Catania, esperti di tutto il mondo a confronto sulla lotta ai tumori: parola d’ordine “prevenzione”

20 Maggio 2016

A “Palazzo della Borsa” si sono conclusi i lavori congressuali della LILT (Lega Italiana Lotta ai Tumori). Hanno partecipato relatori nazionali e internazionali, esperti d’ambito clinico e anche il mondo del volontariato. Ecco le interviste di Insanitas.

 

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CATANIA. A “Palazzo della Borsa” di Catania si sono da poco chiusi i lavori congressuali della LILT (Lega Italiana Lotta ai Tumori) dedicati alla prevenzione della patologia tumorale, che hanno visto la partecipazione di relatori nazionali e internazionali e hanno coinvolto oltre agli esperti d’ambito clinico anche il mondo del volontariato.

Al centro della tavola rotonda, durata due giorni, la ricerca, le terapie innovative, l’alimentazione come fattore di rischio tumorale e la prevenzione.

Il convegno è stato organizzato dalla dottoressa Aurora Scalisi, componente del coordinamento regionale screening, responsabile in particolare per la prevenzione del cervico-carcinoma, in organico all’U.O.C. di oncologia della ASP di Catania, e dal prof. Massimo Libra della Facoltà di Medicina dell’ateneo catanese.

Presenti tra gli altri, oltre agli esponenti del CRO (Centro Ricerca Oncologica) di Aviano, dell’Istituto Nazionale Tumori “Pascale” di Napoli e dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, anche le delegazioni LILT delle province siciliane, che hanno messo a confronto le esperienze del volontariato sul territorio.

Una battaglia che, come sottolinea, il dr. Francesco Pisani (referente per il volontariato LILT Catania) «va affrontata puntando alla divulgazione della cultura della prevenzione, perché nonostante gli sforzi di istituzioni e organismi del volontariato, essa trova ancora resistenze di non poco conto, anche legate a un’informazione spesso claudicante in alcune aree» e aggiunge: «La prevenzione dei tumori vede un grande alleato nell’adozione di stili di vita corretti, a partire dalle sane abitudini alimentari, perciò va promossa un’attenzione mirata già nelle scuole dell’infanzia».

Dello stesso avviso è anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che proprio recentemente, ha sollecitato ai Nas controlli a campione nelle mense scolastiche italiane, al fine di verificare la qualità dei cibi offerti a bambini e ragazzi e di ricognire trimestralmente il tipo di cibi che vengono utilizzati nelle diete a seconda della fascia di età per valutarne l’appropriatezza nutrizionale rispetto ai vari momenti della crescita.

Dai dati emersi dal convegno di Catania si conferma come la dieta mediterranea si qualifichi tra le più valide scelte alimentari anche ai fini del contrasto dell’insorgenza della patologia tumorale: olio d’oliva, pasta, frutta e fibre, e più in generale tutti i prodotti a basso indice glicemico e infiammatorio, infatti, rappresentano un tassello importante nella lotta ai tumori.

Certo è che c’è ancora molto da fare sul fronte della consapevolezza, al Sud più che al Nord. Sul punto la dottoressa Scalisi afferma: «Si deve tristemente constatare che ancora oggi in Sicilia, Campania, Calabria, Puglia, in altre parole nelle regioni meridionali, rispetto a quelle settentrionali, la popolazione disattende le chiamate sotto forma di invito/ lettera che periodicamente pervengono all’utenza, ormai, da parte di tutte le ASP, in modo omogeneo e capillare”.

«A ciò, infatti, non corrisponde, almeno per quanto attiene agli screening del tumore del collo dell’utero e del colon retto, una risposta sollecita del cittadino, questo in grossa parte per un fatto culturale- aggiunge la Scalisi- Così, ad esempio, basti pensare che, per quanto attiene al cervico- carcinoma, in Sicilia l’adesione agli screening è del solo 27 per cento, rispetto al 60 per cento del nord Italia. Va però, segnalato che c’è, invece, per il tumore della mammella, una maggiore risposta delle donne rispetto ai solleciti di prevenzione, probabilmente perché esso è più noto”.

«Inoltre- conclude la dottoressa Scalisi- va tenuto presente un’importante dato nel tema complessivo: per quanto attiene l’insorgenza dei tumori del collo dell’utero, il vaccino quadrivalente anti HPV in 3 dosi (0-2 mesi- 6 mesi) offerto gratuitamente alle adolescenti al 12° anno di età, ha già dato in altri Paesi importanti risultati di prevenzione complessiva dei tumori anche su organi diversi dalla cervice uterina, come ano e laringe; risultati che saranno sicuramente confermati anche in Italia quando la prima coorte di vaccinate entrerà negli screening nel 2021».

La dottoressa Scalisi traccia anche una cartina sintetica di chi è destinatario dello screening di prevenzione oncologica organizzato dall’ASP: le donne da 25 a 64 anni per il carcinoma della cervice uterina; le donne da 50 a 69 anni (compiuti) per il tumore della mammella; gli uomini e le donne da 50 a 70 anni per il tumore del colon retto e precisa che il numero verde a cui potersi rivolgere, nel caso non dovesse essere pervenuta al domicilio dell’utente la lettera/invito dell’ASP per lo screening, in modo da poterlo comunque richiedere, per la provincia di Catania è: 800894007.

