palliative

Dal palazzo

L'affidamento trentennale

Bagheria, immobile confiscato sarà Centro di ascolto Samot

A supporto delle persone affette da patologie cronico-degenerative, dei loro familiari e di chi li aiuta.

Tempo di lettura: 2 minuti

PALERMO. Un bene immobile confiscato alla mafia nel comune di Bagheria (in via Guglielmo Pepe) diventerà un centro di ascolto gestito dalla SAMOT a supporto delle persone affette da patologie cronico-degenerative, dei loro familiari e di chi li aiuta.

L’affidamento, che avrà durata trentennale, è stato formalizzato con la sottoscrizione della convenzione, da parte del presidente Mario Lupo, avvenuta nella sede della Prefettura di Palermo alla presenza del ministro degli Interni Matteo Piantedosi, del presidente della Regione Renato Schifani, del presidente della Anbsc Bruno Corda, oltre che del prefetto Maria Teresa Cucinotta.

Un affidamento ottenuto grazie alla partecipazione ad un avviso pubblico dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc), il cui scopo è quello di restituire tali beni alle comunità e ai territori attraverso il loro impiego per finalità sociali o istituzionali.

“Siamo davvero onorati di aver ricevuto in gestione l’immobile che sarà destinato alla realizzazione di attività socio-assistenziali in favore delle persone con bisogni di cure palliative e delle loro famiglie e, più in generale, di iniziative finalizzate al rafforzamento di percorsi di community building in una prospettiva di sviluppo dei valori di sussidiarietà e cooperazione”, commenta Tania Piccione, responsabile regionale della SAMOT. Diventa centrale in questo contesto il ruolo degli enti del Terzo Settore per la crescita e lo sviluppo sociale delle comunità.

Il bene costituirà il centro propulsore di iniziative rivolte a promuovere nella cittadinanza la consapevolezza del diritto alle cure, anche nelle fasi avanzata di malattia, a contrastare i fenomeni di isolamento ed esclusione sociale legati all’esperienza di malattia, a promuovere percorsi di integrazione socio-sanitaria, a sviluppare programmi di elaborazione del lutto ed a portare avanti interventi di co-programmazione e co-progettazione con le Istituzioni e di partecipazione ad azioni di cittadinanza attiva.

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