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Bonus per gli “eroi” della sanità siciliana, i dubbi di CIMO: “Tante contraddizioni e rischio bluff”

20 Maggio 2020

Secondo il sindacato dei medici non risulta chiaro come ed a chi dovrebbero essere erogate queste somme

 

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La Legge di Stabilità regionale 2020 – 2022 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale della Regione Sicilia il 14 maggio scorso. L’art. 5 che ha per titolo “Norme di autorizzazione all’uso dei Fondi extraregionali”, al comma 8 prevede che “Per compensare i maggiori carichi di lavoro prestati dal personale del servizio sanitario legati alle misure di contenimento della pandemia Covid-19, al fine di liquidare, in aggiunta al sistema premiante aggiuntivo ordinario, un riconoscimento economico – per il periodo d’emergenza sanitaria – agli operatori che sono stati coinvolti, previo accordo tra l’Assessorato regionale della salute e le rappresentanze sindacali …, le aziende sanitarie sono autorizzate a liquidare mensilmente l’importo di 1.000 euro agli operatori sanitari di ruolo con afferenza Covid del SSR e di emergenza urgenza, SEUS 118, autisti soccorritori, infermieri, medici e medici 118 EST sempre impegnati nell’emergenza Covid. La misura è riconosciuta a tutti gli operatori sanitari assunti a tempo indeterminato o a tempo determinato anche con forme flessibili, con esclusione di quelli reclutati mediante avvisi legati all’emergenza Covid”.

Al comma 9 dello stesso articolo si legge poi che “Agli oneri del comma 8 si provvede in via principale con il Fondo sanitario regionale, come integrato con le risorse nazionali per la emergenza Covid-19, e con le risorse extraregionali liberate, previa riprogrammazione, ai sensi della vigente regolamentazione comunitaria”.

Dalla lettura dei due commi riportati emergono numerose contraddizioni, a cominciare dal fatto che il “bonus” di 1000 euro non è una indennità professionale, per quanto, nelle intenzioni del legislatore regionale sembrerebbe esserlo, visto che si sostiene che debba essere erogato per compensare i maggiori carichi di lavoro. Ma, se fosse un’indennità professionale dovrebbe essere riconosciuta in maniera differenziata tra le varie figure coinvolte e non in misura uguale per tutti come stabilito dalla Legge regionale, perché è fuor di dubbio che le specificità e le responsabilità professionali del medico, del biologo, dell’infermiere, dell’autista soccorritore, del sociosanitario non sono equiparabili, ma progressivamente differenziate.

Allora, per quanto venga narrata in maniera non corretta nel testo di Legge, si tratterebbe non tanto d’indennità professionale quanto di un indennizzo per rischio infettivo e/o per malattia. Nel primo caso potrebbe essere equiparata all’indennità da rischio infettivo già prevista nel CCNL del comparto sanità (ma non in quello della dirigenza medica e sanitaria) e avrebbe un carattere temporaneo ed eccezionale che giustificherebbe la misura unica per tutte le figure coinvolte, ma non quanto scritto all’art. 5, comma 8 in merito al “compenso dei maggiori carichi di lavoro”. Nel secondo caso sarebbe un incomprensibile controsenso rispetto alla normativa vigente, con particolare riferimento alla Legge Brunetta che prevede la decurtazione di una parte sostanziosa di stipendio per chi si ammala. E, comunque, nonostante le intenzioni del legislatore la cifra non è uguale per tutti perché si parla di remunerazione al lordo e quindi, alla fine, chi ha un’aliquota Irpef pià alta, otterrà decisamente di meno.

Entrando nel merito dei potenziali beneficiari del bonus, non risulta chiaro a chi dovrebbero essere erogate queste somme, perché, in Regione Sicilia, il riferimento all’emergenza Covid è alquanto vago se correlato al maggior carico di lavoro aggiuntivo e non al rischio infettivo. I numeri parlano chiaro: in molte realtà sanitarie l’incremento di impegno lavorativo ha riguardato quasi tutti gli operatori sanitari, sia negli ospedali etichettati come Covid che nelle restanti strutture ospedaliere che hanno dovuto fronteggiare, oltre al rischio Covid, anche tutte le altre patologie che, in epoca pandemica, non sono certo scomparse.

