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Assistenza Domiciliare Integrata, Legacoopsociali “bene lo stanziamento del Decreto Rilancio ma ora una cabina di regia”

16 Giugno 2020

La nota del coordinatore nazionale del gruppo di lavoro sanità di Legacoopsociali Mimmo Arena

 

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E’ di questi giorni la proposta per il rafforzamento dell’assistenza domiciliare integrata, già lanciata dal Decreto Cura Italia, che il Gruppo di lavoro Sanità di Legacoopsociali condivide pienamente.

L’iniziativa legislativa è a cura di Cittadinanzattiva, insieme ad un folto numero di organizzazioni civiche, associazioni di pazienti, federazioni e ordini professionali, società scientifiche e rappresentanti del mondo delle imprese, che torna nel Decreto Rilancio grazie ad emendamenti presentati da parlamentari nazionali di quasi tutti i gruppi (M5S, PD, Leu, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Gruppo Misto). Gli emendamenti prevedono la realizzazione di piani regionali pluriennali per il rafforzamento dell’assistenza domiciliare integrata.

Il “Decreto Rilancio” ha stanziato 3 miliardi e 250 milioni di euro per il Servizio Sanitario Nazionale di cui 734 milioni di euro per l’assistenza domiciliare, triplicando quasi il budget di investimento previsto per un intero anno, esplicitando l’orientamento del governo di concentrarsi concretamente sul rafforzamento della rete territoriale quale passe-partout strategico di difesa-attacco alla pandemia da Covid-19, incremento che porterà questo servizio oltre la media Ocse passando dagli attuali 610.000 a 923.000 assistiti over 65.

“Una cosa è certa – dice Mimmo Arena, coordinatore nazionale gruppo di lavoro sanità di Legacoopsociali – è finalmente il tempo di promuovere un nuovo modello di assistenza primaria, segnando il passaggio da un’assistenza sul territorio erogata in modo occasionale e puntiforme ad un modello di assistenza sanitaria domiciliare complementare all’ospedalità per acuti, organizzato come rete integrata di servizi multi-professionali e multi-disciplinari domiciliari, ambulatoriali, residenziali e semiresidenziali.

“Riprendendo quanto già riconosciuto a suo tempo dall’ultimo tavolo tecnico ministeriale del Ottobre 2016 – spiega Arena –   a cui ha partecipato, tra gli altri, anche Legacoopsociali, sarà utile organizzare una cabina di regia nazionale che definisca il disegno complessivo del sistema con ruoli e regole omogenee, su tutto il territorio nazionale, oltre la definizione di regole certe sui processi di autorizzazione e accreditamento.

Questo al fine di evitare una volta per tutte il vecchio sistema delle gare di appalto nell’area dell’assistenza primaria, attraverso la costituzione di reti territoriali che mettano insieme il non – profit con i medici di medicina generale, le farmacie e gli operatori socio sanitari che possano, così insieme, contribuire alla realizzazione di percorsi di assistenza integrati in un quadro di partnership con il SSN in cui il privato sociale svolga un ruolo di complementarità regolata rispetto al pubblico”.
La questione punta innanzitutto a sgravare quanto più possibile i pronto soccorso e le strutture ospedaliere  da eventuali nuove emergenze e “restituire” la sanità pubblica ai cittadini per i loro bisogni sanitari di diagnosi e cura  extra Covid-19 .

“E’ stato dimostrato – aggiunge Arena – quanto un sempre più articolato e completo “prendersi cura” al domicilio del cittadino sia funzionale a garantirgli  sicurezza e qualità di cure rimanendo a casa, per ridurre rischi di contagio, sgravare gli ospedali dal sovraccarico di richieste per consentire ai nosocomi di essere luoghi di diagnosi e cura per tutti e non solo per i pazienti Covid”.

Il coordinatore del gruppo di lavoro sanità di  Legacoopsociali, in sostanza, immagina  sale operative tecnologicamente attrezzate che su base regionale e/o provinciale  monitorino tutti i malati, attive h/24 per intervenire laddove servono,  con competenze che consentano di  far rimanere a casa i pazienti, lasciando il ricovero come ultima istanza, solo per casi acuti ed improcrastinabili.

La presenza sui territori dei vari player di cure domiciliari è già capillare e potrà garantire la qualità dell’assistenza dei pazienti assistiti al domicilio e “nuove norme potrebbero finalmente dare indicazioni concrete per consentire il passaggio da una medicina ospedaliera ad una medicina sempre più territoriale”.

Una medicina, dunque, dotata anche di tecnologie telematiche indispensabili per migliorare l’erogazione di servizi sanitari, con particolare riferimento alle cure domiciliari integrate e palliative.

“Questo è il tempo – conclude Mimmo Arena – oggi più che mai, perché la sanità del futuro divenga consapevolmente e per volontà condivisa di tutti, la sanità del presente che permetterà cure sanitarie a domicilio garantite dall’osservanza di precise procedure, dall’attuazione di protocolli clinici e terapeutici con scrupolosa gestione del personale la cui formazione continua unitamente ad un costante approvvigionamento di tutti i necessari DPI, consentiranno  la realizzazione di un nuovo assetto”.
Tutto ciò utilizzando le tecnologie più avanzate tra le quali, ad esempio,  elettrocardiogramma, emogasanalisi, holter pressorio, diagnostica per immagini domiciliare, vac-terapy per la cura delle piaghe da decubito, etc..

“Le cure di tipo ospedaliero a domicilio – si chiede infine Arena –  chi meglio può erogarle se non il Terzo Settore? Voglio ricordare che le nostre attività restano libere da interessi di mercato e da meccanismi rigidi tipici delle gestioni in-house e possono offrire un servizio pubblico ed organizzato di cure che punta assolutamente al   corposo risparmio di denaro pubblico”.

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