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Arnas Civico, sindacati ancora all’attacco: «A rischio la salute di operatori e pazienti»

21 Ottobre 2020

Secondo le segreterie aziendali nell'ospedale palermitan «c'è un attuale stato di grave precarietà in relazione all’epidemia da COVID 19».

 

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PALERMO. «All’Arnas Civico c’è un attuale stato di grave precarietà in relazione all’epidemia da COVID 19, con grave rischio per la salute del personale sanitario impegnato in prima linea e dei cittadini».

È l’atto d’accusa delle segreterie Aziendali delle OO.SS. della Dirigenza Medica: CIMO, CISL-Medici, CGIL-Medici, FIALS-Medici, UGL-Medici e UIL-Medici.

Ieri dalla direzione strategica dell’Arnas Civico hanno invece sottolineato che «non si registrano al momento lacune sotto il profilo della sicurezza operativa, della protezione e della sorveglianza sanitaria».

In ogni caso i sindacati vanno ancora all’attacco: «Questa recarietà trova conferma nell’attuale situazione venutasi a creare presso la II Medicina ove risultano positivi ben 11 pazienti, 2 OSS, 7 infermieri professionali e 2 medici, numeri certamente destinati a salire nelle prossime ore», scrivono in una nota congiunta, aggiungendo: «Questo è solo l’ultimo campanello di allarme di una “catastrofe” annunciata. Il padiglione 4 , ove è allocata la II Medicina, è misto cioè ospita pazienti COVID positivi e non COVID, ed appare una scelta infelice ai fini del contrasto alla diffusione dell’epidemia. L’Ospedale dei Bambini è anch’esso un ospedale “misto”, con percorsi delimitati da un semplice nastro bianco e rosso per la segnalazione di pericolo, nonostante la facile previsione di incremento dei contagi tra soggetti in età pediatrica, a causa della riapertura delle scuole».

L’intersindacale sottolinea anche che «il Pronto Soccorso del Civico si trasforma a “fasi alterne” in Area di Emergenza Covid con il rischio, facilmente preventivabile, che pazienti non Covid con gravi patologie generalmente trattate al Civico, non potranno ricevere assistenza adeguata. Il personale sanitario non viene sottoposto con regolarità a tampone molecolare come sarebbe, a dir poco opportuno, in una situazione di recrudescenza di epidemia».

Secondo i sindacati dei medici «a causa dell’immobilismo organizzativo dal maggio 2020 , di tutta la catena di comando a partire dall’Assessorato alla Salute fino alla Direzione Aziendale , non si è fatto tesoro dell’esperienza maturata in occasione della prima ondata di epidemia, ed oggi non si è in grado di adottare quelle misure necessarie a fronteggiare l’attuale recrudescenza».

Infine, le organizzazioni sindacali concludono: «Non possiamo tacere che le reiterate richieste avanzate da queste OO.SS. di un confronto leale e propositivo con la Direzione Generale su questi temi che ineriscono la salute dei lavoratori, sono rimaste lettera morta. Il personale sanitario si trova cioè nella difficile situazione di essere in prima fila nel contrasto all’epidemia , di pagare un prezzo elevatissimo per le altrui scelte errate e di non potere partecipare attraverso le proprie OO.SS. ai processi organizzativi. Occorre da subito uscire dall’immobilismo fin qui osservato, valorizzare l’apporto costruttivo dei professionisti impegnati in prima linea, ripristinare il principio della responsabilità nelle scelte della Pubblica Amministrazione».

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