 Si rischia, qualora questo bonus dovesse essere erogato, una levata di scudi da parte del personale sanitario che risultasse escluso da un beneficio economico di non poco conto, (si discute di 1000 € mensili lordi per almeno 5 mesi), il quale pur essendosi visto tagliare ferie e riposi e pur avendo fatto altrettanti sacrifici, al pari, almeno, di coloro che verranno invece gratificati con tali somme sulla base di scelte legate al riconoscimento dell’attività come Covid-19. E gli operatori che si sono contagiati pur lavorando in strutture non-Covid, saranno ammessi o esclusi? Se dovessero essere inclusi, come è giusto che sia, ciò vorrà dire che anche i restanti operatori della struttura erano esposti al rischio e quindi anche i secondi dovrebbero rientrare nella platea dei beneficiari. E già si sentono le prime avvisaglie di conflitti interni in giro per gli ospedali, spesso più che giustificati, come ad esempio nel caso dell’esplicita esclusione di coloro che sono stati assunti con forme di lavoro autonomo proprio in relazione per l’emergenza Covid. Un altro controsenso.

Non sarà facile per le Organizzazioni Sindacali che saranno chiamate al confronto regionale doversi esprimere sui beneficiari e sugli esclusi da questo provvedimento, sempre che questo bonus arrivi veramente a destinazione. Si, perché la previsione della copertura di spesa di cui al comma 9 dello stesso articolo 5 fa esplicito riferimento alle risorse nazionali ed extraregionali, verosimilmente sulla base della prevista destinazione di somme da parte del Governo nazionale. Senonché, nell’ultima stesura del Decreto Rilancio, l’articolo relativo al bonus per gli operatori sanitari è scomparso come per incanto, per mancanza di copertura finanziaria in una manovra da 55 miliardi di euro.

Evidentemente la fase “eroica” della pandemia, almeno per il Governo Conte, è già archiviata e in fase di rimozione. Ma, di fatto, non è chiaro se le risorse previste dalla Legge di stabilità regionali esistano o meno. Il Decreto Cura Italia, all’art. 1, comma 1, aveva previsto lo stanziamento di ben 250 Mln di euro destinati alla remunerazione delle prestazioni di lavoro straordinario del personale sanitario direttamente impiegato nelle attività di contrasto all’emergenza Covid-19”, ma adesso il nuovo Decreto Rilancio ha modificato il testo in “risorse da destinare prioritariamente alla remunerazione delle prestazioni correlate alle particolari condizioni di lavoro del personale dipendente delle azienda e degli enti del SSN” direttamente impiegato nelle  attività di contrasto all’emergenza epidemiologica determinata dal diffondersi del COVID-19. Tali risorse vanno, per espressa previsione di Legge, ad incrementare i fondi contrattuali sia della dirigenza medica e sanitaria che del comparto sanità e potrebbe essere questo il motivo dell’esclusione del personale assunto con lavoro autonomo per l’emergenza Covid, che non può beneficiare di emolumenti provenienti da Fondi contrattuali del personale dipendente.

La modifica del testo del Decreto Cura Italia, unitamente alla scomparsa dell’articolo relativo al bonus nel nuovo Decreto Rilancio, sembra di poco conto ma in realtà è orientata a sparigliare le carte, destinando le risorse dei fondi contrattuali per finalità non previste dagli stessi CCNL. E su questo punto potrebbe determinarsi una situazione di conflitto con i sindacati che non dovrebbero essere propensi a vedere modificate le regole contrattuali a favore soltanto di una parte di lavoratori e per di più per un’indennità in misura indistinta tra le varie categorie professionali. Le OO.SS. si troveranno a dover gestire l’insoddisfazione e il malumore di chi si sentirà o sarà discriminato, sia nel riconoscimento del ruolo che economicamente. Si rischia, in ultimo, che la norma regionale non possa essere applicata per mancanza di un finanziamento ad hoc con risorse nazionali e in presenza di vincoli normativi che non consentono di “distrarre” tali risorse dai fondi contrattuali per finalità non previste. Insomma, si rischia il grande bluff del Covid-bonus.

 

Dopo il recente rinnovo contrattuale caratterizzato da incrementi economici esigui che, per alcuni aspetti (gettoni di guardia) si fatica ancora a vedere riconosciuti, probabilmente la dirigenza medica e sanitaria avrebbe visto con maggior favore, piuttosto che un bonus da rischio infettivo (non previsto contrattualmente), un incremento stabile di tutti i fondi contrattuali per riparare, almeno grazie al Covid, a quanto non si è riusciti a realizzare con la tornata contrattuale chiusasi a dicembre dello scorso anno.

Ma anche nella fase eroica della sanità italiana si è preferito glissare ancora una volta sulle istanze di una categoria professionale il cui valore è stato temporaneamente riconosciuto soltanto nel corso di una delle peggiori emergenze sanitarie che la Storia ricordi, ma che rapidamente rischia di tornare all’oblio se non addirittura ad essere nuovamente vilipeso e ingiuriato, esattamente come accadeva non più tardi di tre mesi fa.

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