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Giuseppe Intravaia

Assistenza domiciliare: il nuovo orizzonte della professione infermieristica

22 Settembre 2020

L’accesso alle cure domiciliari rimane ancora difficoltoso, in particolari in alcuni territori. La presenza infermieristica deve essere garantita con livelli di competenza differenziati

Giuseppe Intravaia

Esiste un ambito di esercizio della professione infermieristica storicamente molto noto, ma quasi del tutto ignorato e molto poco conosciuto nella vera essenza scientifica, organizzativa e sociale. Mi riferisco all’assistenza infermieristica domiciliare palliativa e ADI, garantita nella provincia di Palermo quotidianamente da centinaia di infermieri in quell’assoluto anonimato il quale, ancor prima che penalizzare la stessa professione, limita l’informazione al cittadino tanto da potere risultare pregiudizievole per la necessaria alleanza terapeutica tra infermiere ed assistito.

La pratica clinica infermieristica, oggi, ha una rilevanza che va oltre il gruppo dei pari della stessa comunità scientifica. È ormai opinione comune che lo sviluppo scientifico, culturale e sociale dell’assistenza infermieristica sia consequenziale alla piena valorizzazione della competenza specifica dell’infermiere nell’ambito dell’assistenza sanitaria, in grado di produrre, a favore del cittadino, propri risultati di salute sostenuti da prove cliniche di efficacia. A tale assunto risponde anche l’assistenza infermieristica domiciliare.

Il contesto della professione sta cambiando in maniera radicale, tanto che nei prossimi anni il numero di infermieri che lavorerà sul territorio crescerà in modo esponenziale. Gli sviluppi epidemiologici e l’aumento delle malattie croniche, fanno si che l’assistenza si stia sempre più spostando – anche in condizioni di grande complessità – dall’ospedale al domicilio, dove ci si trova ad operare in presenza dei familiari dell’assistito. Le lacune culturali sul tema hanno generato un grande equivoco, tuttora diffuso, ossia che l’assistenza domiciliare ed il paradigma sul quale questa si fonda, siano un’appendice dell’infermieristica e del paradigma ospedalieri: nulla di più infondato e fuorviante.

L’assistenza infermieristica, così come quella domiciliare, include la promozione della salute, la prevenzione delle malattie, l’assistenza ai malati, alle persone con disabilità ed alle persone affette da patologie non più guaribili. Altri ruoli sono l’advocacy, la promozione di un ambiente sicuro, la ricerca, la partecipazione alle scelte di politica sanitaria, la gestione dei pazienti e dei servizi sanitari e la formazione. Le persone, oggi, desiderano sempre più curarsi a casa piuttosto che in ospedale, esprimendo il bisogno di cure domiciliari garantite, potenziate, sicure ed accessibili. La situazione di sviluppo delle cure primarie, delle quali l’assistenza domiciliare ne è una componente, tuttavia, non è così semplice e l’accesso alle cure domiciliari rimane ancora difficoltoso, in particolari in alcuni territori. L’assistenza domiciliare risulta essere uno dei servizi in cui la presenza infermieristica deve essere garantita con livelli di competenza differenziati e coerenti con la necessità di fornire risposte efficaci ed efficienti ai complessi bisogni degli assistiti.

Secondo la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche è necessario un approccio più “solido e ambizioso” nella ridefinizione dei modelli organizzativi e assistenziali e, soprattutto, nell’innovazione e ridefinizione dell’assistenza primaria, ancora prevalentemente orientata ai servizi “tradizionali” piuttosto che orientati alla logica “dell’andare verso il cittadino” e sulle reti multiprofessionali di presa in carico e di continuità assistenziale, ampliando anche l’assistenza domiciliare.

Per esercitare la professione infermieristica nelle cure domiciliari è fondamentale avere acquisito le necessarie competenze. Le competenze cliniche certamente sono imprescindibili e occorre che esse siano di ampio respiro, visto la vasta casistica differenziata di utenti chiamati ad assistere. La competenza clinica deve essere agita con sicurezza ed in sicurezza, poiché la si esercita in presenza dei familiari ed in ambienti in cui la capacità di adattamento riveste un ruolo fondamentale in quanto, per le situazioni cui ci si ritroverà a gestire, non si potrà contare sui processi organizzativi e standardizzati tipici ospedalieri, dovendo, tuttavia, garantire allo stesso modo che in ospedale le buone pratiche sanitarie. Anche le competenze relazionali hanno una notevole rilevanza e risultano strategiche per assistere con empatia le persone nel loro domicilio. Diventano particolarmente importanti le competenze educative che permettono all’infermiere di guidare gradualmente il malato ed i familiari verso l’autonomia totale o parziale nella pratica dell’autocura in situazioni di sicurezza. Tale trasferimento di conoscenze teorico/tecniche non dovrà mai sconfinare nel trasferimento di competenze professionali delle quali l’infermiere resta l’unico responsabile.

Lavorare nell’assistenza domiciliare vuol dire confrontarsi costantemente con altri professionisti, per esempio il Medico di Medicina Generale e le altre figure professionali dell’èquipe. Tale aspetto presuppone il sapere lavorare in team, anche se di fatto gran parte del lavoro a stretto contatto con la persona l’infermiere lo svolga individualmente. Una competenza rilevante consiste nella capacità di lavorare proattivamente, ossia non esclusivamente sui problemi reali, quanto sui problemi potenziali, di analizzarne il rischio di insorgenza, di peggioramento e porre in atto tutte le misure necessarie. Si tratta, quindi, di una metodologia di lavoro che non si limita alle “prestazioni” e, soprattutto, che non circoscrive l’azione nell’individuare e nell’affrontare esclusivamente i problemi attivi, quanto, invece, orientata a sviluppare una grande competenza clinica basata sulla conoscenza dei decorsi di malattia, delle risposte cliniche ai trattamenti e all’organizzazione delle cure, sapendo leggere le caratteristiche delle persone che stanno affrontando il proprio percorso di malattia e di cure.

L’esperienza dell’assistenza domiciliare è quindi un’esperienza specifica che richiede una grande padronanza dei contenuti della professione infermieristica, data l’instabilità ambientale e la necessità di rendere compatibili con l’ambiente domiciliare le tecniche assistenziali che per le persone assistite potrebbero risultare complesse dal punto di vista fisico, psicologico, sociale e spirituale. Si pensi all’assistenza alle persone con dolore cronico, quelle che necessitano di nutrizione parenterale totale infusa in un catetere venoso, ai soggetti in ventilazione assistita che fanno uso di respiratori la cui gestione richiede competenze infermieristiche avanzate, alla necessità di addestrare le famiglie alla gestione delle tecniche assistenziali. Questi sono solo alcuni esempi di problematiche assistenziali che richiedono all’infermiere la capacità di spostare l’attenzione dalla “prestazione” al “contesto”, dal “caso clinico” alla “situazione soggettiva” del paziente.
L’assistenza domiciliare, pertanto, è connotata da un proprio paradigma organizzativo ed operativo del tutto peculiari, tanto da rendere l’infermiere uno specialista con competenze esclusive e non riscontrabili in nessun altro setting di cure oltre quello domiciliare.

Dr. Giuseppe Intravaia
• Coordinatore infermieristico regionale Samot onlus
• Consigliere uscente OPI Palermo
• Componente del Coordinamento regionale per le cure palliative

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