Carenze epatiche, diabete, obesità: quando il Covid-19 è più pericoloso

31 Maggio 2020

Il Webinar multidisciplinare ha messo in relazione tutte le nuove conoscenze sul coronavirus Sars Cov 2

 

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PALERMO. Un quadro completo sul coronavirus e sulle conseguenze, spesso più gravi, che il Covid19 può determinare in caso di comorbidità. E’ stato questo uno dei temi principali del webinar “Epidemiologia, prevenzione, aspetti clinici del COVID-19: attualità, criticità e prospettive”, ideato dai professori Antonio Craxì e Alessandra Casuccio e dal dottor Emanuele Amodio del Dipartimento PROMISE – Promozione della Salute Materno-Infantile, di Medicina Interna e Specialistica di Eccellenza “G. D’Alessandro” del Policlinico universitario di Palermo. Un’appuntamento di alto profilo dedicato a  studenti di medicina, specialisti ma anche per un pubblico più ampio.

“Il webinar ha avuto il pregio di raccogliere tutto quello che gli ambienti medici dell’Università di Palermo stanno facendo per quanto riguarda la diffusione delle conoscenze sul Covid-19 e la SARS-CoV-2 – spiega il prof. Antonio Craxì -. Ma soprattutto si è voluto porre l’accento sull’attività di ricerca prodotta sul virus dalla Scuola di Medicina, dall’espressione sui tessuti polmonari alle immagini di localizzazione diretta agli studi genetici dell’ospite ai modelli epidemiologici di diffusione del virus”. Diverse le figure interpellate “dall’infettivologo all’epidemiologo, dall’igienista al virologo, dallo pneumologo all’anestesista allo psicologo, e poi soprattutto abbiamo coinvolto i medici di salute pubblica e i medici di medicina generale”, racconta.

Di particolare interesse gli interventi relativi ai fattori di rischio che hanno valutato in maniera attenta anche le malattie epatiche, il diabete, l’ipertensione e l’obesità.

“È stato evidenziato che i pazienti con malattie del fegato possono incorrere in conseguenze più gravi in caso di contagio da coronavirus – afferma Craxì -. Un paziente con malattia in fase avanzata, per esempio con cirrosi epatica, è già di per sé un soggetto fragile, più esposto alla malattia. Ma intanto si sta indagando anche sul rapporto tra SARS-CoV-2 e la malattia di fegato, nello specifico che si possa localizzare e replicare a livello epatico provocando scompensi. C’è da dire, tra l’altro, che è stato evidenziato come il virus si sia diffuso anche attraverso le vie biliari e l’apparato escretorio il che apre la possibilità che, oltre alla trasmissione per via aerea, possa esistere anche quella per via fecale e orale, certamente minore ma non trascurabile”.

Su diabete, obesità ed ipertensione e i rischi connessi al coronavirus si è concentrato l’intervento del prof. Silvio Buscemi, coordinatore del Corso di Laurea in Dietistica dell’Università di Palermo. “In base ai dati disponibili, è stato riscontrato che nelle forme gravi di malattie da Covid, nei casi cioè che richiedono sistemi di ventilazione, diabete e ipertensione rappresentano effettivamente fattori di rischio nei soggetti più anziani e di sesso maschile. Se invece consideriamo i soggetti più giovani – avverte -, con un età inferiore ai 60 anni, è l’obesità a rivestire un ruolo maggiore rappresentando un rischio significativo nel caso di forme gravi di malattie da Covid”.

Oltre alla gravità della malattia, l’altro dato da considerare è la mortalità. “Anche in questo caso si conferma il trend per cui l’obesità, nei soggetti con un’età inferiore ai 60 anni, rappresenta un fattore di rischio. È stato infatti riscontrato che in Italia, nell’80% circa dei casi di decesso di pazienti giovani, coesisteva anche una condizione di obesità. Allo stesso tempo – prosegue -, sopra i 60 anni, diabete ed ipertensione costituiscono fattori di rischio per cui la malattia da Covid possa essere fatale”.

Tra gli argomenti principali, le norme di contenimento del virus analizzate da Alessandra Casuccio, professore ordinario di Igiene del dipartimento Promise, “a partire dalla conoscenza delle modalità di trasmissione aerea e attraverso il contatto con persone sintomatiche e asintomatiche potenzialmente contagiose. Necessario l’utilizzo “solidale” della mascherina – sottolinea – e il distanziamento fisico più che sociale, applicando l’ormai conosciuta distanza di sicurezza, l’isolamento in casa ed l’allontanamento dai luoghi troppo affollati. Norme che dovrebbero essere osservate sempre, anche in caso di semplice influenza – dice -, e che adesso sentiamo più nostre per l’assenza di un vaccino che possa proteggere la popolazione tutta dal coronavirus”.

Il webinar ha avuto anche l’obiettivo di sottolineare una problematica che si rivela sempre più evidente e sconfortante relativa alla necessaria ripartenza della Sanità siciliana “perché nel 2020 non si può morire solo di Covid ed è fondamentale riportare l’attenzione anche su tutte le altre patologie – sottolinea Craxì -. Molti pazienti sono ancora spaventati e rifiutano di recarsi in ospedale per le cure ordinarie. Il messaggio che vogliamo far passare – conclude – è quello di tornare alla normalità anche sanitaria, favorendo la ripresa delle attività degli ambulatori, degli hospital e dei service”.

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