Nonostante i programmi di screening gratuiti offerti dalle ASP al territorio, emerge, quindi, che sono ancora molti gli utenti che preferiscono, se e quando lo fanno, provvedere autonomamente a questi controlli. L’aspetto critico che ne deriva è che, rispetto alla prevenzione che può essere offerta attraverso il sistema organizzativo del SSN (Servizio Sanitario Nazionale) e del SSR (Servizio Sanitario Regionale) mediante enti e strutture validate dalle ASP ( Aziende Sanitarie Provinciali), con tempi e step ben precisi fissati a monte da indicazioni ministeriali, gli esami di controllo eseguiti al di fuori degli organi squisitamente deputati alla prevenzione sul territorio segnano una certa discontinuità.

Peraltro, nell’ipotesi di falsi positivi o di esiti clinici diversi, non consentono un adeguato controllo incrociato, venendo meno un sistema di “archiviazione informatica coordinata” che consenta un reale monitoraggio spalmato nel tempo e nello spazio a beneficio del singolo e della mappatura complessiva territoriale dello stato dell’arte delle patologie tumorali e del loro andamento nelle diverse aree di una stessa Regione.

Il sistema screening regionale offerto da strutture validate, se trova sollecita risposta nella cittadinanza, consente al singolo, senza soluzione di continuità, di godere di una cartella informatica, con una ricognizione precisa a medio lungo- termine dei vari controlli periodici e dei loro esiti, con dati che certamente non verranno smarriti e prima ancora saranno ricogniti puntualmente secondo appropriate scadenze su invito delle ASP.

Un sistema organico e omogeneo che, se ben attivato, in pratica, consente il corretto funzionamento del cd. “registro tumori”. Uno strumento quest’ultimo per le Provincie di Catania-Messina-Siracusa-Enna (su popolazione ISTAT 2011: 2.320.594 abitanti) istituito nel 2003, presso il Dipartimento di Igiene e Sanità Pubblica dell’Università di Catania, con la Legge Regionale n°. 13 del 09/2003, art. 20, comma 4. Una successiva Legge Regionale, la n. 17 del 28/12/2004, art. 127, comma 65, ha annesso al Registro Tumori Integrato di Catania e Messina anche quello di Siracusa. Un’ulteriore Legge Regionale, la n. 5 del 14 aprile 2009, ha decretato l’annessione della Provincia di Enna al RTI (Registro Tumori Italiano).

Il Registro ha lo scopo di raccogliere, elaborare e divulgare in modo sistematico e tempestivo le informazioni su incidenza, mortalità, sopravvivenza e prevalenza di tutti i casi di tumore maligno che insorgono nella popolazione coperta da esso; produrre dati individuali di elevata qualità, utilizzabili per studi specifici clinici ed epidemiologici di popolazione e nei siti ad alto rischio (SIN); offrire ulteriori possibilità di prevenzione e diagnosi precoce; valutare la qualità dell’assistenza erogata dalle strutture locali in termine di diagnosi, cura e follow-up rispetto alle linee guide regionali in modo da fornire informazioni per la programmazione sanitaria.

Il carcinoma del collo dell’utero con gli screening organizzati ha cambiato la propria posizione di frequenza in Italia passando dal 4° posto (dopo mammella, colon retto e polmone) all’8° posto. Solo nella provincia di Catania, con una popolazione obiettivo di oltre 100.000 donne invitate ogni anno ed una risposta di circa 25.000 donne, vengono identificate almeno 100 lesioni precancerose in giovani donne che, adeguatamente trattate, mettono le basi per la guarigione completa dalla malattia che, se non trattata, sarebbe potuta essere mortale.

Il carcinoma mammario è la neoplasia più frequente nel sesso femminile e rappresenta circa il 22% dei tumori femminili. Negli ultimi dieci anni in Sicilia le donne colpite dal tumore al seno sono aumentate del 40% circa, si tratta di circa 3.000 nuovi casi ogni anno.

Oggi in Sicilia ci sono circa 28 mila donne afflitte da questa malattia, con un picco nella fascia d’età tra i 60 e i 65 anni. Anche i dati forniti dall’Osservatorio epidemiologico della Regione evidenziano che in tema di malattie tumorali la diagnosi precoce è inferiore in Sicilia, rispetto a quanto rilevato nella altre aree del Paese, un fatto che fa arrivare tardi alla scoperta del carcinoma, e quindi curarlo diventa più difficile.

«Ecco perché – evidenzia infine il presidente di OBS (Osservatorio Buona Sanità) Carmelo Puglisi – serve puntare sulla divulgazione e diventa in tal senso fondamentale l’opera delle associazioni di volontariato, ma anche quella di organismi no profit come il nostro, che ha tra le mission istituzionali, accanto a quella principale di rappresentare le realtà cliniche qualificate esistenti sui territori, anche quella di offrire informazioni ad evidenza scientifica sulla salute e di stimolare la prevenzione».

Nella foto da sinistra: Aurora Scalisi, Carmelo Puglisi e Francesco Pisani.

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