decreto rilancio fase 2

Assunzioni, incentivi, borse di studio: le novità del “Decreto Rilancio” per la Sanità

11 Maggio 2020

Pronta la bozza del decreto che prevede la riorganizzazione della medicina territoriale e della rete ospedaliera. Dal 1 gennaio regioni liberate dai vincoli per le nuove assunzioni

 

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Doveva essere il decreto aprile, poi il decreto maggio. Adesso ha un nome novo, “Decreto Rilancio” (SCARICA LA BOZZA), ma ciò che conta di più è che adesso ha anche un contenuto che, pare, non dovrebbe essere modificato, almeno per quanto riguarda le disposizioni in tema di sanità. Ciò che rimane da definire riguarda soprattutto le coperture finanziare per la parte del documento che si occupa del rilancio dell’economia del Paese.

Il nuovo decreto parte proprio dalle misure adottate sulla sanità e la sicurezza. Ben 27 articoli, in cui si trattano diversi argomenti, dalla medicina del territorio al riordino della rete ospedaliera, dall’incremento delle borse di studio per gli specializzandi alla previsione di un bonus da mille euro per tutti i lavoratori della sanità messi a stretto contatto con il Covid-19. Ma andiamo con ordine:

ART. 1 DISPOSIZIONI URGENTI IN MATERIA DI ASSISTENZA TERRITORIALE

Le regioni e le province autonome dovranno adottare piani di potenziamento e riorganizzazione della rete assistenziale. I Piani di Assistenza Territoriale dovranno contenere specifiche misure per il  potenziamento dell’attività di sorveglianza attiva effettuata, a cura dei Dipartimenti di Prevenzione, in collaborazione con i medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e medici di continuità assistenziale nonché con le Unità speciali di continuità assistenziale, indirizzate a un monitoraggio costante e a un tracciamento precoce dei casi e dei contatti, al fine della relativa identificazione, dell’isolamento e del trattamento dei casi di Covid-19. Qualora necessario le regioni e le province autonome potranno stipulare contratti di locazione di strutture alberghiere ovvero di altri immobili aventi analoghe caratteristiche di idoneità, con effetti fino al 31 dicembre 2020 (Le aziende sanitarie, tramite i distretti, provvedono ad implementare le attività di assistenza domiciliare integrata o equivalenti, per i pazienti in isolamento anche ospitati presso queste strutture).

Per rafforzare i servizi di Assistenza Domiciliare Integrata per i pazienti in isolamento domiciliare o quarantenati nonché per i soggetti cronici, disabili, con disturbi mentali, con dipendenze patologiche, non autosufficienti, e in generale per le situazioni di fragilità tutelate dalla legge le Regioni e le province autonome sono autorizzate ad incrementare la spesa del personale nei limiti indicati nella tabella di cui all’Allegato A (leggi qui)

Potranno essere assegnati incarichi di lavoro autonomo per gli infermieri e dal 2021 anche assunzioni a tempo indeterminato, al fine di rafforzare i servizi infermieristici distrettuali, con l’introduzione anche dell’infermiere di famiglia o di comunità. Le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, in deroga all’articolo 7 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono conferire incarichi di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, con decorrenza dal 15 maggio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, in numero non superiore a otto unità infermieristiche ogni 50.000 abitanti, ad infermieri che non si trovino in costanza di rapporto di lavoro subordinato con strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private accreditate. Per le attività assistenziali svolte è riconosciuto agli infermieri un compenso lordo di 30 euro ad ora, inclusivo degli oneri riflessi, per un monte ore settimanale massimo di 35 ore. Per le medesime finalità, a decorrere dal 1° Gennaio 2021, le aziende e gli enti del Servizio Sanitario Nazionale possono procedere al reclutamento di infermieri in numero non superiore ad 8 unità ogni 50.000 abitanti, attraverso assunzioni a tempo indeterminato, anche in deroga ai vincoli previsti dalla legislazione vigente in materia di spesa di personale.

