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«Certificavano falsi tumori per effettuare interventi di chirurgia plastica»: Policlinico di Messina, arrestati tre medici

25 Giugno 2016

Sono accusati di falso materiale, falso ideologico, peculato e truffa aggravata tra il 2011 e il 2013. Si tratta di Letterio Calbo, all'epoca direttore del reparto di Endocrinochirurgia, del figlio Enrico, all'epoca specializzando e di Massimo Marullo, ex vicedirettore del medesimo reparto. Sono ai domiciliari.

 

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MESSINA. Sono accusati di falso materiale, falso ideologico, peculato e truffa aggravata i tre medici finiti questa mattina agli arresti domiciliari in seguito ad un’indagine condotta dalla Polizia Giudiziaria. Reati che, secondo la tesi dell’accusa, sarebbero stati consumati nell’esercizio delle funzioni di dirigenti medici dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Martino” di Messina, tra il 2011 e il 2013.

Si tratta di Letterio Calbo, all’epoca direttore del reparto di Endocrinochirurgia, del figlio Enrico Calbo, all’epoca specializzando e di Massimo Marullo, ex vicedirettore del medesimo reparto.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i tre simulavano la presenza di tumori per poter impiantare delle protesi ed effettuare interventi di chirurgia plastica. Un modus operandi ben definito implicava la sistematica alterazione della documentazione clinica, ingannando oltre le pazienti, la stessa Azienda Ospedaliera Universitaria e il Sistema Sanitario Regionale.

In base alle accuse alle pazienti veniva richiesto il pagamento delle protesi impiantate per importi di alcune migliaia di euro, di cui i medici si appropriavano, omettendo di dichiarare all’azienda sanitaria sia l’indebito compenso ricevuto, sia l’impiego di una diversa tipologia di protesi, rispetto a quelle in uso alla farmacia del Policlinico. Una condotta in palese violazione del protocollo sanitario. Ciò era possibile grazie all’apposizione sulle cartelle cliniche di etichette non corrispondenti a quelle delle protesi impiantate.

Il danno economico arrecato all’azienda, non si limitava al mancato versamento delle somme corrisposte dalle pazienti, ma veniva aggravato dall’utilizzo di sale operatorie e apparati della struttura pubblica. Successivamente, gli interventi venivano fatti rientrare nella casistica LEA (livelli essenziali di assistenza), assicurando dunque la copertura del Sistema Sanitario Regionale.

La complessa attività d’indagini è stata avviata a partire dal giugno 2013, anche a seguito di segnalazioni pervenute dalla direzione generale del Policlinico che aveva a sua volta avviato un’attività ispettiva, sfociata poi in sanzioni disciplinari per anomalie riscontrate in alcuni interventi eseguiti nel biennio 2012-2013.

L’ordinanza di applicazione di misura cautelare degli arresti domiciliari è stata emessa ieri dal Gip di Messina Tiziana Leanza, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, Antonella Fradà.

LA NOTA DELL’UNIVERSITÀ DI MESSINA

In un comunicato stampa, l’Università di Messina fa sapere che «una volta che verranno notificati gli atti relativi, saranno adottati i provvedimenti del caso di concerto con l’Azienda». L’Università evidenzia, inoltre, «come la vicenda giudiziaria nasca proprio da una segnalazione dell’Azienda ospedaliera che, insieme all’Ateneo, aveva anche comminato delle prime sanzioni».

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