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Centrale Unica di committenza, occhi puntati da parte della Commissione Sanità

29 Maggio 2020

Si è tenuta una seduta per fare il punto dopo l'operazione "Sorella Sanità". Tra gli intervenuti l'assessore Ruggero Razza.

 

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Convocato il responsabile della Centrale Unica di Committenza dalla Commissione Sanità, presieduta da Margherita La Rocca Ruvolo, per fare chiarezza a proposito dell’inchiesta che il 21 maggio ha portato all’arresto di dieci persone, tra funzionari pubblici (come Antonio Candela e Fabio Damiani) e imprenditori, per un presunto giro di mazzette sugli appalti della sanità in Sicilia.

Martedì si è tenuto un primo “incontro” interlocutorio per capire cosa è stato fatto da Damiani, direttore generale dell’Asp di Trapani ed ex dirigente responsabile della Cuc siciliana e dall’ex direttore generale dell’Asp di Palermo Candela, coordinatore della macchina anti- Covid siciliana, entrambi revocati dal mandato.

La seduta aveva l’intento di chiedere la revoca di tutti i provvedimenti disposti dagli indagati. L’ assessore Razza, presente alla seduta, in merito ha ribadito l’intenzione del Governo di passare a setaccio gli appalti dal 2016 in poi e avviare un’indagine interna per accertare che non vi siano state altre “interferenze”.

Nicola D’Agostino, capogruppo Italia Viva all’Ars, durante la seduta, ha chiesto all’assessore alla Salute di individuare i corrotti nell’Amministrazione e licenziarli. E che alle aziende individuate come corruttrici venga negato la possibilità a essere fornitori di beni e servizi negli ospedali siciliani.

Uno dei due vicepresidenti della VI Commissione, il deputato Cinque Stelle Francesco Cappello ha ribadito: “Per quando ci riguarda non c’è responsabilità penale del Governo per quando accaduto ma certamente ve ne è una politica, perché alcune delle nomine, in particolar modo quelle di Damiani e Candela sono ascrivibili a questo Governo. Non si può continuare ad andare aventi con gli annunci e i buoni propositi, lasciando che la magistratura arrivi prima della politica. Il lato della repressione non ci riguarda e compete la magistratura ma la prevenzione sì. Non sarà certo l’opposizione a prendersi carico di quando accaduto”.

Lo stesso ha dichiarato la necessità di ascoltare l’assessore all’Economia (dove di fatto risiede la Cuc), Gaetano Armao impegnato in altra sede: “Dobbiamo necessariamente sentirlo e a seguito di questa audizione tireremo le somme e stabiliremo cosa fare”, ha dichiarato Cappello.

Durante il dibattito, Razza, invitato a relazionare sull’indagine avviata dalla Procura ha precisato che insieme all’assessore Armao, avevano deciso di rivedere l’organizzazione della Centrale, oggi al centro della burrasca, in tempi non sospetti.

Volevano vederci chiaro sul suo operato: inefficace a loro avviso. L’assessore – andando a ritroso nel tempo – ha ricordato la delibera votata nel dicembre 2019 in giunta; nella quale si prevedeva una sorta di convenzione con altre Cuc d’Italia, come quella lombarda e campana.

La Cuc, affermava il governo in quella delibera: “non risponde complessivamente alle esigenze di razionalizzazione e controllo della spesa in relazione alle quali è stato introdotto il sistema di centralizzazione delle committenze”.

E sulle nomine di Candela e Damiani, ha precisato che entrambe rispetterebbero i criteri impiegati per la scelta anche di altri direttori generali. Per quanto concerne le procedure adottate dalla Cuc – che oggi mostrano delle evidenti fragilità – ritiene siano state rispettate, per gli accertamenti ed eventuali irregolarità si rimanda comunque tutto all’Anac (Autorità nazionale Anticorruzione) e alle decisioni che il Governo prenderà.

Dunque luci puntate anche in Commissione, sulla Cuc siciliana- che nasceva nel 2015 – per arginare il rischio di corruzione e infiltrazioni e che sembrerebbe invece essere un sistema che le favorirebbe. Invitato a intervenire l’attuale direttore dell’Ufficio speciale Fabio Marino, ex direttore dell’Esa ha centrato il suo intervento ponendo l’accento su tre punti che renderebbero fragile il sistema: la formulazione dei capitolati d’appalto; la formazione dei componenti delle commissioni di gara (si ricorda la nomina di un geologo nella commissione di una gara per centinaia di milioni di euro per la manutenzione delle apparecchiature elettromedicali poi annullata) e in fine il sistema informatico (che non garantirebbe la tracciabilità delle buste e soprattutto la loro non manomissione).

Tre nodi che, se venissero sciolti, potrebbero risolvere i problemi di legalità a cui si potrebbe incorrere anche in futuro.

Il restyling della Cuc, che la equipara quasi a un dipartimento, un Ufficio speciale è motivo oggi come allora di pareri divergenti tra maggioranza e opposizione. “A me la sua riorganizzazione sembrò molto interessante – commenta l’onorevole Elvira Amata di Fratelli d’Italia e membro della Commissione Salute – mentre qualche collega si è risentito ritenendo la Sicilia in grado di fare da sé. Io invece l’ho vista come un’occasione di risparmio per la Regione.

Alcune azioni messe in atto mostravano una chiara attenzione sull’argomento appalti, da parte del Governo e degli Assessori di riferimento”.

Antitetica la posizione sull’argomento del M5S che già in passato, dopo avere raccolto il grido d’allarme lanciato dagli imprenditori del settore, aveva provato ad audire i componenti della Cuc, senza riscontro. “Non si presentavano adducendo il fatto che questo tipo di discussione avrebbe potuto dare luogo sia in Commissione Sanità sia in Commissione Bilancio ad eventuali e potenziali turbative della gara che, tra l’altro, aveva esaurito i propri effetti”.

Per il M5S lo scopo di affidarsi ad altre Cuc era quello di delocalizzare lo stesso lavoro che è demandato dalla legge nazionale alle Centrali uniche regionali attraverso le commistioni con quelle delle altre regioni. “Noi – dice Cappello – da questo punto di vista siamo sempre stati contrari, perché penso che obbligo di un Governo sia quello di fare funzionare le cose che ha piuttosto che demandarne agli altri”. I lavori della prossima settimana dovrebbero essere determinanti sulle azioni da portare avanti.

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