Elezioni carenza professioni infermieristiche

Carenza di personale e precarietà, il Coordinamento OPI Sicilia porta sul tavolo della VI Commissione i problemi degli infermieri

7 Giugno 2019

La delegazione ha chiesto la revisione della legge regionale 39 del 1988 ed una adeguata programmazione sul numero di infermieri da assumere nel pubblico. Botta e risposta con il direttore generale La Rocca sui livelli occupazionali

 

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Il confronto va avanti ma i risultati sono ancora lontani. Si può sintetizzare così l’esito dell’ultima riunione tenuta presso la VI commissione dell’ARS, lo scorso 4 giugno, nel corso della quale i rappresentanti del Coordinamento Regionale OPI Sicilia hanno espresso le loro preoccupazioni all’onorevole Margherita La Rocca Ruvolo, agli altri componenti della commissione ed ai rappresentanti dell’Assessorato Regionale.

Era assente l’Assessore Ruggero Razza, presente invece il dirigente generale Mario La Rocca. Tema della convocazione: la Qualità e la Sicurezza delle cure” nelle strutture pubbliche e private accreditate del SSR.

“Inutile girarci attorno – afferma il presidente OPI Palermo Franco Gargano – la qualità assistenziale non può prescindere dalla quantità di coloro che prestano assistenza”.

A sostegno di questa inconfutabile tesi sono stati esposti alla commissione gli studi internazionali condotti su migliaia di pazienti, Esamed, Nso, Rn4cast, ed ancora OMS, OCSE, secondo cui la riduzione del numero di pazienti assistiti da un infermiere migliora la qualità dell’assistenza e riduce il rischio clinico e la morte. Il rapporto ideale per abbattere la mortalità del 20% sarebbe di 1 infermiere ogni 6 pazienti.

Un rapporto che ovviamente vale tanto per le strutture pubbliche quanto per quelle private accreditate. Entrambe le categorie erano rappresentate nel corso dell’audizione in VI Commissione.

Per quanto riguarda le strutture private accreditate è stata rinnovata la chiesta di revisione della legge regionale 39 del 1988. Una normativa vecchia di 30 anni che contiene alcuni punti fortemente criticati dai rappresentanti dell’ordine professionale degli infermieri

“La lettera “n” di questa legge – fanno notare i componenti del coordinamento regionale OPI Sicilia – attribuisce la dotazione organica in base all’esiguo minutaggio di 76 minuti pro die per paziente nelle ventiquattro ore: dato che, equivalendo ad un rapporto infermiere pazienti di 1 a 19, rappresenta un gravissimo rischio per la sicurezza delle cure anche rispetto alle raccomandazioni internazionali”.

“C’è poi un’altra criticità – afferma Sebastiano Zapplla, presidente OPI Siracusa – ossia, quella parte della vecchia legge in cui, in relazione alla peculiarità delle funzioni, è consentito prevedere negli organici personale infermieristico e tecnico a prestazione professionale, nella misura massima del 20 per cento della relativa dotazione organica”.

“Questa parte della legge regionale 39 del 1988 va immediata abrogata – continua Zappulla – dato che gli infermieri non lavorano a prestazioni e, come indicato dallo stesso Assessore Regionale alla salute, una tale possibilità costituisce un’autentica estorsione nei confronti del personale infermieristico. Esistono colleghi ai quali, pur lavorando 38 ore, non viene riconosciuto un contratto subordinato, perché assunti a prestazione o peggio tramite soggetti terzi con contratti inadeguati e dequalificanti. Riteniamo sia una situazione estremamente grave alla quale va posto immediato rimedio”.

In merito a queste richieste però il coordinamento regionale OPI, se da un canto registra l’attenzione della politica (i componenti della commissione ed i rappresentanti dell’assessorato ammettono che la legge sia ormai troppo obsoleta) d’altro canto si rammarica per l’assenza di provvedimenti risolutivi: nessuno ha chiarito nella sostanza se e quando la legge sarà portata in aula per la revisione.

In merito alle strutture pubbliche la richiesta del coordinamento OPI Sicilia verte su un’adeguata programmazione del numero di infermieri generalisti e pediatrici da assumere, con i prossimi auspicati ed annunciati concorsi da bandire, in un numero tale che ci si possa avvicinare al rapporto 1/8, come già avviene nelle regioni più virtuose in termini di efficacia, efficienza, qualità e sicurezza delle cure.

“Tale richiesta – ricorda in una nota i rappresentanti degli infermieri – trova legittimazione anche nel rapporto medici infermieri (elaborazione dati della Ragioneria Generale dello Stato – Ministero dell’Economia), che dovrebbe essere 1/3 mentre in Sicilia è 1/1,86 (dati che dimostrano una carenza di 9.750 infermieri). Di fronte a tali legittime richieste spiace aver dovuto assistere all’inopportuna replica del direttore generale dell’assessorato Mario La Rocca, il quale ha sostenuto che l’indice occupazionale dei posti letto in Sicilia sia del 70% e che il carico di lavoro degli infermieri e il rapporto infermiere-paziente debba tenere conto di questo dato”

“Una replica che abbiamo immediatamente, ma purtroppo inutilmente, cercato di smentire. Sicché oggi, anche se a posteriori, sentiamo il dovere di sottolineare che quel dato – già smentito dal senso comune di chi dovrebbe conoscere l’intasamento dei pronto soccorsi e la penuria dei posti letto – non riguarda le sole strutture pubbliche ma comprende l’indice occupazionale delle strutture private accreditate, che nella quasi totalità hanno un indice di occupazione dei posti letto al disotto del 50%” ribatte sul punto il coordinamento OPI.

Quanto alla recente notizia dell’avvio di due concorsi di bacino per l’assunzione di 1700 fra infermieri e operatori socio sanitari, Franco Gargano esprime apprezzamento a nome del coordinamento regionale OPI ma ricorda che siamo ancora molto lontani dal raggiungimento del fabbisogno minimo.

“ll rapporto ottimale di cura riconosciuto a livello internazionale sarebbe di almeno 3 infermieri per ogni medico, secondo la mappa stilata dalla Federazione Nazionale degli Ordini degli infermieri (FNOPI), che analizza le carenze regione per regione, le uniche ad aver raggiunto l’obiettivo sono Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Molise e la Provincia Autonoma di Bolzano. Al sud le carenze sono spaventose, ed in Sicilia al momento mancano 9.755 infermieri, ci auguriamo quindi che l’azione del governo vada avanti con maggiore decisione per portare finalmente il numero degli infermieri ad un livello tale da garantire un’adeguata qualità assistenziale”.

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