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La nota

Arnas Civico, sindacati all’attacco: «Ancora sospeso il servizio di Risonanza magnetica»

Anaao-Assomed, Cimo, Uil, Fials, Ussmo ed Ugl denunciano "l'ennesimo perdurante guasto". Insanitas è in attesa di una eventuale replica della direzione.

Tempo di lettura: 2 minuti

PALERMO. «Siamo costretti ancora una volta a registrare l’interruzione dell’attività diagnostica di Risonanza magnetica all’Arnas Civico, a causa dell’ennesimo perdurante guasto dell’unica macchina attiva nel più grande ospedale da Napoli in giù».

Lo denunciano i sindacati Anaao-Assomed, Cimo, Uil, Fials, Ussmo ed Ugl, aggiungendo: “Ormai da 16 mesi si attende che venga riattivata la seconda RMN, prima spenta, dopo qualche mese smontata, quindi trasferita in altro padiglione e di cui si sono perse le tracce».

Insanitas ha contattato per una replica l’Arnas Civico, non appena dovesse arrivare sarà pubblicata.

Intanto, le sigle sindacali sottolineano: «Nel maggio 2019, a distanza di un anno dalla prima audizione sul problema, la VI commissione legislativa dell’Ars nel corso di una puntuale ispezione all’Arnas ha preso atto che costose macchine, alcune delle quali acquistate con fondi europei, fossero incomprensibilmente conservate ed inattive nei locali e negli scantinati dell’ospedale, così come più volte denunciato dai sindacati. E mentre il Presidente La Rocca Ruvolo annunciava l’invio di un dossier alla Corte dei Conti, il Direttore Generale dell’Arnas e il Direttore dell’Ufficio Tecnico assicuravano che entro giugno 2019 sarebbero state attivate la RMN di cui sopra, nonché quelle dell’Ospedale dei Bambini, acquistata nel lontano febbraio 2016 e mai entrata in funzione».

Ebbene, i sindacati autori della protesta affermano: «Nulla di tutto questo è successo. Nessuna delle Risonanze è stata a tutt’oggi attivata. L’unica macchina attiva, sottoposta a grande usura per la sproporzionata mole di lavoro, conosce ripetuti guasti con conseguente inginocchiamento dell’intera attività assistenziale. Tutto questo accade in un’Azienda con un disavanzo di 61 milioni di euro dovuto quasi per intero a mancata erogazione di prestazioni sanitarie. L’impossibilità, in queste condizioni, di erogare una assistenza di qualità sta ulteriormente determinando la fuga di pazienti presso le strutture private ed un profondo rosso nei conti economici».

Infine, i sindacati sottolineano: «Si perdono migliaia di prestazioni per un danno che ha superato abbondantemente il milione di euro, senza contare la perdita di pazienti, costretti a rivolgersi a strutture private.  Si predica austerità e si chiedono sacrifici da lacrime e sangue ai lavoratori quando sarebbe più semplice una attività amministrativa ed organizzativa più rispettosa delle attese dei cittadini e dei lavoratori».

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