ASP e Ospedali

Ospedale Ingrassia

Asp di Palermo, prima procedura di Radiologia interventistica

Il trattamento è stato effettuato su un paziente critico ricoverato in Rianimazione "con raccolta retroperitoneale"

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PALERMO. Eseguita all’Ospedale Ingrassia la prima procedura di Radiologia Interventistica all’Asp di Palermo. Il trattamento, effettuato su un paziente critico ricoverato in Rianimazione “con raccolta retroperitoneale”, è stato eseguito da Gioacchino Di Baudo nella seconda sala TAC della UOC di radiodiagnostica diretta da Marco Brancato (nella foto in alto).

«L’Azienda- ha detto il Commissario straordinario dell’Asp di Palermo, Daniela Faraoni– ha l’obbligo professionale e scientifico di innescare un cambio di marcia che vada sempre verso l’innovazione, contribuendo a dare sicurezza e celerità nelle cure, soprattutto, quando le modalità adottate per la loro erogazione sono, già, consolidate in realtà organizzative più evolute rispetto ai nostri ospedali. I cambiamenti e i risultati innovativi devono riguardare anche l’organizzazione territoriale che deve essere capace di soddisfare la domanda di salute più ampia possibile, per lasciare alle Aziende ospedaliere le attività più complesse e più impegnative. Se riusciremo ad ampliare il ventaglio delle offerte, potremo recuperare anche una parte di prestazioni che per essere soddisfatte da altre Regioni ci fanno perdere risorse».

In attesa della realizzazione di una nuova Sala dedicata dotata di un angiografo digitale di ultima generazione, le prestazioni all’Asp di Palermo di Radiologia interventistica si effettueranno, in base alla natura delle procedura TAC guidata o con Arco a C in Sala Operatoria, anche negli Ospedali “Civico” di Partinico, “Cimino” di Termini Imerese e “Villa delle Ginestre”.

«È un progetto fortemente voluto dalla Direzione aziendale- ha sottolineato il Direttore della UOC di radiodiagnostica dell’Ospedale Ingrassia, Marco Brancato– L’Azienda ha investito in prospettiva futura nell’ottica della best practice dei pazienti e delle loro patologie. L’obiettivo è di ridurre il rischio clinico, la mobilità dei pazienti ed il ricorso a prestazioni in strutture esterne all’Asp».

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