carmelo pullara assistenza domiciliare integrata

Assistenza domiciliare integrata, in Sicilia riforma bloccata. Pullara: “Sbloccare gli accreditamenti”

19 Maggio 2020

I 180 giorni citati nella circolare ai quali sarebbe seguito un decreto sono terminati a dicembre 2019, il Vicepresidente della VI Commissione "solleciteremo L'assessore affinché sia recuperato il ritardo che certamente non è attribuibile alla sua volontà".

 

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Si trovano in una situazione di limbo cooperative e realtà imprenditoriali siciliane che si occupano di assistenza domiciliare integrata, restano infatti in attesa dell’approvazione delle linee guida per accedere all’accreditamento delle aziende erogatrici dei servizi Adi, annunciata lo scorso giugno da una circolare dell’Assessorato alla Salute e mai emanate. In Sicilia, la piccola rivoluzione sanitaria interesserebbe più di 40 mila over 65, utenti prevalentemente anziani che vengono curati nelle proprie abitazioni e che teoricamente da quest’anno avrebbero potuto decidere a chi affidarsi per le terapie a domicilio; come di fatto già avviene per le cure palliative, rivolte ai malati terminali. La decisione di sperimentare il modello dell’accreditamento, come avvenuto in passato per i laboratori di analisi privati, e superare quindi il sistema delle gare d’appalto per l’affidamento dei servizi, era stata presentata come una vera svolta, per un settore chiave dell’assistenza sanitaria. Attualmente viene erogata da dipendenti interni delle aziende sanitarie provinciali e da operatori privati (profit o non-profit) per conto delle Asp.

Già lo scorso anno l’assessore Ruggero Razza firmando la circolare- n.8 del 12 giugno 2019 – vietava ai direttori generali delle Asp siciliane di rinnovare i contratti in scadenza con i soggetti che attualmente forniscono il servizio a domicilio, in vista dell’entrata in vigore del nuovo modello entro 180 giorni dall’adozione della circolare stessa. Con la suddetta l’Amministrazione regionale ha di fatto bloccato anche le gare che erano in fase di svolgimento e che non erano giunte alla fase finale; procedimenti onerosi e complessi che si sono arrestati a danno delle aziende potenzialmente vincitrici. A favore delle strutture che continuano a gestire l’Adi. Un vuoto scomodo quello lasciato dalla mancata emanazione delle linee guida, come denunciano tante realtà coinvolte. L’epidemia Covid19 ha inoltre aggravato la situazione; gli operatori non conoscendo i target di riferimento per partecipare alla selezione non hanno potuto utilizzare questo “fermo”, imposto dalle norme vigenti per farsi trovare preparati e di contro hanno affrontato nuove spese per adeguarsi ai nuovi canoni di sicurezza igienico-sanitari. Per essere accreditate, le cooperative e le associazioni del settore, dovranno avere particolari requisiti ma quali? Brancolano nel buio le realtà che di tali servizi si occupano. Saranno necessari investimenti infrastrutturali piuttosto che nei mezzi di trasporto adoperati per la consegna di farmaci? Sarà necessario individuare una o più sedi? Di fatto non si sa ancora neanche se si tratterà di un accreditamento a carattere provinciale o regionale e quindi se l’operatore potrà avere una sola sede operativa centralizzata oppure organizzarsi con tante strutture quante sono le province nelle quali dare i servizi. Questo comporterebbe investimenti cospicui in termini economici, di risorse umane e di tempo. I 180 giorni citati nella circolare ai quali sarebbe seguito un decreto sono terminati a dicembre 2019, complice del notevole ritardo probabilmente anche questa emergenza sanitaria che ha di fatto posto ulteriore attenzione sulla medicina e l’assistenza territoriale a favore degli ospedali.

L’onorevole Carmelo Pullara, vicepresidente della Commissione Salute, Servizi sociali e Sanità, promotore di questa piccola rivoluzione di recente ha fatto richiesta di audizione in Commissione, tra i punti in esame ha inserito proprio le linee guida per l’accreditamenti delle aziende erogatrici. Interpellato da InSanitas, Pullara ha dichiarato: “Oggi stiamo ricominciando a pieno regime e secondo me sarebbe opportuno chiudere le partite che sono rimaste aperte, tra le quali il percorso di accreditamento Adi che, in questo momento sconta da un lato la proroga dei servizi in essere con la proroga fiscale e dall’altro lato però necessita di una svolta che avverrà passando a un modello nuovo.” Secondo il deputato all’Ars questo percorso intrapreso dovrà coinvolgere anche le terapie respiratorie domiciliari anch’esse affidate al regime di gara. “Ritengo fondamentale un passaggio celere al regime di accreditamento che innalzerà la qualità offerta dal sistema delle gare di appalto, evidentemente influenzato anche dall’offerta economica e dall’altra parte consentirà agli utenti di avere una libertà di scelta tra più operatori capaci nella molteplicità di rispondere alle esigenze di cura più personalizzate”. Il sistema – come ricordato – è già adoperato nelle cure palliative, questi ultimi così come gli utenti che necessitano di riabilitazione respiratoria sono una piccola percentuale rispetto alle persone che si avvalgono dell’assistenza domiciliare integrata e la loro soddisfazione dimostra un modello efficace. “Questa categoria di soggetti, per così dire deboli – conclude il Vicepresidente Pullara – va dunque salvaguardata per questo motivo solleciteremo L’assessore Razza affinché sia recuperato il ritardo accumulato che ad oggi certamente non è attribuibile alla sua volontà”.

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