Unità Speciali di Continuità Assistenziale: Nella bozza è autorizzata l’ulteriore spesa di 61 milioni di euro a valere sul finanziamento sanitario corrente stabilito per l’anno 2020 per incrementare la funzionalità delle Unità speciali di continuità assistenziale. La bozza prevede che sarà consentito anche ai medici specialisti ambulatoriali convenzionati interni di far parte delle stesse. In considerazione del ruolo attribuito alle USCA, ogni Unità è tenuta a redigere apposita rendicontazione trimestrale dell’attività all’ente sanitario di competenza che la trasmette alla regione di appartenenza. Ai fini della valutazione multidimensionale dei bisogni dei pazienti e dell’integrazione con i servizi sociali e socio sanitari territoriali, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale a supporto delle USCA possono conferire incarichi di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa ad assistenti sociali (in deroga all’articolo 7 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, con decorrenza dal 15 maggio 2020 e fino al 30 dicembre 2020) regolarmente iscritti all’albo professionale, in numero non superiore ad un assistente sociale ogni due Unità per un monte ore settimanale massimo di 24 ore. Per le attività svolte è riconosciuto agli assistenti sociali un compenso lordo orario di 30 euro, inclusivo degli oneri riflessi.

Centrali Operative Regionali: Per garantire il coordinamento delle attività sanitarie e sociosanitarie territoriali, così come implementate nei piani regionali, le regioni e le province autonome provvederanno all’attivazione di Centrali Operative Regionali, chiamati a svolgere funzioni in raccordo con tutti i servizi e con il sistema di emergenza-urgenza, anche mediante strumenti informativi e di telemedicina. Per garantire l’operatività delle suddette centrali, ciascuna regione è autorizzata ad assumere personale nei limiti di una spesa annua di 1.125.000 euro.

Per la presa in carico precoce dei pazienti affetti da COVID-19 e per garantire il massimo livello di assistenza ai pazienti fragili, la cui condizione risulta aggravata dall’emergenza in corso, il fondo di cui all’articolo 46, dell’Accordo collettivo nazionale 23 marzo 2005 e successive modificazioni e integrazioni per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale è complessivamente incrementato dell’importo di 10 milioni di euro per la retribuzione dell’indennità di personale infermieristico di cui all’articolo 59, comma 1, lettera b), del medesimo Accordo collettivo nazionale.

Per l’attuazione ed il potenziamento dei Piani di Assistenza Territoriale, dell’Assistenza Domiciliare Integrata e delle Centrali Operative Regionali per l’anno 2020 è autorizzata la spesa di 838.737.983 euro. Per l’attuazione ed il potenziamento dei Servizi Infermieristici Distrettuali e delle USCA, le Regioni e le province autonome sono autorizzate ad incrementare la spesa di personale, per l’anno 2020, rispettivamente per gli importi di 332.640.000 euro, 61.000.000 euro e di 14.256.000 euro, per un totale di 407.896.000 euro, da ripartirsi, per il medesimo anno 2020, a livello regionale come indicato nella colonna 5 della tabella di riparto di cui all’allegato B. A tal fine è conseguentemente incrementato, per l’anno 2020, il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato per un importo complessivo di 1.256.633.983 euro. Al finanziamento di cui al presente articolo accedono tutte le regioni e province autonome, in deroga alle disposizioni legislative che stabiliscono per le autonomie speciali il concorso regionale e provinciale al finanziamento sanitario corrente La ripartizione complessiva delle somme di cui all’articolo 2, pari a 1.256.633.983 euro, è riportata nella tabella di cui all’allegato B (LEGGI QUI)  

Art. 2 RIORDINO DELLA RETE OSPEDALIERA IN EMERGENZA COVID-19 

Le regioni e le province autonome, tramite un apposito piano di riorganizzazione volto a fronteggiare adeguatamente le emergenze pandemiche, come quella da COVID-19 in corso, dovranno garantire l’incremento di attività in regime di ricovero in Terapia Intensiva e in aree di assistenza ad alta intensità di cure, rendendo strutturale la risposta all’aumento significativo della domanda di assistenza in relazione alle successive fasi di gestione della situazione epidemiologica correlata al virus Sars-CoV-2, ai suoi esiti e a eventuali accrescimenti improvvisi della curva pandemica. Per attuare i piani di riorganizzazione nel rispetto dei principi di separazione e sicurezza dei percorsi, è resa strutturale sul territorio nazionale la dotazione di almeno 3.500 posti letto di terapia intensiva. Per ciascuna regione e provincia autonoma, tale incremento strutturale determina una dotazione pari a 0,14 posti letto per mille abitanti.

