3 comma 3 della legge 104”, ha commentato ancora Schillaci. La stessa, ha presentato di recente un ddl con l’intendimento di prevedere e disciplinare in maniera chiara ed univoca i servizi di assistenza all’interno delle scuole, promuovendo, accanto ai servizi statali, cure e interventi compensativi ed aggiuntivi in grado di favorire efficacemente l’integrazione dell’alunno con disabilità.

“La discriminazione che gli alunni siciliani con disabilità, i loro genitori e familiari sono costretti a subire è un tema non più rinviabile, perché ancora oggi la campanella non suona per tutti: il diritto allo studio è ancora troppo poco esigibile”, si legge in una nota dell’ANFFAS.

“Se ci sono problemi legati alle UVM, vale a dire le unità di valutazione multidimensionale, che devono indicare in che misura questi servizi possono essere effettivamente di supporto agli alunni con disabilità, provveda l’Asp e chi di competenza, compreso le Aree metropolitane, i Liberi Consorzi, l’Ufficio Regionale Scolastico e le Scuole, non in ultimo le istituzioni scolastiche che non lo stanno già facendo, provvedano a erogare il servizio di assistenza di base di cui sono responsabili. Le alunne e gli alunni con disabilità e le loro famiglie sono stanchi: i diritti non sono concessioni”, aggiunge Antonio Costanza, presidente di Anffas Palermo e vicepresidente di Anffas – Sicilia.

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