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Veterinaria

Il caso

Bagheria, avvelenati animali. Un medico veterinario: «Atto deplorevole, ho fatto denuncia»

Sono una quindicina i corpi di cani, gatti e pecore trovati senza vita. A denunciare l’accaduto è Gino Gagliano: «Usata la Metaldeide, un veleno potentissimo molto utilizzato in agricoltura».

Tempo di lettura: 2 minuti

PALERMO. Sono circa quindici i corpi di cani, gatti e pecore trovati senza vita a Bagheria, a causa di soggetti senza scrupoli che hanno pensato bene di ricoprire la strada comunale Ranteria con cibo avvelenato, probabilmente per sopprimere gli animali randagi nella zona. A denunciare l’accaduto è Gino Gagliano (nella foto), medico veterinario di Bagheria: «Per sopprimere gli animali è stata usata la Metaldeide, un veleno potentissimo molto utilizzato in agricoltura. Sono un po’ restio a nominare il prodotto perché è di facile reperimento e non vorrei ispirare altre indegne persone ad emulare l’accaduto. In questo caso è stato aggiunto il veleno al tritato di carne, il composto è stato piazzato in diversi punti lungo la strada- spiega il dottore Gagliano- Questo veleno agisce abbastanza velocemente a differenza dei rodenticidi, infatti, nell’arco di trenta minuti l’animale si presenta irrequieto e a volte aggressivo, ha difficoltà a mantenere la stazione quadrupedale, presenta delle mioclonie (contrazioni spastiche dei muscoli), vomito e abbattimento. Un classico sintomo è la presenza di schiuma nelle prime vie aeree. Purtroppo, in rapporto alla dose ingerita, la morte può sopraggiungere in pochissimo tempo e avviene per paralisi respiratoria».

Non è la prima volta che episodi del genere avvengono in questa area, circa tre anni fa era già accaduto un fatto simile. Gli animali avvelenati muoiono tra atroci sofferenze e le carcasse restano a cielo aperto, creando ulteriori disagi ai residenti.

«Ho fatto un sopralluogo e ho trovato le carcasse di diversi animali. Insieme alla gente che frequenta la contrada ho contato circa 15 animali tra cani di proprietà e non, gatti randagi e non, ed infine c’è stato anche il decesso di due pecore che pascolano nella zona- riferisce ancora Gino Gagliano- L’esame del contenuto ruminale ci ha aiutato, insieme alla descrizione dei sintomi che i proprietari degli animali mi hanno riportato, a riconoscere il tipo di veleno utilizzato per tale deplorevole atto. Questo evento ha causato tanta tristezza ai proprietari degli animali da compagnia ma anche delle perdite economiche per gli allevatori: le pecore erano entrambe gravide. Sono andato dalle autorità a sporgere denuncia perché spero che siano trovati i responsabili e che manifestino un minimo di coscienza, evitando di ricadere in tentazione».

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