Dal palazzo

L'intervento

Carenza di anestesisti, l’Aaroi-Emac: «No agli scontri istituzionali, sì a un confronto costruttivo»

Il presidente nazionale del sindacato commenta la querelle che vede contrapposti in Sicilia l'assessorato alla Salute e il Policlinico di Palermo.

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«Nei giorni scorsi sono stato interpellato da numerosi colleghi medici anestesisti rianimatori siciliani nel merito di alcune problematiche di rilevante interesse per l’intera popolazione della Regione, che pertanto hanno avuto un’ampia eco sui media regionali, tra cui la testata online Insanitas.it».

Lo scrive Alessandro Vergallo (nella foto), presidente Nazionale del Sindacato AAROI-EMAC (Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri – Emergenza e Area Critica), aggiungendo: «Alcuni articoli che mi sono stati inoltrati mi pare riportino notizia di un serrato confronto istituzionale che vede contrapposti il Dirigente Generale del Dipartimento per la Pianificazione Strategica dell’Assessorato alla Salute della Regione da una parte, e dall’altra il Magnifico Rettore dell’Università di Palermo e il Commissario Straordinario dell’AOUP “Giaccone”. Le problematiche al centro di quello che appare essere un vero e proprio scontro sono le gravi difficoltà di reperimento di medici da poter assumere negli ospedali di tutta la Sicilia per le Unità Operative afferenti alla disciplina specialistica ARTID (Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensive e del Dolore). I colleghi anestesisti rianimatori che hanno ritenuto opportuno contattarmi hanno pressantemente richiesto l’intervento del sottoscritto al fine di dichiarare la posizione nazionale ufficiale della AAROI-EMAC nel merito della spinosa questione».

Poi Vergallo aggiunge: «Ebbene, a nome del sindacato che mi onoro di rappresentare, il quale riunisce elettivamente ed esclusivamente, per precisa connotazione specialistica, solo i due settori medici ospedalieri più di tutti nell’occhio del ciclone delle carenze di personale, ormai note anche al più profano dei lettori per l’unico merito che ha avuto la pandemia covid di evidenziarne brutalmente l’importanza strategica, vale a dire le discipline ARTID e MEU (Medicina d’Emergenza-Urgenza), è paradossale dover constatare che il contrasto istituzionale in argomento ha come elemento di totale convergenza una consapevolezza che altrove in Italia non appare così evidente: non ci sono Medici AR (ma ancor più drammatica è la carenza in ambito MEU) in numero sufficiente per poter garantire adeguatamente le cure ospedaliere più essenziali di tutte senza ricorrere a soluzioni condivise e concordate».

«Par invece di dover constatare a tali livelli di confronto istituzionale, pur a fronte di tale unanime consapevolezza, tutt’altro che una condivisione delle strategie da attuarsi urgentemente sia per salvaguardare la popolazione sia per disinnescare conflittualità le quali- finendo inevitabilmente con il riverberarsi negativamente sui Colleghi che l’AAROI-EMAC rappresenta sul piano della serenità lavorativa, e per quel che più ancora importa, in ultima analisi, su quello della attrattività del lavoro nella Sanità Ospedaliera di una delle più grandi Regioni Italiane- rischiano seriamente di esacerbare la drammatica carenza di disponibilità di Medici AR ad un’assunzione stabile tramite regolare concorso pubblico e con prospettive di carriera adeguatamente garantite da tale rapporto di dipendenza invece che supplita (come avviene anche in Sicilia oltre che nel resto d’Italia) attraverso appalti di manodopera regalati al lucro privato».

«Sarebbero numerosissimi gli aspetti correlati al “casus belli” sul quale mi è stato chiesto di intervenire, e sono tutti talmente complessi che occorrerebbe ben altro spazio solo per farne l’indice- aggiunge il presidente dell’AAROI-EMAC- Mi limiterò perciò a dar atto agli illustri esponenti delle suddette Istituzioni Regionali in causa che le argomentazioni da esse addotte per motivare posizioni così concordanti sulla drammatica entità del problema, eppur così distanti nelle soluzioni per risolverla, mi paiono senza distinzione di parte tutte meritevoli di attenta considerazione, ma senza poter tralasciare che per quanto concerne molte di esse- sempre senza distinzione di parte- si ha la sensazione di una reciproca chiusura al dialogo la quale non farà bene a nessuno, Cittadini Siciliani in primis».

