aritmie cardiache

Aritmie cardiache ed ablazione, esperti di tutta la Sicilia al workshop svoltosi all’Arnas Civico di Palermo

11 novembre 2017

L'evento è stato ospitato presso l’Unità di Cardiologia. Ecco il resoconto di Insanitas con le interviste ad alcuni degli intervenuti.

 

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PALERMO. Aritmie e procedure di ablazione sono state al centro della seconda edizione del workshop ospitato presso l’Unità di Cardiologia dell’Arnas Civico di Palermo, che ha coinvolto i massimi esperti nel campo dell’aritmologia (branca della cardiologia) siciliana.

L’Azienda di Alta Specialità vanta un ambulatorio di elettrofisiologia all’avanguardia e rappresenta un punto di riferimento nella nostra Regione per la procedura di ablazione.

L’elettrofisiologia interventistica offre trattamenti sempre più sicuri ed efficaci nei pazienti affetti da aritmie cardiache, in passato esclusivamente affidati alla terapia farmacologica che, come da linee guida, va intrapresa in via preliminare, ma, spesso, non conducendo a risultati soddisfacenti, richiede la procedura di ablazione, oggi sostenuta anche dalle nuove tecnologie.

Giuseppe Sgarito e Umberto Giordano

SICILIA, MANCA UNA RETE DEDICATA ALL’ARITMOLOGIA

Giuseppe Sgarito (dirigente medico di primo livello e responsabile del “Programma Ablazione e Aritmie” della Cardiologia dell’Arnas Civico) afferma: «L’elettrofisiologia interventistica offre un contributo strategico nella risoluzione di alcune aritmie cardiache, sebbene il nostro settore in Sicilia registri difficoltà logistiche e organizzative che, purtroppo, determinano una percentuale importante di mobilità passiva verso le regioni del Nord».

«L’aritmologia non trova ancora un’omogenea distribuzione sul territorio regionale- continua Sgarito- e la nostra Unità costituisce una realtà che si attesta punto di riferimento nell’ambito siciliano, a fronte dell’elevato numero di procedure ablative e, soprattutto, poiché, a differenza di altre realtà, che pur ci sono (con numeri di procedure ben più esigui) siamo nelle condizioni di eseguirle in totale autonomia».

«Sul punto- precisa Sgarito- pesa l’assenza di una rete dedicata all’aritmolgia che, pur se era stata prevista nel Piano della Salute (2013), ad oggi non è ancora realizzata».

«L’aritmia – sottolinea Sgarito – è un disturbo del ritmo cardiaco, che altera la fisiologica conduzione dell’impulso elettrico. Possiamo distinguere bradicardia e tachicardia: la prima determina un rallentamento del battito cardiaco e può essere trattata con l’impianto di dispositivi antibradicardici (pacemaker), mentre la seconda comporta un’accelerazione della frequenza cardiaca compromettendo, talvolta, seriamente la vita del paziente».

I TIPI DI ARITMIE

«Le aritmie- continua- possono essere di diversi tipi. Tra quelle “benigne”, l’80% è rappresentato da tachicardie parossistiche sopraventricolari (TSPV), che colpiscono soprattutto giovani con un cuore strutturalmente sano. In questo caso il trattamento ablativo registra un tasso di successo elevato (oltre il 98%) e soltanto un 2% – 3% di recidive».

«Aritmie complesse- spiega Sgarito – come la fibrillazione atriale, sono invece più difficili da trattare ma, la continua innovazione tecnologica ha consentito al trattamento ablativo di ottenere tassi di successo ragguardevoli (superiori al 70%) anche se spesso si rende necessario più di un intervento. Alcune forme di aritmia, come le tachicardie ventricolari, possono, invece causare morte improvvisa e, talvolta, rappresentano una vera e propria emergenza: esse sono più frequenti in pazienti portatori di cardiopatia strutturale (es. pregresso infarto del miocardio) e funzione ventricolare severamente depressa».

Ed aggiunge: «Oggi, grazie ai defibrillatori impiantabili, molti pazienti riescono a sopravvivere a eventi aritmici altrimenti letali ma, di contro, vanno incontro a tempeste aritmiche ventricolari, ovvero ripetute scariche elettriche da parte del defibrillatore (talora anche decine in poche ore), che li pongono a serio rischio di vita e ne inficiano pesantemente la qualità. L’ablazione in tal caso è l’unica risorsa interventistica, quando la terapia farmacologica non ha dato risultati soddisfacenti».

