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Cause e contenziosi contro i medici, soltanto in tre casi su cento a vincere sono i pazienti

23 Maggio 2016

Il dato è emerso durante un convegno sulla Responsabilità professionale che si è svolto all'Ars. In tutta Italia sono circa 300 mila le cause pendenti per una spesa che sia aggira dai 10 ai 13 miliardi di euro. Toti Amato, presidente dell'Ordine dei medici di Palermo: "Il medico oggi va in sala operatoria con i guantoni, ha paura, così come ha paura il paziente, dunque il patto con il mondo della giustizia è importante nel nuovo assetto".

 

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PALERMO. Da mesi si dibatte sulla fragilità del Sistema sanitario nazionale. Il governo Renzi punta alla spending review e al depotenziamento dei contenziosi per impedire che l’errore si ripeta.

«Il volume dei contenziosi – sono i dati del ministero alla Giustizia – conta 300 mila cause pendenti per una spesa che sia aggira dai 10 ai 13 miliardi di euro», ha affermato Federico Gelli, responsabile nazionale della Sanità del Pd e componente della commissione Affari sociali della Camera dei deputati, durante il convegno “Responsabilità professionale del personale sanitario” che si è svolto all’Ars.

Il vice presidente dell’Ars, Giuseppe Lupo, ha sottolineato che «il bilancio della Regione siciliana della spesa ammonta a 12 miliardi di euro, di cui 8 sono destinati alla Sanità. La legge porterà a una contrazione sostanziale, assicurando un equilibrio tra diritto alla salute e difesa del medico».

Che il sistema vada riequilibrato non ha dubbi neanche il presidente dei medici di Palermo, Toti Amato (nella foto) che ha lanciato però l’allarme sull’ipotesi che circola da un po’ di tempo: «Sembra che nel 2020 il Servizio nazionale sanitario italiano, l’unico che ancora resiste in Europa, possa scomparire. È una strada preoccupante perché le cure mediche saranno sempre più cosa da ricchi».

«È arrivato il momento di grandi responsabilità- ha detto Amato rivolgendosi al mondo delle professioni- in cui ciascuno deve mettere da parte le proprie prerogative perché il Servizio sanitario del Paese è una scommessa che non si può perdere».

«Il modello di un Osservatorio nazionale a cui fare riferimento e la segretezza degli Audit perché il medico possa comunicare senza la paura di essere sanzionato è un passo avanti- ha aggiunto il presidente dell’Ordine dei medici di Palermo- Il medico oggi va in sala operatoria con i guantoni, ha paura, così come ha paura il paziente, dunque il patto con il mondo della giustizia è importante nel nuovo assetto. Non dimentichiamo i tanti avvocati che stazionano negli ospedali, distribuendo biglietti da visita, a volte addirittura anche numeri verdi».

«Dai dati del Tribunale del malato risulta che solo il 3 per cento dei contenziosi finisce con condanne a favore degli ammalati e il 3 per cento dei medici radiologi prende il tumore», ha detto Teresa Piccione, anche lei della Commissione Affari sociali della Camera.

La nuova disciplina quadro mira a superare la frammentarietà della pianificazione regionale. Come, lo ha spiegato lo Gelli: «In ogni struttura pubblica e privata del territorio italiano sarà creata una struttura regionale di risk management con diverse professionalità, che afferiranno all’Osservatorio nazionale gestito dall’agenzia Agenas».

Importante il patto con il mondo della giustizia, ha puntualizzato il responsabile Pd: «Arriva dopo quindici anni di pronunciamenti della giurisprudenza che avevano portato un allontanamento del modo della giustizia dal mondo della sanità. Il nuovo testo coinvolge tutti gli operatori, non è nato a salvaguardia dei medici e non fa nessuno strappo. Ma mette dei paletti per dare serenità ai medici nello svolgimento del loro lavoro, per assicurare tempi rapidi di indennizzo ai pazienti, tracciando un percorso anche per i magistrati che sono chiamati a scegliere».

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