Caso Valentina, i medici chiariscono: non c’è stata nessuna obiezione di coscienza

20 Ottobre 2016

Secondo i vertici dell’Ospedale Cannizzaro per il primo feto ci sarebbe stato un aborto spontaneo. Per espellere il secondo è stata somministrata l’ossitocina, mentre la morte della donna sarebbe sopravvenuta per le conseguenze di uno choc settico. Indagati come "atto dovuto" 12 medici.

 

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«È vero, nel mio reparto sono tutti obiettori- conferma Paolo Scollo- anche il medico che è intervenuto su Valentina Milluzzo (leggi qui), ma qui l’obiezione di coscienza non c’entra niente. Quando c’è bisogno di un intervento urgente per un caso come quello della paziente si interviene e basta».

Il primario del reparto di ginecologia del Cannizzaro di Catania, che è anche presidente della Società italiana di ostetricia e ginecologia, nel corso di una conferenza stampa conclusasi poco fa, ha spiegato nel dettaglio quanto sarebbe accaduto lo scorso 16 ottobre nel suo reparto, quando si è consumata la tragedia di Valentina Milluzzo, ricoverata da più di 2 settimane nell’ospedale catanese.

Per il primo feto, secondo la ricostruzione proposta nel corso della conferenza stampa, ci sarebbe stato un aborto spontaneo. Per il secondo feto invece non si è proceduto ad un cesareo perché i valori di Valentina Milluzzo erano troppo bassi. Troppo alto il rischio che la donna sarebbe morta sotto i ferri, così le è stata somministrata l’ossitocina, per indurre il parto abortivo. La morte della donna, infine, sarebbe arrivata per le conseguenze dello choc settico che ha determinato la tragedia.

Intanto sarebbero indagati i 12 i medici del reparto di Ginecologia del Cannizzaro (tutti tranne il primario). Un atto dovuto, quello del sostituto procuratore Fabio Saponara, per consentire ai sanitari che hanno avuto in cura la donna di poter prendere parte all’autopsia che farà chiarezza sulle cause della morte.

(foto www.ultimatv.it)

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