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Dal palazzo

L'approfondimento

AstraZeneca e trombosi, lo studio partito dalla Sicilia: correlazione solo in tre casi su un milione

Il prof. Antonello Giarratano illustra ad Insanitas i risultati della ricerca guidata dal prof. Pomara: «È molto più facile sviluppare una trombosi se fumi, sei iperteso o cardiopatico che facendo il vaccino anticovid. Inoltre nelle seconde dosi il rischio è quasi nullo».

Tempo di lettura: 5 minuti

PALERMO. È partita da un pool di studiosi siciliani la ricerca dal titolo “COVID-19 Vaccine and Death: Causality Algorithm According to the WHO Eligibility Diagnosis” (Vaccino COVID-19 e morte: algoritmo di causalità secondo la diagnosi di idoneità dell’OMS) pubblicata sulle riviste internazionali “Haematologica” e “Diagnostics” e guidata dal professore Cristoforo Pomara direttore dell’Istituto di Medicina legale del Policlinico di Catania e professore di Medicina legale di UniCt.

«In momenti diversi, cinque Procure italiane hanno dato l’incarico al professore Pomara come medico legale di studiare dei casi di decessi segnalati in seguito alla somministrazione del vaccino anti-covid AstraZeneca. Il professore Pomara ha deciso di costituire un collegio qualificato italiano, chiamando a collaborare me ed altri colleghi – riferisce Antonello Giarratano (nella foto di Insanitas), membro del Comitato Tecnico Scientifico e coautore dello studio- Lo studio medico legale ha rappresentato il punto di partenza per uno studio scientifico di estrema rilevanza tanto che la Magistratura ha permesso di pubblicare dati derivanti dall’analisi dei casi verificatisi essendo di estremo interesse pubblico. L’attività, partita da pool ristretto, è stata poi allargata a più consulenti perché era necessario fare indagini istochimiche, anatomopatologiche, comunque delle indagini di laboratorio sofisticate. Quindi in base alle autopsie effettuate, alla documentazione e alla rianalisi dei campioni biologici conservati abbiamo avviato degli approfondimenti per capire se ci fosse un problema nel lotto sequestrato oppure ci fosse un meccanismo preciso. Abbiamo così trovato delle correlazioni in due casi secondo un meccanismo rarissimo pari a una frequenza di tre casi su milione che scende ad un caso su milione per le seconde dosi».

Il professore Giarratano insiste sulla necessità di dare informazione corretta che non provochi inutili allarmi: «I risultati mostrano, quindi, che in casi rarissimi può esserci una correlazione tra il vaccino e l’evento trombotico, ma tale correlazione è irrisoria se paragonata al rischio che corrono i fumatori (500 casi di trombosi ogni milione di persone) o in caso di assunzione della pillola anticoncezionale (1500 casi per 1 milione di persone), dove infatti sono previsti controlli periodici della coagulazione. I numeri dicono che l’evento è estremamente raro, tanto che è molto più probabile, per capirci, andare in contro a morte per un incidente domestico o con la macchina. È chiaro che avere definito il meccanismo ci permette di trattare correttamente anche questi eccezionali casi. Solo in 2 dei 5 casi che abbiamo studiato sono stati trovati gli anticorpi che legano il fattore piastrinico (PF4) dando vita al verificarsi della la cosiddetta VITT (Trobocitopenia indotta da vaccino ndr) in cui la attivazione massiva delle piastrine causa la trombosi e il conseguente consumo delle stesse porta alla emorragia».

Questo problema esiste ma nell’ordine di grandezza di 3 persone su 1 milione di vaccinati, per cui «è molto più facile sviluppare una trombosi appunto se fumi, sei iperteso o cardiopatico che facendo il vaccino anticovid. Inoltre se non si manifesta con la prima dose, alla seconda dose il rischio è praticamente nullo. Detto ciò è bene anche precisare- continua il Prof. Giarratano- che gli esami preliminari non servono perché si tratta di una reazione ritardata di circa 5/10 giorni ed è necessario che prima si formino gli anticorpi per avere la complicanza. Per cui può essere utile in caso si sospetti la sindrome e ci siano sintomi fare un emocromo solo dopo la vaccinazione per verificare se c’è in atto una riduzione delle piastrine o un D-dimero che indica precocemente se la coagulazione si è attivata nel sangue».

Il meccanismo riscontrato durante la vaccinazione è già conosciuto in letteratura scientifica perché è stato già studiato nel caso dell’eparina, la quale in alcuni casi provoca la produzione di autoanticorpi che invece di essere diretti verso un virus o verso un batterio, si dirigono verso le piastrine, che si attivano o muoiono. A questo punto il sangue spesso non coagula più e si verifica l’emorragia, quindi l’eparina viene riconosciuta in una certa quota di popolazione come estranea e si sviluppa una reazione anticorpale. «In caso di trombosi a seguito del vaccino non è quindi indicato usare l’eparina che potrebbe aggravare ulteriormente il quadro clinico. Vista la rilevanza dei risultati per la salute pubblica e per la disinformazione che minava nelle scorse settimane la campagna vaccinale abbiamo ottenuto dalla Magistratura l’autorizzazione di trasmettere i risultati ad autorevoli riviste scientifiche» conclude Giarratano, direttore della Cattedra di “Anestesia e Rianimazione” del Policlinico “Giaccone” di Palermo.

Lo studio in oggetto evidenzia nelle conclusioni che la valutazione della causalità degli effetti avversi segnalati è cruciale per contrastare l’attuale esitazione e sospetto sui vaccini, ma anche per attuare una politica di vaccinazione internazionale basata sull’evidenza. «Poiché ogni evento avverso segnalato ha proprietà distintive, la comunità scientifica è chiamata a sviluppare una lista di controllo specifica per ogni vaccino. In questo documento, forniamo un quadro di base applicabile alla valutazione della causalità degli AEFI che si verificano dopo la vaccinazione COVID-19- scrivono gli esperti siciliani – Sebbene abbiamo sviluppato questa metodologia in Italia, ci aspettiamo che sarà generalizzabile ad altri Paesi perché è stata sviluppata sulla base del quadro dell’OMS, della revisione della letteratura internazionale e di ulteriori prove. È auspicabile una revisione sistematica e regolare da parte di diverse competenze, che dovrebbe essere sostenuta dai governi. Inoltre, considerata la novità dei vaccini COVID-19, l’adozione di procedure standard potrebbe essere utile per acquisire importanti informazioni sulla grande sfida del secolo in corso».

Oltre ai già citati Cristoforo Pomara e Antonello Giarratano, la ricerca è stata sviluppata firmata da Francesco Sessa, Marcello Ciaccio, Francesco Dieli, Massimiliano Esposito, Giovanni Maurizio Giammanco, Sebastiano Fabio Garozzo, Daniele Prati, Francesca Rappa, Monica Salerno, Claudio Tripodo, Pier Mannuccio Mannucci e Paolo Zamboni.

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