Elezioni carenza professioni infermieristiche

Boom di infermieri a partita iva nelle aziende sanitarie, l’Opi: «Siano tutelati i diritti dei lavoratori»

9 Nov 2018

L'Ordine delle Professioni Infermieristiche interviene sull'argomento di cronaca in questi giorni.

 

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PALERMO. Sul tema delle assunzioni di infermieri a partita iva nelle aziende sanitarie siciliane sollevato dal Nursind (leggi qui) interviene pure l’Ordine delle Professioni Infermieristiche.

«Va premessa l’assoluta contrarietà rispetto ad ogni tipo di precarizzazione – afferma il presidente OPI Palermo, Francesco Gargano (nella foto)- Ancora maggiore è la nostra contrarietà nei confronti di forme lavorative che, sotto la forma di prestazioni professionistiche, mascherano un’effettiva condizione di lavoro subordinato fortemente precarizzato. Questo è un principio che abbiamo sempre posto al vertice di ogni riflessione».

E aggiunge: «Poi vi è la condizione materiale in cui versa l’amministrazione regionale tutta e quella sanitaria in particolare. Per questo come Ordine apprezziamo la nota del Nursind e ne discutiamo la legittimità dei contenuti. Ma le problematiche della carenza di organico e della disoccupazione infermieristica in Sicilia, e in gran parte del meridione d’Italia, necessitano a nostro parere di un ulteriore approfondimento».

«Nello specifico- continua Gargano- si parla di contratto con partita iva, quale forma di gestione retributiva e fiscale per lavoratori autonomi o liberi professionisti. La responsabilità del mio ruolo, sia nell’Ordine che nell’Azienda in cui lavoro, cioè l’Arnas Civico di Palermo, mi induce ad alcune precisazioni. Prima fra tutte quella del contesto socio-politico in cui sono stati avviati buona parte dei rapporti lavorativi a partita iva. Tale forma di contratto è stata adottata dagli anni 2015- 2017 per promuovere l’inserimento al lavoro, in un momento in cui erano assenti indicazioni per concorsi pubblici o bandi di mobilità».

Gargano aggiunge: «In questo contesto fu accettato l’impegno del personale infermieristico del 118 che già lavorava nel pubblico, in regime di incentivazione al fine di garantire il servizio. La figura del libero professionista, con i limiti del contratto attuale, ha permesso di incrementare le competenze degli inoccupati, ha risposto alle esigenze di alcune aziende sanitarie e a quelli di salute dei cittadini. La problematica della carenza di organico e una buona percentuale di disoccupazione è stata in parte risolta con questa strategia, contro il tasso di disoccupazione nella Regione Sicilia».

Secondo Gargano non va dimenticato il blocco del turnover reiterato dai governi degli ultimi dieci anni e più: «Una situazione che ha determinato uno status d’impiego oggi ormai non più accettabile. Concordiamo in parte con le considerazioni di qualche leader sindacale circa i limiti del mondo delle partite Iva che necessitano un aggiustamento per il recupero di alcuni elementari diritti. Anche in Sicilia è tempo che la questione venga affrontata in tutti i suoi aspetti, non escludendo le problematiche del compenso orario con partita iva».

Interviene anche il presidente dell’OPI di Siracusa, Sebastiano Zappulla: «Fra tutti i contratti è necessario distinguere quelli stipulati con modalità diretta nel pubblico, che garantiscono un compenso orario dignitoso e altri, stipulati tramite cooperative, che si aggiudicano la gara al maggior ribasso, elargendo quindi un compenso orario che non tutela la dignità del professionista».

Infine, conclude: «Condividiamo, pertanto, le scelte per la tutela di tutti i diritti del lavoratore e dei bisogni di salute del cittadino che ricorre alle strutture sanitarie. Auspichiamo che le imminenti nomine dei Direttori delle Aziende sanitarie, previste nelle prossime settimane, diano inizio ad una nuova stagione dell’assunzione con i requisiti che prevedono tutti i diritti del lavoratore, tanto necessari alla nuova rete ospedaliera».

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