Asp di Enna, il direttore sanitario: «Ecco tutte le misure contro l’emergenza Coronavirus»

4 Aprile 2020

L'intervista di Insanitas ad Emanuele Cassarà

 

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La provincia di Enna, la più piccola in Sicilia, risulta essere tra le più colpite dall’emergenza Coronavirus, collocandosi al quarto posto dopo le città metropolitane di Palermo, Catania e Messina.

I dati più recenti parlano infatti di 238 casi positivi dei quali 133 ospedalizzati; a incidere bruscamente, l’epidemia sfociata all’interno dell’Oasi di Troina con 135 positivi al tampone orofaringeo tra pazienti e operatori sanitari.

Abbiamo intervistato Emanuele Cassarà, direttore sanitario dell’Asp di Enna, per fare il punto della situazione.

Emergenza Coronavirus a Enna, come ha risposto l’Azienda sanitaria?
«Abbiamo fatto un piano per la gestione del Covid19 che ci ha permesso fin da subito di accogliere tutti i pazienti che si sono rivolti a noi dalla provincia. Facendo sacrifici, chiudendo o spostando alcune unità operative e impiegando un numero importante di medici di ogni branca. Abbiamo garantito un numero di posti letto che nella media del panorama siciliano è il migliore: 1 posto letto per 965 abitanti. Nel nostro piccolo- con 120 posti letto che potrebbero aumentare- siamo riusciti a soddisfare, almeno al momento, tutte le necessità di ricoveri con pazienti in intensiva e semi-intensiva, ospitando, anzi, anche pazienti da Sciacca, Ribera e Canicattì. Sulla base dell’attuale esperienza stiamo rimodulando in corso d’opera il tipo di assistenza, dividendo ad esempio i pazienti per gravità e quindi mettendoli in aree adiacenti ma tutte divise l’una dall’altra in base all’intensità di cura che dobbiamo assicurare».

Quanti sono i tamponi effettuati in provincia?
«Sono più di 3 mila, un numero orientativo e destinato a crescere, considerato che abbiamo disposto di fare il test orofaringeo a tutto il nostro personale medico sanitario e poi, scaglionati per tempo di arrivo, dovremo gestire i tamponi a domicilio delle persone che arrivando da fuori si sono autodenunciate e messe in quarantena».

La Regione ha autorizzato il laboratorio di analisi del Chiello per analizzare i tamponi…
«Dopo un piccolo fermo tecnico di adattamento ha cominciato a lavorare e nei prossimi giorni entrerà a regime. Avviato il rodaggio riteniamo di poter analizzare cento tamponi al giorno, nella speranza che- come in tutto il resto di Italia- non vengano meno i reagenti. Questo ci costringerebbe a fermarci. Attualmente, come altre province, ci siamo appoggiati al Policlinico di Catania. Attivando Piazza Armerina, i tempi di attesa dovrebbero essere inferiori e quindi potremo intervenire con più tempestività sui pazienti».

Novità sui tamponi a domicilio?
«Il servizio è già partito nei Comuni dove risiedono persone in autoisolamento, rientrati da fuori (circa 400) e messi in quarantena dall’Asp perché venuti a contatto con persone poi risultate positive. Si occupa della gestione il nostro Dipartimento di Prevenzione, ma una grande mano di aiuto dovrebbero darla le Usca, Unità speciali di continuità assistenziale. Nei prossimi giorni ne avvieremo due, una per la zona Nord e l’altra per la zona Sud. Queste unità sono formate da medici che si occuperanno dell’assistenza durante l’isolamento domiciliare dei pazienti positivi al Coronavirus e della valutazione di pazienti che si rivolgono a medici di famiglia o pediatri per denunciare sintomi sospetti. Abbiamo fatto una prima convocazione».

Qualcuno ha risposto? Adesso anche i medici hanno paura…
«Purtroppo hanno risposto solo in sette, infatti, al momento riusciamo a fare partire solo due unità ma tenteremo ancora con un nuovo bando. Ai medici che accetteranno assicureremo tutte le protezioni necessarie per assicurare la loro incolumità personale».

A proposito di paura i vostri medici sono provvisti di dpi?
«Abbiamo avuto difficoltà- come per il resto di Italia- a reperire dispositivi di protezione individuale e ne siamo dispiaciuti. Capiamo la preoccupazione del personale che, in prima fila, in questa emergenza, ha bisogno di sentirsi sicuro. Nel contempo siamo riusciti ad acquistare i dpi e abbiamo ricevuto molte donazioni. Quindi, anche se con parsimonia, abbiamo dotato i nostri operatori di tutto ciò che serve».

I pazienti Covid in fase di guarigione vengono dimessi o trasferiti in attesa dei tamponi?
«Quelli dichiarati clinicamente guariti vengono trasferiti in altri locali nei quali trascorreranno la convalescenza in attesa della negativizzazione del tampone. Abbiamo perciò reperito delle strutture per accoglierli, tra cui l’ospedale di Leonforte».

Pazienti in fase di guarigione dall’Umberto I si sono ritrovati in locali non idonei nel nosocomio di Ferro Branciforte Capra di Leonforte…
«Con il direttore generale Francesco Iudica abbiamo constatato di presenza l’inadeguatezza dei locali, siamo stati tratti in inganno da informazioni pregresse ma non accadrà più nulla del genere. Siamo infatti andati a scusarci di presenza con gli ammalati e abbiamo rimediato al nostro errore, trasferendoli in una zona confortevole ma pur sempre isolata. Abbiamo appena fatto una convenzione con un albergo di Piazza Armerina per ospitare, a spese dell’Asp, qualora ci fosse la necessità, quei pazienti che non hanno possibilità di auto-isolarsi in casa per non contaminare i propri familiari. Il loro trasferimento comunque sarà determinato dalle indicazioni cliniche dei nostri medici di riferimento. Vaglieremo in ogni modo altre possibilità».

Per combattere il nuovo Coronavirus il Sistema sanitario si è appoggiato a farmaci sperimentali…
«Noi utilizziamo il Tocilizumab, il farmaco anti- artrite che fa regredire lo stato infiammatorio. Dal 24 marzo l’Umberto I è entrato a far parte delle strutture autorizzate alla somministrazione di questo farmaco. L’ospedale di Enna ha già trattato una quindicina di pazienti con il farmaco anti-artrite, la cui sperimentazione contro il Covid-19 è promossa dall’Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori di Napoli. E gli esiti sono molto positivi».

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