L’ABLAZIONE

«È una procedura di aritmologia interventistica che viene effettuata, nella maggior parte dei casi in anestesia locale, avvalendosi di cateteri introdotti dalle vene e dalle arterie femorali- afferma Sgarito- attraverso i quali si mappa la camera cardiaca interessata dall’aritmia (atrio o ventricolo) utilizzando sistemi computerizzati di mappaggio elettroanatomico tridimensionale, che consentono di riprodurre virtualmente l’anatomia del cuore senza utilizzo di fluoroscopia (dunque il più delle volte senza ricorso ai raggi x). Attraverso la creazione di mappe d’attivazione, viene identificata la zona critica del tessuto cardiaco che sostiene l’aritmia e, successivamente, necrotizzata (bruciata) utilizzando cateteri che emettono radiofrequenza, riscaldandosi all’estremità».

«La degenza- precisa Sgarito- è breve nelle aritmie semplici: a 24 ore dalla procedura il paziente viene dimesso, mentre nella tachicardia ventricolare si richiede un monitoraggio superiore e il ricovero oscilla dai 3 ai 4 giorni in media».

«Il workshop- sottolinea Sergio Conti  (dirigente medico di primo livello e cardiologo elettrofisiologo dell’Arnas Civico) ha affrontato l’intera gamma di aritmie e nella specie: un caso di tachicardia ventricolare in paziente ischemico e uno di ablazione di fibrillazione atriale mediante criopallone; un caso di extrasistolia ventricolare con mappaggio Non Contact e poi due tra le più frequenti aritmie quali la “tachicardia da rientro nel nodo atrio-ventricolare” (in un cuore sano il nodo atrio-ventricolare è l’unica struttura che consente la conduzione di impulsi elettrici tra atri e ventricoli), e la sindrome di Wolff-Parkinson-White».

LA FIBRILLAZIONE ATRIALE

Poi l’aritmologo si sofferma sulla fibrillazione atriale: «Una malattia crescente a fronte dell’innalzamento dell’età media della popolazione, che può essere di diverse forme: parossistica, ovvero insorge e scompare senza assunzione di farmaci, o persistente, quando richiede il trattamento farmacologico: nel primo caso si parla di esiti con successo, a 1 anno dall’ablazione, nell’80/ 90 per cento dei casi, mentre nella seconda tipologia, a 1 anno dall’ablazione, nel 65/ 75 per cento dei casi».

«Si può eseguire l’ablazione- spiega  Conti- sfruttando la radiofrequenza (creando energia che brucia il tessuto cardiaco), o la crioablazione (creando energia che lo congela): in entrambi i metodi, trial-clinici mondiali, attestano risultati equivalenti di efficacia e sicurezza nel trattamento della fibrillazione atriale parossistica»

«L’indicazione – conclude Conti – alla procedura di ablazione, nel caso di paziente con fibrillazione atriale è data dalla sintomatologia (generalmente astenia, dispnea, mancata tolleranza allo sforzo, cardiopalmo)».

Umberto Giordano (responsabile dell’UOS di Elettrofisiologia) sottolinea: «Questo workshop coinvolge i colleghi aritmologi delle cardiologie siciliane e rappresenta un momento importante di confronto scientifico su una procedura, l’ablazione, che richiede professionalità qualificate e iperspecialistiche. La nostra struttura oggi è un punto di riferimento per i pazienti siciliani: ciò è stato possibile grazie anche ad un lavoro di squadra che coinvolge tutto il personale della Cardiologia».

Giuseppe Sgarito e Gilberto Cellura

ARNAS CIVICO, POTENZIAMENTO IN VISTA

Gilberto Cellura (Resp. clinico dell’UOC di Cardiologia) afferma: «Siamo riusciti a pervenire a questo livello e a dare risposte di salute significative, ma certamente non può essere sottaciuta la difficoltà circa il numero ridotto di operatori e il fatto che condividiamo la sala operatoria con l’emodinamica. Fattori che complessivamente comportano lunghe liste d’attesa vista la mole di richieste per queste procedure».

Giovanni Migliore (Commissario dell’Arnas Civico) precisa: «La lista d’attesa è il frutto di un disequilibrio tra domanda e offerta. Non potendo comprimere la domanda, poiché siamo un centro di eccellenza e di fatto- sia per il numero di procedure di ablazione, che per l’alta qualità delle prestazioni, oltre che delle professionalità che vantiamo- anche punto di riferimento, dobbiamo aumentare l’offerta. Perciò abbiamo già implementato un percorso tecnologico, al fine di acquisire un’altra piastra angiografica e per completare- speriamo nel breve periodo- l’iter di stabilizzazione dei professionisti che contribuiscono da tempo a questa attività, ma anche per acquisirne di nuovi, per rispondere a questo grande bisogno di salute, che si concretizza appunto nei lungi tempi di attesa».

Gilberto Cellura e Giovanni Migliore

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