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Si può essere infelici nel momento più felice per una donna? Con la depressione post- partum accade…

3 Luglio 2016

Dopo la nascita di un figlio, i normali cambiamenti psicofisiologici e ambientali possono produrre difficoltà nel passaggio alla genitorialità. Ecco i conseguenti disturbi dell'umore più comunemente riscontrati e i relativi interventi terapeutici...

Dott.ssa Monia Crimaldi, Psicologa

I normali cambiamenti psicofisiologici e ambientali, che si verificano durante il periodo immediatamente successivo alla nascita di un figlio, possono produrre delle difficoltà nel passaggio alla genitorialità. In questa fase, pertanto, molte donne posso presentare dei disturbi dell’umore, che variano nella loro sintomatologia e possono essere episodi transitori o perdurare nel tempo.

I disturbi dell’umore più comunemente riscontrati nel post partum sono: il maternity blues, la depressione post-partum e la psicosi puerperale. A questi, inoltre, è stato recentemente aggiunto il disturbo da stress post-traumatico post-partum, considerato come la conseguenza di un’esperienza traumatica del parto.

Maternity blues

Indica una variazione dello stato affettivo ed emotivo che in molte donne si verifica solitamente tra il terzo e il quarto giorno dopo il parto, si protrae per pochi giorni e si dilegua spontaneamente intorno alla settima o all’ottava giornata. Tale disturbo si osserva tra il 50% e l’80% delle neo mamme.

Sono sette i principali sintomi che caratterizzano il maternity blues: la tendenza al pianto, la stanchezza, l’ansia, l’ipersensibilità, la labilità dell’umore, la tristezza e la confusione mentale. Tale sintomatologia è imputabile principalmente agli sbalzi ormonali tipici del post partum, a cui si possono associare delle vicissitudini personali, come disaccordi con il partner, problemi con la famiglia d’origine, difficoltà nel travaglio, l’allattamento artificiale, ecc..
Questo disturbo non è considerato come psicopatologico, tuttavia non bisogna trascurare il campanello dall’arme che può presentare.

La depressione post-partum

Si manifesta tra il 10% e il 20% delle neo mamme. Affinché si possa diagnosticare, è necessario che la donna presenti un disturbo depressivo non psicotico, che inizia entro le prime quattro settimane dopo il parto.

Il sintomo cardine è solitamente il pianto, insieme a tristezza e umore depresso. La donna depressa è stremata, tutto è difficile e stancante, ha la percezione di non possedere le energie sufficienti e la concentrazione necessaria per affrontare anche i compiti più semplici.

Inoltre, si osserva di solito la presenza di forte ansia, che può diventare panico o ipocondria. Sono presenti anche disturbi del sonno, come difficoltà ad addormentarsi, sonno disturbato e non continuato, risvegli dopo poche ore di sonno, dovuti spesso alla difficoltà nel rilassarsi o a pensieri ricorrenti. A questo si accompagnano anche disturbi alimentari e perdita dell’interesse sessuale.

La nascita, secondo il senso comune, dovrebbe essere un momento di felicità perfetta, in cui la madre trova istintivamente i gesti giusti per relazionarsi con il bambino. Quest’immagine, purtroppo, non lascia spazio alla delusione, all’ambivalenza, alla frustrazione.

Si assiste, pertanto, ad un paradosso in cui la donna non si riconosce il diritto di sentirsi triste e depressa in questo momento della vita, arrivando anche a giudicarsi come una cattiva madre. I primi sintomi possono, dunque, manifestarsi in modo subdolo; la madre può dissimulare il proprio dolore e la propria disperazione attraverso una maschera di tranquillità. Può accadere perciò che dietro un’apparente normalità dei gesti, si celi il dramma della sofferenza, negata e taciuta.

La psicosi puerperale

È il disturbo più grave che si possa presentare nel post-partum. Di solito la sua insorgenza è rapida, a distanza di poche ore o giorni dal parto e la gravità dei sintomi richiede l’ospedalizzazione. Relativamente alla diffusione del disturbo, le statistiche rilevano un’incidenza che oscilla tra l’1 e i 4 casi ogni 1.000 donne.

La donna si presenta triste, trasandata, spesso non si cura della propria igiene personale, rifiuta il cibo e sono frequenti i disturbi del sonno. Inoltre, le caratteristiche distintive della psicosi puerperale sono le allucinazioni e le idee deliranti, di tipo prevalentemente paranoide. La donna teme per la propria incolumità, sia fisica che psichica, si sente perseguitata e spesso l’oggetto persecutorio è proprio il figlio.

La relazione con il bambino si presenta difficile. Il neonato è inglobato nelle idee deliranti della madre, può esserne sia il soggetto che l’oggetto. Di solito, la madre si sente inadatta alla cura del piccolo e può anche avere un vissuto di colpevolizzazione.

All’interno delle manifestazioni allarmanti di questo disturbo rientrano anche i tentativi di suicidio, vissuto come un atto di liberazione dall’oggetto persecutorio, o gli attacchi diretti al bambino.

L’intervento terapeutico

Esistono due principali approcci di trattamento per la depressione post partum: l’approccio psicologico e quello farmacologico. Spesso, l’approccio psicologico è differente in base alla forma del trattamento prescelto, all’orientamento teorico e al terapeuta. Questa forma di supporto ha fornito dei risultati incoraggianti nel trattamento delle depressione, dimostrati da numerosi dati scientifici, e può essere combinato con un trattamento farmacologico.

Affinché un intervento psicologico sia efficace per la depressione postnatale è necessario adottare un approccio olistico, che fornisca alle madri le abilità necessarie per attuare dei cambiamenti positivi in diverse aree della loro vita, al fine di aiutare la donna a capire quali elementi hanno contribuito all’insorgere della depressione.

Inoltre, i trattamenti sulla depressione postnatale non hanno effetti solo sulla madre e non sono sempre indirizzati solo alla madre. Infatti, una terapia mirata a migliorare lo stato dell’umore materno è indirettamente d’aiuto anche alla relazione di coppia e al rapporto madre-bambino, migliorando le condizioni psicofisiche del bambino.

Risulta evidente come il post partum sia un delicato periodo sia per la madre che per il bambino stesso. Diventa quindi fondamentale che l’ambiente circostante faciliti la madre nel suo ruolo, la supporti e ne comprenda i limiti, senza colpevolizzarla. Ruolo primario di sostegno sarà quello paterno, insieme al supporto delle famiglie di origine.

Il contesto ambientale in cui la donna vive deve sostenerla, impedendo che la donna si trovi sola, imbrigliata nel proprio dolore e nella confusione. In un contesto che non aiuta la neo mamma, i normali eventi stressanti del parto possono complicarsi, poiché la solitudine e le difficoltà creano barriere, difese, chiusure talora impossibili da abbattere fino a cadere nella patologia.

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