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ASP e Ospedali

L'atto di accusa del sindacato

Asp di Agrigento, il Cimo boccia la gestione del dg Ficarra: «Bilancio lusinghiero? Macché, sono ancora tante le cose da fare»

L'atto di accusa del sindacato.

Tempo di lettura: 5 minuti

AGRIGENTO. Dal Cimo Sicilia giunge una bocciatura dell’operato di Salvatore Lucio Ficarra (nella foto), direttore generale dell’Asp di Agrigento. «Dopo il triennio di gestione a lui affidata, Ficarra tira le somme dell’attività svolta e traccia un bilancio più che lusinghiero delle iniziative intraprese o realizzate. In verità, di già realizzato nel territorio dell’ASP agrigentina, c’è molto poco e il sostituto Ficarra (a breve o più in là nel tempo) troverà soltanto qualche cantiere avviato e tante tante cose ancora da fare».

È quanto si legge in un comunicato stampa della segreteria regionale del Cimo Sicilia. Insanitas è pronta ad ospitare un’eventuale replica da parte del manager dell’Asp di Agrigento.

Il Cimo aggiunge: «Come spesso accade, quando è in gioco una poltrona prestigiosa e ben remunerata, il bilancio delineato da chi su quella poltrona ambisce a rimanere ben saldo, ha l’inevitabile sapore dell’autoreferenzialità e quella descritto sembra più una favoletta per bambini che un mero rendiconto. Spesso la realtà è ben altra e anche questo caso non fa eccezione».

Secondo il sindacato «più che un Direttore Generale, il Dottor Ficarra sembra esprimersi come un Ingegnere a capo di un’impresa edile quando snocciola dati riguardanti presunte ristrutturazioni compiute o in corso d’opera, quando parla di cemento depotenziato e di parcheggi e giardini in progettazione, dimenticando che il suo compito principale era quello di far funzionare gli Ospedali affidati alla sua gestione, omettendo che la sua mission era quella di dispensare salute. Di questo non parla il Direttore Generale di Agrigento».

Inoltre, il Cimo sottolinea: «Alla fine del suo fantastico bilancio, ergendosi a Giudice supremo, Ficarra stila la lista dei buoni e dei cattivi, identificando “15 pecore nere” della sua ASP, ovviamente senza farne i nomi. Dal canto nostro, se nella schiera dei cattivi vengono inseriti anche coloro che hanno a più riprese segnalato inefficienze e disservizi, non possiamo che essere orgogliosi di far parte delle cosiddette pecore nere. Pecore nere che al contrario di quelle bianche che belano festanti ad ogni cenno del Capo, vista l’assoluta mancanza di dialogo, hanno preso carta e penna e denunciato tutto quello che non andava e che veniva trascurato dall’amministrazione della Sanità agrigentina».

CIMO Sicilia ha chiesto a più riprese chiarimenti e delucidazioni su «imprescindibili aspetti riguardanti la sicurezza nei luoghi di lavoro, sul Documento di valutazione dei rischi, sulle misure antincendio».

Seguono alcuni esempi: «Al SERT di Canicattì mancano le scale antincendio e le finestre sono dotate di sbarre, quindi in caso di evacuazione d’emergenza non sarebbero utilizzabili nemmeno queste come vie di fuga “improvvisate”. In merito a ciò, alle richieste ufficiali avanzate dalla Segreteria Aziendale CIMO non ha mai fatto seguito alcuna risposta. Abbiamo ancora segnalato i sottodimensionamenti di alcuni organici, come quelli delle chirurgie (all’Ospedale di Licata in atto c’è un solo medico a tempo determinato che fa “equipe” da solo), rispetto alle quali in fretta e furia si tenta in piena estate di far fronte con “progetti” e con prestazioni aggiuntive retribuite con somme sulla cui origine ancora non è stata fatta la necessaria chiarezza».

Dal sindacato aggiungono: «Forse qualcuno ritiene di poter disporre a proprio piacimento dei fondi contrattuali della Dirigenza Medica e del Comparto, mischiandoli e confondendo le varie figure professionali tra loro. Abbiamo chiesto lumi anche su questo, sono arrivate risposte fumose e inconcludenti».

L’atto di accusa del Cimo prosegue così: «Mentre si pensa ai giardini le strutture ospedaliere sono ai minimi termini. Il direttore Ficarra è mai andato a controllare il degrado della pavimentazione della Rianimazione del San Giovanni di Dio? O magari si è preso la briga di far verificare il corretto funzionamento e lo stato di “decoro” degli ascensori? Oppure ancora l’efficienza delle porte tagliafuoco, utili solo ad intralciare il passaggio delle barelle?».

«E che dire del SUAP? La Speciale Unità di Accoglienza Permanente, destinata ad assistere i pazienti in coma o in stato di minima coscienza, fu finanziata anni fa dal Ministero della Salute con 1,2 mln di euro e i cui previsti 20 posti letto non sono mai stati attivati, al punto che lo stesso Ministero ne ha chiesto conto all’assessorato regionale della Salute. Per non parlare della grave carenza degli organici, medici e infermieristici del Pronto Soccorso di Agrigento, della Pediatri e della Ostetricia di Canicattì. Per finire con i cosiddetti “Reparti fantasma” a bassissima produttività come Chirurgia Vascolare o la Chirurgia di Ribera, con tassi di occupazione dei posti letto irrisori e ridotti a svolgere quasi esclusivamente attività ambulatoriali. Cosa ha fatto la Direzione “strategica” in merito a tutto ciò? Nulla».

Ed ancora, il Cimo scrive: «Non possiamo ancora esimerci dal segnalare il mancato confronto sindacale sulla nuova Dotazione Organica, previsto dalle norme contrattuali e sollecitato dallo stesso assessore Gucciardi. Evidentemente Ficarra lo ha ritenuto superfluo, una fastidiosa pratica burocratica da bypassare con la consueta nonchalance. E infine, per dovere di cronaca, dobbiamo riferire come, per scongiurare il recente pericolo del mancato rinnovo degli incarichi a tempo determinato che avrebbe privato molti dipendenti del diritto di accedere alle procedure di stabilizzazione, CIMO Sicilia sia dovuta intervenire a livello Assessoriale e soltanto dopo tale intervento che ha trovato immediata accoglienza da parte istituzionale, si è sbloccata una situazione delicata che rischiava di degenerare in protesta incontrollata».

L’epilogo da parte del sindacato: «Non sappiamo cosa succederà dopo il 30 giugno, se il Direttore Generale di Agrigento verrà confermato o sostituito. Il nostro augurio è che si risvegli dalla favola in cui sembra vivere e, magari dopo una breve e rigenerante vacanza estiva riprenda con nuovo vigore il proprio lavoro, mettendo finalmente in atto un riassetto organizzativo indispensabile per la Sanità agrigentina e, perché no, imparando a dialogare anche con il personale e le organizzazioni sindacali. Potrebbe addirittura scoprire che quelle che definisce “pecore nere” sono in realtà uomini e donne in grado di essere propositivi e con l’unico desiderio di lavorare in strutture dignitose ed efficienti».

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