Asp di Ragusa

Asp di Agrigento, l’ex dg Ficarra replica alle accuse lanciate dal Cimo

31 Maggio 2019

Il manager: «Attacchi ingiustificati alla mia persona e lesivi della mia dignità professionale». Ma il sindacato controreplica.

 

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«Continuano a pervenire in maniera più o meno velata attacchi ingiustificati alla mia persona e lesivi della mia dignità professionale da parte della CIMO relativi a fatti dell’Asp di Agrigento da cui manco dal 2017».

Lo afferma Salvatore Lucio Ficarra (nella foto), attuale dg dell’Asp di Siracusa ed ex direttore generale dell’Asp di Agrigento, replicando alle accuse lanciate nei giorni scorsi dal sindacato dei medici (leggi qui).

Il manager sottolinea: «Il mio operato è stato criticato dalla CIMO principalmente per due vicende. Anzitutto, l’assegnazione- e non il trasferimento come impropriamente detto- della segretaria aziendale Cimo presso il posto in cui risultava vincitrice di concorso non capendo perché doveva lavorare presso sedi diverse (cui prodest). Detto atto è stato oggetto di ricorso per “comportamento antisindacale” nel 2017, ad oggi conclusosi con il rigetto dello stesso e condanna delle spese a carico della CIMO».

Sotto accusa pure dal sindacato «l’assegnazione del direttore della Unità operativa complessa Centro Trasfusionale di Sciacca presso la medesima Unità operativa complessa di Agrigento, collegandola -in modo sibillino- a motivazioni inerenti vicende di altra natura per le quali erano al tempo in corso indagini giudiziarie, assessoriali e ministeriali».

Ficarra sottolinea: «Anche tale atto di trasferimento è stato oggetto di impugnazione innanzi al giudice del lavoro da parte dell’interessato (con ben tre avvocati) ma, dimentica di dire la Cimo, che lo stesso si è concluso con una salata condanna alle spese da parte del ricorrente».

Il manager aggiunge: «Tuttavia non mancherà alla Cimo che chiama in causa più organi di controllo e vigilanza, di chiarire questa volta nelle naturali sedi atte a giudicare i fatti e non le supposizioni sulla base di prove documentali quanto contenuto nei comunicati stampa così pure, se risulta a vero che il procedimento di nomina del loro difeso presso l’Uoc di Sciacca sia stato oggetto o meno di procedimento penale chiarendo magari, e se corrisponde al vero, l’esito dello stesso e i riverberi connessi».

Infine, «per fugare ogni dubbio alle delazioni», Ficarra ricorda che «FASTED ha già ringraziato il management del tempo dell’Asp di Agrigento per quanto posto in essere nei confronti dei talassemici che purtroppo hanno subito delle infezioni da cui fortunatamente sono guariti. Ricordo che proprio a Sciacca si trova l’unica Banca del Cordone ombelicale della Regione Siciliana che solo con gli atti profusi sotto la mia direzione è stata accreditata dopo 15 anni dalla sua apertura».

LA CONTROREPLICA DEL CIMO

In un comunicato inviato ad Insanitas, il sindacato dei medici respinge le accuse e sostiene: “Il dottore Ficarra viene preso in considerazione dalla CIMO certamente non sotto il profilo personale ma unicamente nel ruolo istituzionale che in atto ricopre e ha ricoperto in passato. Anzi, dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa, appare chiaro che è proprio lui ad accanirsi in maniera scomposta contro alcuni rappresentati sindacali della Cimo o contro suoi iscritti”.

Il sindacato aggiunge: “Il Dottor Ficarra omette di dire, ad esempio, che il ricorso per condotta antisindacale promosso dalla CIMO nei suoi confronti non è affatto concluso e la data per lo stesso è stata fissata per il 28 gennaio 2020 (questi sono i tempi della Giustizia italiana)”.

Relativamente alla vicenda della Medicina Trasfusionale di Sciacca, il Cimo sottolinea: “Ficarra adottò una delibera con la quale trasferiva il Dr F. B. ad Agrigento, argomentando di presunte indagini amministrative e giudiziarie. La genericità di quelle affermazioni e il loro riferimento alla UOC diretta dal F. B. era tale da essere suscettibile di interpretazioni equivoche, tanto da condurre all’apertura di un procedimento disciplinare a carico dello stesso medico con irrogazione della sanzione disciplinare del licenziamento senza preavviso, poi revocata perché basata su “presupposti infondati”, appunto l’equivoco addebito di un procedimento penale nei suo confronti”.

Infine, il Cimo afferma: “La nostra segreteria regionale CIMO si limita ad osservare che ancora una volta vengono rilasciate anche a mezzo stampa dichiarazioni infondate che fanno il paio con quelle, ben più gravi riscontrate in atti e documenti amministrativi ufficiali. L’unico punto su cui si concorda con il Dottor Ficarra è che sarà la sede giudiziaria e stabilire chi dice il vero e chi fa supposizioni infondate”.

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