Inoltre, Vergallo sottolinea: «Non compete al sindacato dei Medici AR né (come pare essere stato avanzato da qualche altra Sigla) un tanto salomonico quanto inconcludente invito riassumibile in una richiesta di “assumere tutti i medici che occorrono ovunque essi occorrano”, dato che appare piuttosto impossibile assumere personale medico ARTID di cui è più che notoria la carenza anche nazionale di disponibilità sul “mercato”, né entrare nel dettaglio tecnico delle migliori strategie possibili di distribuzione infra-regionale dei posti da porre a concorso, né tantomeno avallare declassamenti o addirittura chiusure dei “piccoli ospedali”, dei quali invece la Politica deve assumersi tutte le responsabilità di garantire non solo i “contingenti minimi” di personale, ma parallelamente- se sceglie di mantenerli operativi- anche le dotazioni strutturali, organizzative e di sicurezza per il personale e per l’utenza in termini di Unità Operative fondamentali per gestire tanto l’attività ordinaria quanto le urgenze e le emergenze».

«L’esacerbazione dei conflitti anche a livello delle Istituzioni rischia di aggravare il problema invece che risolverlo, e questo a sua volta rischia di creare le condizioni per indire ed attuare tutte le manifestazioni di protesta che il Sindacato ha la prerogativa di poter proclamare a tutela delle condizioni di lavoro dei Colleghi».

«Ma al sindacato competono anche altre tre puntualizzazioni. La prima, al Dirigente Generale Ing. La Rocca: è mai possibile che sia il Rettore Midiri sia il Commissario Straordinario Caltagirone dichiarino una cosa non corretta affermando entrambi che al Policlinico di Palermo “l’attuale dotazione di personale è inferiore al limite indicato dell’80 per cento” (valore soglia stabilito dall’Assessorato per il “via libera” ai concorsi)? La seconda: corrisponde al vero che “solo ad 8 MIF ARTID assunti al Policlinico con contratti di collaborazione libero-professionale è stata richiesta la cessazione del rapporto di lavoro”? La terza (prioritariamente, ritengo, al Rettore e al Commissario Straordinario): e perché mai in una AOU- in quanto tale Centro della Rete Formativa, e quindi ove sarebbe stata più normale un’assunzione a CCNL- si è preferito ricorrere a tale forma contrattuale?».

«Ciascuna delle parti in causa voglia valutare le ragioni dell’altra in maniera costruttiva, per esempio concordando insieme un semplice algoritmo (che tenuto conto della dimensione nazionale del problema dovrebbe essere adottato in tutt’Italia) che anche in base alla diversa connotazione dei diversi ospedali siciliani ai loro diversi livelli qualitativi e quantitativi delle cure erogate preveda una distribuzione calibrata dei posti di cui autorizzare la messa a concorso in relazione alle carenze, prevedendo percentuali di copertura delle dotazioni di personale (non troppo) differenziate per garantire in maniera ragionevolmente maggiore gli ospedali più “strategici”»

«A tal proposito giova ricordare che non si tutelano gli “Ospedali Spoke” blindando gli accessi ai concorsi per gli “Ospedali Hub”, dato che in tutt’Italia questi ultimi hanno una comprensibile maggior attrattività, soprattutto per i Colleghi più giovani; gli “Ospedali Spoke” vanno preservati da un lato rendendoli più attrattivi anch’essi anche attraverso una riqualificazione di specifiche prestazioni, dall’altro- anche attraverso la loro messa a regime sotto il profilo dei requisiti di rientro nella “Rete Formativa”– proprio favorendo in tal modo la formazione specialistica a rotazione anche in essi».

Un altro suggerimento del presidente dell’Aaroi Emac «consiste nell’invito ad applicare immediatamente in tutti gli Ospedali, e a mantenerli in una prospettiva medio-lunga, tutti gli istituti contrattuali (si badi bene: quelli previsti dal vigente CCNL pubblico) che consentono di supplire alle carenze di personale specialista in ARTID sia con le prestazioni aggiuntive (remunerate!) sia assumendo tutti i MIF (Medici in Formazione Specialistica) degli ultimi 2 anni (sempre con CCNL)».

«Queste osservazioni, e soprattutto queste prime indicazioni sono in linea di prosecuzione con l’appello già espresso su InSanitas.it dal Presidente AAROI-EMAC Sicilia Dr Morello, il quale definisce la gravissima carenza di AR una “emergenza sanitaria che di qui a breve rischia di diventare emergenza sociale” affinché “i vertici presenti e futuri dell’assessorato alla sanità si siedano attorno ad un tavolo con i Manager e i rappresentanti della categoria per cercare le soluzioni ed una sintesi ad un problema che non può più attendere”».

Infine, Vergallo scrive: «Il nostro sindacato resta a disposizione per offrire un apporto serio e costruttivo, forte anche come nessun’altra Sigla Sindacale di un rapporto altrettanto serio e costruttivo con la Componente Universitaria della Disciplina ARTID, dimostrato in tutte le Regioni d’Italia sia nelle fasi più critiche dell’Emergenza Covid sia in quelle, come l’attuale fase post-emergenziale, in cui è necessario non perdere tempo per recuperare e rilanciare tutte le attività di diagnosi e cura che competono ai Medici AR nel SSN, fondamentali per la sua sopravvivenza e quindi per garantire salute alla popolazione».

 

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