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Asp di Ragusa, il ritorno del dg Aliquò: «La mia priorità sarà potenziare il personale»

1 Giugno 2019

LE INTERVISTE DI INSANITAS AI NUOVI DG. Il manager palermitano è di nuovo alla guida dell'Azienda sanitaria provinciale iblea. «Per l’iter delle stabilizzazioni siamo quasi alla fine e numerosi concorsi sono già in fase avanzata. Vanno rilanciati i servizi territoriali e la riabilitazione».

 

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Nuova puntata delle interviste di Insanitas ai neo direttori generali della Sanità siciliana. Stavolta è il turno di Angelo Aliquò (nella foto), ritornato alla guida dell’Asp di Ragusa che già lo aveva visto dg negli scorsi anni e reduce dalla positiva esperienza all’Irccs Bonino Pulejo di Messina.

Sono passati quasi 5 mesi dal suo ritorno all’Asp di Ragusa. In quale “stato di salute” l’ha ritrovata?

«In estrema sintesi, un’azienda sofferente su un tessuto sociale sano e fertile. Persone in attesa di essere ascoltate e pronte a rimboccarsi le maniche. Certamente i conti in ordine ma anche carenza di personale e qualche cattiva abitudine: un esempio per tutti, perché si sappia, la maggior parte delle persone che ho trasferito da un servizio ad un altro sono state colpite da malattia improvvisa. Ho visto uomini cinquantenni piangere per un ordine di servizio. E sinceramente mi pare esagerato, considerato c’è chi un lavoro non lo ha. Poi un ospedale nuovo, ma con molte criticità, e la totalità delle strutture senza manutenzione da anni. Anche la Sanità del territorio soffre della carenza di risorse umane».

L’iter delle stabilizzazione è in pieno svolgimento, diversi concorsi sono già stati banditi…

«L’Asp ha risparmiato molto, troppo, sul costo del personale. E senza personale non si erogano servizi. Non dobbiamo buttare il denaro ma utilizzarlo bene, razionalizzando e utilizzando al meglio le risorse, anche se a tutto c’è un limite. Quindi è vero che dobbiamo assumere professionisti, ma è anche vero che l’Azienda non è nata in funzione del personale, ma in funzione dei bisogni di salute della popolazione e il personale deve adattarsi al futuro. Su questo, devo dirlo per correttezza, sto ricevendo grande aiuto dalle organizzazioni sindacali. Per l’iter della stabilizzazione siamo quasi alla fine e molti concorsi sono già in fase avanzata».

Uno dei suoi obiettivi è la “sede satellite” del Bonino Pulejo per la neuroriabilitazione…
«Abbiamo realizzato in pochissimo tempo i lavori necessari per ottemperare alle prescrizioni dei vigili del fuoco e consegnato all’Istituto Bonino Pulejo i locali per lo svolgimento delle attività, che dovrebbero iniziare a luglio. Ma non possiamo pensare che la struttura di Scicli sia solo questo. Vanno rilanciati servizi territoriali e la riabilitazione a carico dell’ASP, come altri servizi di ricovero e ambulatoriali che devono trovare spazio in luoghi dignitosi e trattati dignitosamente. L’abbandono in cui la struttura di Scicli era ridotto era offensivo per la comunità e per chi deve gestirla. Francamente al mio arrivo mi sono vergognato e ho sentito una responsabilità enorme e il bisogno di intervenire subito. Purtroppo non è stato l’unico caso. Ma un passo alla volta interverremo in ogni luogo, da Comiso ad Acate, da Vittoria ad Ispica, passando per Modica e in tutti i Comuni della Provincia».

C’è in corso un dibattito tra ospedalità pubblica e privata. È possibile trovare un punto di equilibrio?

«Direi che è necessario, ma direi anche che mi sembra che l’Assessore sul punto abbia le idee molto chiare. A Ragusa c’è una sola Clinica Privata e non può essere in competizione con l’ASP, semmai complementare e fornire servizi che noi non abbiamo. Un’assoluta eccellenza è rappresentata da un settore di nicchia come la Chirurgia Maxillo Facciale, ma probabilmente con spirito di collaborazione vanno ridiscussi alcuni servizi che l’ASP acquista. Cosa diversa è il rapporto con i convenzionati non ospedalieri, dove la provincia di Ragusa rispetto ad altre ha un budget assai limitato. Alcuni settori privati se forniti di adeguate risorse possono dare una mano importante e aiutare, ad esempio, per l’annoso problema delle liste d’attesa».

Fra i pochi ospedali in linea con i target assegnati per il 2018 c’è il Bonino Pulejo…

«Il Bonino Pulejo ha avuto uno sviluppo enorme perché c’è stato un entusiasmo basato sulla competenza. C’è stata collaborazione tra le varie componenti e chiarezza sugli obiettivi. Abbiamo investito risorse sulla ricerca scientifica e dato servizi. Abbiamo creato una reputazione che ci ha consentito di investire risorse e di attrarne. Credo che in Italia non si sia mai visto un aumento di produzione così enorme in meno di due anni. E il risultato vero si vedrà quando si conoscerà l’impatto reale sulla migrazione in ambito riabilitativo. Del resto portare la produzione da poco più di 11 milioni a quasi 53 aumentandone la qualità non può essere un merito del singolo ma di una squadra straordinaria e di una Regione che ci ha creduto e lo ha consentito».

A che punto sono le nomine dei direttori sanitario e amministrativo? 
«Io ho le idee chiare e la consapevolezza di avere la responsabilità della scelta. Abbiamo firmato i nostri contratti e a giorni faremo le nomine. Io come altri colleghi stiamo esaminando gli ultimi curricula dei soggetti nominabili. Abbiamo accolto l’invito dell’Assessore ad un esame approfondito, in fondo io che mi occupo di Sanità da circa 20 anni conosco quasi tutti i candidati ma non tutti, ed è giusto che si abbia una visione completa, vista l’importanza della scelta».

Un’eredità che vorrebbe lasciare all’Asp di Ragusa alla fine del suo mandato?

«Più di una. Certamente vorrei lasciare strutture più adeguate e una organizzazione che consenta una manutenzione continua per la sicurezza delle cure e il decoro. Ma vorrei anche lasciare il senso di appartenenza e la consapevolezza che lavorando in una azienda sanitaria si può fare del bene. E questo vale la fatica».

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