Blocchi nervosi ecoguidati, all’avanguardia l’Unità operativa di Anestesia del Buccheri La Ferla

3 Giugno 2016

Al Mondello Palace Hotel importante convegno scientifico con la partecipazione di anestesisti di calibro impegnati su questo delicato versante. In prima linea la realtà ospedaliera palermitana diretta da Letterio Guglielmo.

 

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PALERMO. È giunto alla nona edizione l’importante appuntamento scientifico relativo al tema dell’anestesia loco- regionale, in particolare inerente i “Blocchi Nervosi Ecoguidati”, a cui da tempo si dedica l’U.O.C. di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale Buccheri La Ferla, diretta da Letterio Guglielmo.

Al Mondello Palace Hotel, le due giornate di incontro hanno visto la partecipazione di anestesisti di calibro impegnati su questo delicato versante. Tra i relatori Tedesco, Fusco, Alessi, Calderone, Ferruzza, D’Alessandro e lo stesso Guglielmo.

I blocchi nervosi periferici, praticati in tutto il mondo da oltre un secolo, vivono una “seconda giovinezza” grazie alle recente utilizzazione dell’ecografo e dunque degli ultrasuoni, che migliorano ulteriormente l’efficacia e la sicurezza di queste tecniche rispetto a quelle tradizionali di anestesia loco-regionale, ovvero indirizzata al blocco (anestesia) della sola regione anatomica oggetto di attività chirurgica.

Come spiega il dr. Guglielmo, «già dal 1988 il Buccheri La Ferla, trattando ad oggi oltre 5000 pazienti, ha investito molto sull’acquisizione delle competenze nel campo delle tecniche di anestesia loco-regionale periferica, soprattutto per il vantaggio che offrono al paziente rispetto all’anestesia generale. Sono in grado di consentire l’esecuzione di gran parte degli interventi chirurgici anestetizzando solo una regione specifica del corpo, garantendo minore stress e un post-operatorio senza dolore».

I blocchi nervosi ecoguidati, praticati al Buccheri La Ferla dal 2009, sono frutto dell’innovazione raggiunta nel campo anestesiologico e presentano numerosi vantaggi rispetto al più tradizionale utilizzo della elettroneurostimolazione (ENS) per il repertamento del nervo-sensitivo motorio: la visione “indiretta” del nervo e dell’ago che si avvicina, lo spandimento dell’anestetico locale attorno al nervo, la variabilità dell’anatomia. L’uso dell’ecografia ha infatti evidenziato come esistano varianti anatomiche in oltre il 40% dei pazienti, fatto quest’ultimo che spiegherebbe la parziale efficacia di tecniche precedenti “alla cieca”.

«L’impiego di ultrasuoni in anestesia- precisa il dr. Guglielmo- aumenta l’efficacia, ma anche la sicurezza perché consente di limitare il quantitativo di anestetico somministrato e soprattutto di controllare il percorso dell’ago verso il nervo. È una svolta innovativa, se si pensa che in passato occorreva toccare, se non addirittura trapassare, il nervo (elicitando una sensazione dolorosa) per avere la certezza che l’anestetico andasse a buon fine».

«Il corso- sottolinea il dr. Guglielmo-  è stato organizzato, grazie alla combinazione di metodiche tradizionali di apprendimento e innovative attività pratiche, con l’obiettivo di migliorare la pratica dei blocchi nervosi periferici eco guidati, trattando anche temi legati alla formazione, al training e al management peri-operatorio del paziente chirurgico. Rispetto ad altri ospedali, noi facciamo dell’anestesia loco regionale periferica non solo un punto nodale della nostra attività, ma anche della sua diffusione, coinvolgendo nell’apprendimento di queste tecniche anche i giovani specializzandi di anestesia che da noi vengono in convenzione con le Università di Catania e Palermo».

Si possono distinguere due tipi di tecniche di blocco perinervoso: l’iniezione singola, quando si esegue la ricerca del nervo e si inietta un singolo bolo tramite siringa, e il blocco continuo, quando è previsto l’inserimento di un catetere che consente la somministrazione di anestetico e/o analgesico in tempi successivi alla ricerca del nervo.

I blocchi nervosi periferici continui sono particolarmente indicati nella chirurgia degli arti inferiori, per consentire un’analgesia post-operatoria almeno equivalente a quella di un blocco centrale, riducendone significativamente i possibili effetti collaterali: blocco bilaterale, ritenzione urinaria, ipotensione arteriosa e depressione respiratoria (nel caso si utilizzi morfina o un suo derivato) o le temibili complicanze midollari (emorragia, infezioni).

A seconda della zona da operare si possono utilizzare diversi ‘blocchi’. Quelli fondamentali sono: il blocco del plesso brachiale, che interessa gli arti superiori e che viene effettuato a livello del collo se si interviene sulla spalla o sul braccio, o a livello dell’ascella, se si intende anestetizzare la mano; il blocco del nervo femorale, da solo o combinato con quello del nervo sciatico, se si intende anestetizzare l’arto inferiore.

L’anestesia loco-regionale nervosa periferica va distinta inoltre da quelle rachidee: spinale e peridurale (anestesie loco-regionali centrali, che pur agendo anch’esse solo su una zona del corpo, producono un blocco sensitivo e motorio maggiore, che a volte coinvolge e inibisce anche funzioni confinanti). La prima è dunque più selettiva sul sistema nervoso periferico, ovvero riesce effettivamente a inibire solo la zona interessata dall’intervento, con effetti più precisi e circoscritti. Così, ad esempio, se va operata la mano si possono anestetizzare solo i nervi del braccio, senza inibire alcuna altra funzione corporea.

Va, infine, sfatata anche la leggenda metropolitana che erroneamente confonde l’anestesia loco regionale periferica (che appunto inibisce una “regione” nervosa periferica in ambito della quale avviene l’intervento e va effettuata da un medico anestesista- rianimatore con formazione e competenze specifiche) e anestesia locale, che, invece, è proprio effettuata “in loco”. In questo caso, sovente, lo stesso medico che interviene inietta l’anestetico direttamente intorno alla zona da operare (ad es. il dentista vicino al dente).

«Il corso- conclude il dr. Guglielmo- ha offerto una consistente attività pratica fornendo ai circa 50 partecipanti l’opportunità di cimentarsi per alcune ore con l’ecovisione dei nervi e delle altre strutture anatomiche su modelli umani. Durante l’esercitazione si è inoltre svolta un’attività di simulazione consistente nella visualizzazione ecografica dell’ago, diretto su un bersaglio utilizzando un phantom che riproduce quasi fedelmente i tessuti umani” .

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