Dal palazzo

Commissione Sanità

Cambio di genere sessuale, appello dall’Ars: «Il Centro per l’accompagnamento sia supportato»

La commissione Sanità ha ricevuto i responsabili della struttura di Palermo. Pippo Digiacomo: «Chiederemo al governo regionale e all’assessorato alla Salute di offrire tutto il supporto necessario, non solo dal punto di vista strettamente medico e chirurgico».

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PALERMO. «Chiederemo al governo regionale e all’assessorato alla Salute di riconoscere e sostenere il “Centro per l’accompagnamento al cambiamento di genere” di Palermo: una struttura che offre servizi fondamentali ai soggetti che intendono intraprendere un percorso personale complesso legato al cambiamento del genere sessuale».

Lo dice Pippo Digiacomo (nella foto), presidente della commissione Sanità dell’Ars, dove oggi si è tenuta l’audizione dei responsabili del Centro di riferimento regionale per l’accompagnamento al cambiamento di genere, che opera presso l’Unità di chirurgia plastica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Palermo.

In commissione erano presenti il direttore generale del Policlinico, Renato Li Donni, il direttore dell’Unità di chirurgia plastica ed estetica Francesco Moschella e la responsabile dell’equipe di chirurgia del Centro, Adriana Cordova.

«I componenti della commissione Sanità- dice Digiacomo- hanno mostrato grande attenzione e sensibilità ad un tema delicatissimo che ha un grande impatto sotto il profilo sociale, rispetto al quale è giusto che il servizio sanitario pubblico offra tutto il supporto necessario, non solo dal punto di vista strettamente medico e chirurgico. Riconoscere il Centro significa far fare alla Sicilia un grande passo avanti sul piano dei diritti personali e permetterebbe a tanti siciliani di trovare nella loro regione una struttura di riferimento, senza bisogno di dover partire o andare all’estero».

Il Centro offre ai soggetti che intendono intraprendere il percorso di cambiamento di genere la possibilità di intervenire dal punto di vista chirurgico ed endocrino, ma si occupa anche del sostegno psicologico nella fase precedente e successiva agli interventi, e fornisce indicazioni per gli aspetti normativi e giuridici legati al cambiamento di genere, il cui percorso ha una durata media di almeno due anni.

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