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Dal palazzo

Interpellanza al ministro Lorenzin

Cardiochirurgia pediatrica a Palermo, Di Vita: «Che fine ha fatto il progetto dell’Ismep?»

Interrogazione della deputata nazionale al ministro della Salute.

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PALERMO. «La nomina del direttore della Cardiochirurgia pediatrica ubicata, come annunciato dal direttore Migliore, al Civico piuttosto che in un ospedale pediatrico, sembra un’ulteriore mossa che porti alla soppressione del progetto Ismep verso un nuovo progetto non ancora chiaro a tutti».

La deputata siciliana alla Camera Giulia Di Vita (nella foto) commenta così la nomina di Sonia Albanese a direttore dell’Unità operativa di Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale di Palermo, «struttura che dovrebbe trovarsi all’Ismep, l’istituto mediterraneo di eccellenza pediatrica, tutt’oggi incompiuta dal 2002, e allocata al Di Cristina».

Di Vita ha presentato un’interpellanza al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, chiedendo perché siano stati disposti potenziamenti solo a vantaggio del polo ospedaliero Di Cristina, piuttosto che proseguire nei lavori di completamento del nuovo complesso di Fondo Malatacca».

La deputata segnala inoltre che l’Ismep non è mai citato nel decreto di riorganizzazione della rete ospedaliera siciliana. «Con una serie di operazioni, ultima la nomina di un direttore a capo di una unità operativa complessa creata sulla carta e di cui non si hanno ancora locali e attrezzature per le cure, si starebbe compiendo un discutibile gioco per sopprimere il progetto Ismep e cambiare nome al Di Cristina- afferma Di Vita- Il progetto Ismep costato già 50 milioni di euro, voluto da tre governi e che le famiglie attendono da 15 anni è tuttora fermo, ridotto a uno scheletro, al netto di operazioni di camouflage dell’ospedale Di Cristina a opera del direttore Migliore e dell’assessore Gucciardi. Non si capisce ancora perché i fondi esistenti non vadano a sbloccare un’opera incompiuta ma che risolverebbe molti dei nodi cruciali per la cura e assistenza dei nostri bambini e si preferisce piuttosto spacciare per nuovi ambienti vecchi, inadatti, a detta dello stesso direttore Migliore, e non pensati per questo scopo ma solo adattati quasi fossimo in emergenza».

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