Carcinomi tiroidei differenziati, a “La Maddalena” ottimi risultati con la terapia radiometabolica

23 giugno 2018

Nella casa di cura palermitana è effettuata in degenza protetta in un ambulatorio di nuova generazione, che permette di seguire i pazienti dalla diagnosi del nodulo tumorale al follow up periodico.

 

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PALERMO. Un centro all’avanguardia nella cura del carcinoma tiroideo differenziato. Si tratta del dipartimento oncologico “La Maddalena” di Palermo in cui la patologia viene trattata da quindici anni, caso unico nella Sicilia occidentale, attraverso la terapia radiometabolica in degenza protetta in un ambulatorio di nuova generazione, che permette di seguire i pazienti dalla diagnosi del nodulo tumorale al follow up periodico.

Un metodo non così scontato, se si considera che per l’utilizzo di questa terapia specifica si necessita di un reparto creato ad hoc con ambienti dotati di sistemi radioprotezionistici e di smaltimento dei rifiuti ben strutturati.

La terapia radiometabolica allo iodio radioattivo è una metodologia radicata, nata all’incirca settant’anni fa, e che si utilizza come primo trattamento nella cura del carcinoma differenziato, in cui le cellule tumorali sono ancora facilmente individuabili. Il 60-70% dei casi di diagnosi di carcinoma tiroideo è di tipo differenziato e quindi trattabile sfruttando il metabolismo fisiologico dello iodio.

«Con la terapia radiometabolica- spiega Umberto Ficola, responsabile dell’Unità operativa di Terapia radiometabolica e del Servizio di Medicina nucleare de “La Maddalena”- siamo capaci di trattare ogni singola cellula tumorale raggiungendo direttamente il nucleo tramite lo iodio, che è un metabolita fisiologico, modificato in questo caso e reso radioattivo».

Ed ancora: «La peculiarità del radio-iodio è quella di emettere due tipi di radiazioni, raggi Beta ad alta energia che determinano l’effetto terapeutico di distruzione del nucleo cellulare e raggi Gamma che sono onde elettromagnetiche che consentono di visualizzare tramite opportune apparecchiature le sedi in cui lo iodio si è localizzato, questo indica che lo iodio è un tracciante utile sia nella fase di diagnosi che di terapia. Dobbiamo infatti immaginare che lo iodio, con i raggi gamma, sia capace di illuminare le cellule tumorali non solo nell’area tiroidea ma anche nel resto del corpo, nel caso in cui si siano diffuse delle metastasi, permettendo di disegnare una mappa delle zone da trattare con i raggi beta».

Dopo la diagnosi di carcinoma tiroideo differenziato e il trattamento attraverso terapia radiometabolica, il paziente viene seguito in follow up periodico «con incontri da 3 a 1 volta all’anno per valutare i risultati della terapia radiometabolica e monitorare l’eventuale verificarsi di recidive- sottolinea Simona Merlino, medico del Servizio di Endocrinologia de “La Maddalena”- utilizzando la tirioglobulina, il marcatore tumorale specifico prodotto solo da tessuto tiroideo, spia numerica della presenza residua di tumore, e con l’ecografia del collo o indagini strumentali più avanzate».

Il dipartimento oncologico de “La Maddalena” è inoltre l’unico centro privato a prevedere, durante il follow up, la somministrazione del Thyrogen, «una terapia alternativa alla sospensione dell’ormone tiroideo utilizzata per stimolare le cellule e indurre l’ipotiroidismo, difficile da sostenere per chi è in follow up da tempo. Utilizzare il Thyrogen è quindi- spiega Simona Merlino- un grosso vantaggio sia per il paziente sia per la fase diagnostica».

«Più volte si va in ipotiroidismo e più causa disturbi al paziente perché- osserva Ficola- è come se ci fosse un ricordo nel nostro organismo delle precedenti esperienze che si sommano».

«I risultati della terapia radiometabolica sono ottimali- continua Simona Merlino- nei tumori differenziati di dimensioni contenute fino a un centimetro o anche superiori a un centimetro senza metastasi linfonodali». Grazie alla terapia radiometabolica i livelli di mortalità si abbattono, riducendo i casi di decesso a 3 ogni 100 mila.

Questo perché è possibile effettuare una diagnosi precoce e un trattamento immediato. Una notizia importante in Sicilia area che, insieme alle isole Filippine, presenta un’incidenza tra le più alte al mondo ossia «13 casi ogni 100 mila rispetto a una media nazionale di 3/5 casi ogni 100 mila all’anno», sottolinea Simona Merlino.

«La causa sarebbe da addebitare alla presenza dei vulcani che provocano l’innalzamento del tasso di radioattività ambientale. Ecco perché la maggiore concentrazione si rileva nella zona del Catanese», aggiunge Umberto Ficola.

Ad essere maggiormente colpite sono le donne tra i 25 e i 40 anni. «L’età di diagnosi si è abbassata grazie all’ecografia fatta anche per altre ragioni e che dimostra la presenza di un nodulo che spesso rivela la diagnosi tumorale grazie a un esame citologico. Molti riscontri quindi sono occasionali» commenta Ficola.

«È migliorata infatti la diagnosi grazie anche ad ecografi sempre più precisi capaci di fornire immagini da risonanza», conclude Simona Merlino.

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