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Centro Alte Specialità e Trapianti di Catania, parte il conto alla rovescia: taglio del nastro il 10 febbraio

30 Gennaio 2018

Ad annunciarlo durante il VI congresso regionale siciliano SICI-GISE è stato Corrado Tamburino, direttore della Cardiologia con UTIC del Policlinico Vittorio Emanuele. 

 

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Il 10 febbraio a Catania verrà inaugurato il C.A.S.T., cioè il “Centro Alte Specialità e Trapianti”. Ad annunciarlo durante il VI congresso regionale siciliano SICI-GISE che si svolto a Catania è stato il prof. Corrado Tamburino (nella foto), direttore della Cardiologia con UTIC del Policlinico Vittorio Emanuele.

«In atto esiste un tavolo regionale per coordinare l’utilizzazione della metodica dell’impianto valvolare aortico transcatetere- TAVI in Sicilia, che dovrà affrontare sostanzialmente due profili: l’individuazione dei centri e i costi. Infatti, le strutture possono eseguirle se dotate di una cardiochirurgia in sede, cosa che ad ora sussiste solo in alcuni centri: due a Palermo (Ismett e Villa Maria Eleonora); uno a Messina (A.O. Papardo); mentre a Catania, clinica Morgagni a parte, ci sono Ferrarotto e Policlinico».

Ed aggiunge: «Questi ultimi due a breve, per la chiusura del Ferrarotto, confluiranno in unico centro di riferimento, il “CAST”, Centro Alte Specialità e Trapianti, che sarà inaugurato a Catania il 10 febbraio, alle ore 11, presso l’A.O.U. Policlinico- sala conferenze, edificio 8/A via Santa Sofia)».

Il CAST è una delle più moderne realizzazioni sanitarie del Meridione, che raggruppa in una sede unica discipline ad elevata valenza e specializzazione sanitaria, quali Clinica Chirurgica, Cardiochirurgia, Chirurgia Vascolare e dei Trapianti, Cardiologia con Emodinamica, Ematologia con Trapianti, potenziando l’offerta sanitaria regionale in settori caratterizzati da alta complessità assistenziale e tecnologica; abbracciando, altresì, le più innovative attività di didattica e ricerca.

Tornando ai profili di sostenibilità finanziaria delle TAVI, Tamburino precisa: «Occorre stabilire le modalità di gestione dei pazienti in riferimento ai costi. Ci sono, infatti, difficoltà legate al rimborso dell’impianto e alti costi iniziali e ad oggi la TAVI non ha un suo DRG specifico che, a mio avviso dovrebbe avere, ma va considerato che, questa tecnica ha consentito di salvare molte vite di pazienti con stenosi aortiche sintomatiche che erano rifiutate dal cardiochirurgo. Dunque, vanno guardati anche i vantaggi della procedura: non si apre il torace, si contrae la degenza etc., così i costi individuali e sociali si riducono, ammortizzando l’alto costo iniziale dell’impianto».

«In Italia- conclude Tamburino- la media delle TAVI è di 73 impianti per milione di abitanti, mentre in Sicilia è ancor più alta, intorno agli 80 impianti per milione di abitanti, ma sull’opportunità di utilizzo della procedura gioca anche l’approccio culturale tra gli operatori: sussiste una visione culturale disomogenea sul territorio che andrebbe superata».

 

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