Le regioni e le province autonome dovranno anche programmare una riqualificazione di 4.225 posti letto di area semi-intensiva, con relativa dotazione impiantistica idonea a supportare le apparecchiature di ausilio alla ventilazione, mediante adeguamento e ristrutturazione di unità di area medica, prevedendo che tali postazioni siano fruibili sia in regime ordinario, sia in regime di trattamento infettivologico ad alta intensità di cure. In relazione all’andamento della curva pandemica, per almeno il 50 per cento dei posti letto di cui al presente comma, si prevede la possibilità di immediata conversione in posti letti di terapia intensiva, mediante integrazione delle singole postazioni con la necessaria strumentazione di ventilazione e monitoraggio. Al funzionamento dei predetti posti letto, a decorrere dal 2021, si provvede con le risorse umane programmate a legislazione vigente.

Allo scopo di fronteggiare l’emergenza pandemica, e comunque fino al 31 dicembre 2020, si rendono disponibili, per un periodo massimo di 4 mesi dalla data di attivazione, 300 posti letto di terapia intensiva, suddivisi in 4 strutture movimentabili, ciascuna delle quali dotata di 75 posti letto, da allocare in aree attrezzabili preventivamente individuate da parte di ciascuna regione e provincia autonoma.

Le regioni e le province autonome, che abbiano individuato unità assistenziali in regime di ricovero per pazienti affetti dal COVID-19, nell’ambito delle strutture ospedaliere, provvederanno a consolidare la separazione dei percorsi rendendola strutturale e assicurano la ristrutturazione dei Pronto Soccorso con l’individuazione di distinte aree di permanenza per i pazienti sospetti COVID-19 o potenzialmente contagiosi, in attesa di diagnosi.

Le regioni e le province autonome sono autorizzate a implementare i mezzi di trasporto dedicati ai trasferimenti secondari per i pazienti COVID-19, per le dimissioni protette e per i trasporti interospedalieri per pazienti non affetti da COVID-19. Per l’operatività di tali mezzi di trasporto, le regioni e le province autonome possono assumere personale dipendente medico, infermieristico e operatore tecnico, con decorrenza 15 maggio 2020. A tal fine, il limite di spesa regionale per l’anno 2020 è riportato nella colonna 3 della tabella di riparto di cui all’Allegato C (vedi sotto)

Per le finalità sopra elencate finalità le Regioni e le province autonome saranno autorizzate ad incrementare la spesa di personale, per l’anno 2020, nel limite massimo di 240.975.000 euro, da ripartirsi, per il medesimo anno 2020, a livello regionale come indicato nelle colonne 3 e 5 della tabella di cui all’allegato C. All’onere di 240.975.000 euro si provvede a valere sul livello finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato per l’anno 2020. Nei piani di assunzione che verranno autorizzati le regioni e le province autonome dovranno indicare le unità di personale aggiuntive rispetto alle vigenti dotazioni organiche da assumere o già assunte e, a decorrere dal 1° Gennaio 2021, le Regioni e le province autonome sono autorizzate ad incrementare la spesa di personale nel limite massimo di 347.060.000 euro, anche in deroga ai vincoli previsti dalla legislazione vigente in materia di spesa di personale, da ripartirsi, a decorrere dall’anno 2021, a livello regionale come indicato nelle colonne 6 e 7 della tabella di cui all’Allegato C (Leggi qui)

Entro trenta giorni dall’entrata in vigore del nuovo decreto, le regioni e le province autonome dovranno presentare il piano comprensivo di tutte le misure di cui ai commi successivi, al Ministero della salute, che provvederà ad approvarlo entro trenta giorni dalla ricezione.

Medici specializzandi: Gli incarichi di cui all’articolo 2 della bozza del “decreto rilancio” potranno essere conferiti anche ai medici specializzandi iscritti regolarmente all’ultimo e penultimo anno di corso della scuola di specializzazione per la durata di 6 mesi, prorogabili, previa definizione dell’accordo. Il periodo di attività svolto dai medici specializzandi esclusivamente durante lo stato di emergenza è riconosciuto ai fini del ciclo di studi che conduce al conseguimento del diploma di specializzazione. I medici specializzandi restano iscritti alla scuola di specializzazione universitaria e continuano a percepire il trattamento economico previsto dal contratto di formazione specialistica, integrato dagli emolumenti corrisposti in proporzione all’attività lavorativa svolta.

Art. 4 MISURE URGENTI PER L’AVVIO DI FUNZIONI ASSISTENZIALI PER COVID-19

Per far fronte all’emergenza epidemiologica COVID-19, limitatamente al periodo dello stato di emergenza, le regioni, ivi comprese quelle in piano di rientro, ed anche in deroga alle disposizioni di legge, potranno riconoscere alle strutture inserite nei piani di emergenza la remunerazione di una specifica funzione assistenziale per i maggiori costi correlati all’allestimento dei reparti e alla gestione dell’emergenza COVID 19 e un incremento tariffario per le attività rese a pazienti COVID. Il riconoscimento avviene in sede di rinegoziazione per l’anno 2020 degli accordi. Nella vigenza dell’accordo rinegoziato, gli enti del servizio sanitario nazionale corrispondono agli erogatori privati, a titolo di acconto e salvo conguaglio a seguito di apposita rendicontazione delle attività da parte degli erogatori privati, un corrispettivo, su base mensile, per le prestazioni rese, fino ad un massimo del 90 per cento dei dodicesimi corrisposti o comunque dovuti per l’anno 2020. Nelle more dell’adozione del decreto le regioni e le province autonome potranno riconoscere alle strutture private accreditate destinatarie di apposito budget per l’anno 2020 e che vedono altresì una temporanea sospensione delle attività, la remunerazione a titolo di acconto, su base mensile, e salvo conguaglio a seguito di apposita rendicontazione delle attività da parte degli erogatori privati, fino a un massimo del 90 per cento del volume di attività riconosciuto nell’ambito degli accordi.

Articolo 5 INCREMENTO DELLE BORSE DI STUDIO DEGLI SPECIALIZZANDI

Al fine di aumentare il numero dei contratti di formazione specialistica dei medici di cui all’articolo 37 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, la bozza del decreto autorizzata l’ulteriore spesa di 95 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021 e di 98,8 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024.

Art. 10 BONUS DI 1.000 EURO PER IL PERSONALE SANITARIO

Al fine di valorizzare il servizio prestato dal personale sanitario dipendente dalle aziende e dagli enti del Servizio sanitario nazionale direttamente impiegato nelle attività di contrasto all’emergenza epidemiologica determinata dal diffondersi del COVID-19, per l’anno 2020 le regioni e le province autonome potranno incrementare, in deroga alla normativa vigente in materia di spesa di personale, i fondi della contrattazione integrativa per riconoscere al predetto personale un premio di importo non superiore a 1.000 euro al lordo dei contributi previdenziali ed assistenziali e degli oneri fiscali a carico del dipendente. La proposta prevede che le regioni e province autonome, per l’anno 2020, nei limiti delle risorse disponibili e fermo restando l’equilibrio economico del sistema sanitario, possano incrementare i fondi della contrattazione integrativa per riconoscere il bonus. Ma nei limiti del doppio dell’ammontare indicato in tabella A (vedi sopra) per ciascuna regione e provincia autonoma.

La bozza del decreto prevede anche la proroga di 60 giorni della validità delle ricette per farmaci di fascia A soggetti a prescrizione medica limitativa ripetibile e non ripetibile (art. 11). Prevista anche la proroga di 90 giorni per i piani terapeutici (art. 12) che includono la fornitura di ausili, dispositivi monouso e altri dispositivi protesici per incontinenza, stomie e alimentazione speciale, laringectomizzati, per la prevenzione e trattamento delle lesioni cutanee, per patologie respiratorie e altri prodotti correlati a qualsivoglia ospedalizzazione a domicilio, in scadenza durante lo stato di emergenza. Le Regioni adottano procedure accelerate ai fini delle prime autorizzazioni dei nuovi piani terapeutici.

Altre misure previste dalla bozza del DECRETO RILANCIO riguardano il finanziamento di sistemi informatici, per il necessario supporto tecnologico alla lotta contro il coronavirus (art. 6) e la raccolta di dati personali (art. 7), da parte del Ministero della Salute, anche relativi alla salute degli assistiti, raccolti nei sistemi informativi del Servizio sanitario nazionale, nonché dati reddituali riferiti all’interessato e al suo nucleo familiare per lo sviluppo di metodologie predittive dell’evoluzione del fabbisogno di salute della popolazione. Con decreto del Ministro della salute, avente natura regolamentare, da adottarsi previo parere del Garante per la protezione dei dati personali, sono individuati i dati personali che possono essere trattati, le operazioni eseguibili, le modalità di acquisizione dei dati dai sistemi informativi dei soggetti che li detengono e le misure appropriate e specifiche per tutelare i diritti degli interessati, nonché i tempi di conservazione dei dati trattati.

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