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Aritmie cardiache, all’Umberto I di Enna nuove terapie per evitare la migrazione sanitaria

Si amplia l’offerta rivolta ai pazienti presso la UOC di Cardiologia diretta dal prof. Marco Barbanti, coadiuvato da uno staff giovane e capace.

Tempo di lettura: 5 minuti

ENNA. Si amplia l’offerta terapeutica delle aritmie cardiache presso la Cardiologia dell’Ospedale Umberto I Enna. Rappresentano un’alterazione del ritmo cardiaco che può influenzare la salute e la qualità di vita e possono manifestarsi in varie forme, dalle palpitazioni occasionali fino a condizioni più gravi che richiedono interventi medici immediati. Negli ultimi anni la cardiologia ha assistito all’emergere di una branca specializzata nel trattamento: l’elettrofisiologia e l’elettrostimolazione. Questo settore si focalizza sulla comprensione dei meccanismi elettrici del cuore, applicando tecniche avanzate per gestire tali irregolarità.

Da diversi anni la Cardiologia di Enna ha avviato un programma assistenziale per la diagnosi e il trattamento di tali aritmie cardiache. Negli ultimi mesi questo programma ha ricevuto un notevole impulso, grazie all’introduzione di tecniche e procedure innovative che stanno contribuendo a rendere la divisione di Cardiologia dell’Umberto I di Enna un punto di riferimento del centro Sicilia per la gestione delle patologie aritmiche cardiache.

Abbiamo incontrato il direttore della UOC di Cardiologia, prof. Marco Barbanti, e il suo team di elettrofisiologia composto dai cardiologi: Rosario Bonanno, Michele Di Silvestro e Marco Lo Presti; supportato dal gruppo infermieristico composto da: Salvatore Catanese, Eva Minisini, Giuseppe Giangreco e Angelo Tamburella, coordinati dalla caposala Giusy Cucchiara. Ci hanno illustrato quali novità sono state introdotte in reparto, in questi mesi.

Prof. Barbanti, in questi mesi tanto avete fatto nel campo della elettrofisiologia…
«Ormai da diversi anni le ablazioni transcatetere ad Enna sono una realtà del centro Sicilia approcciando sia le aritmie definite “semplici” come le tachicardie parossistiche sopraventricolari (TPSV) e i flutter atriali tipici, ma anche aritmie “complesse” come la fibrillazione atriale e i flutter atriali atipici. Sin dal primo giorno del mio insediamento ho lavorato per incrementare il numero di procedure attraverso una profonda riorganizzazione dell’attività di reparto garantendo un’attività giornaliera e non più sporadica. Ciò sta permettendo di trattare un maggior numero di pazienti e ridurre significativamente i tempi di attesa».

Dott. Di Silvestro, quali sono le ultime novità nel campo dell’aritmologia?
«Ad esempio l’impianto di un particolare e rivoluzionario tipo di pace-maker definito “leadless” (senza fili). Quest’ultimo ha le dimensioni di una piccola capsula e viene inserito direttamente nel cuore tramite un apposito sistema di rilascio attraverso una semplice puntura della vena femorale. Diversamente dai pacemaker tradizionali non richiede alcuna incisione sul torace ed è molto meno invasivo per i pazienti. È dotato di una batteria di lunga durata e l’assenza della tasca sottocutanea e dei fili di collegamento (elettrocateteri) contribuiscono ad abbassare notevolmente il rischio di possibili infezioni».

E nel campo dell’elettrofisiologia?
«L’accento va posto sulle “cardio-neuro ablazione”, nuova e innovativa metodica di trattamento di alcune forme di svenimenti, la cosiddetta “sincope vaso-vagale” che interessa in particolare i giovani. La “cardio-neuro ablazione”, si sta recentemente affermando nei centri di elettrofisiologia più all’avanguardia- tra cui il nostro- e consiste in una rimodulazione del sistema nervoso autonomo cardiaco. Questa particolare tecnica ci permette, mediante l’utilizzo di cateteri da elettrofisiologia, di individuare le stazioni nervose (“gangli”) responsabili degli svenimenti e di poterle facilmente eliminare. In questo modo modifichiamo la fisiologia cardiaca evitando al paziente l’impianto di un pacemaker».

Dott. Bonanno, quali sono le ultime scoperte nel campo delle terapie da defibrillazione?
«Abbiamo da poco tempo incluso nel nostro armamentario anche l’utilizzo del defibrillatore sottocutaneo. Cosi facendo, riduciamo in maniera significativa il rischio di complicanze legate soprattutto agli elettrocateteri transvenosi come ad esempio: complicanze vascolari, rischio di pneumotorace, rischi di sposizionamento dell’elettrocatetere o problematiche a medio-lungo termine, come la probabilità che il sistema si infetti o che si fratturi. Inoltre, con questa tecnica innovativa il posizionamento del dispositivo avviene senza l’utilizzo di radiazioni ionizzanti e questo è un dettaglio non da poco, specie trattandosi di pazienti particolarmente giovani. Avere a disposizione un defibrillatore totalmente sottocutaneo senza elettrodi all’interno del cuore, rende il futuro dei nostri pazienti per certi versi più sereno e “meno complicato”».

Dott. Lo Presti, che novità ci sono nel campo dell’elettrostimolazione?
«Abbiamo introdotto una nuova tecnica di impianto di pace-maker dove si effettua una stimolazione diretta del sistema di conduzione (fascio di HIS e branche) e quindi più fisiologica. Cosi facendo riduciamo drasticamente i rischi di una eventuale stimolazione continua e innaturale dei comuni pace-maker nel medio-lungo periodo».

Prof. Barbanti, a lei la conclusione di questo “viaggio virtuale” nel suo reparto…
«L’introduzione di queste nuove tecniche ha un obiettivo chiaro: dire addio alla migrazione sanitaria, calamità del nostro sistema sanitario regionale. Il personale sanitario oggi operante nel nostro Reparto è giovane, ha seguito un lungo programma formativo presso i migliori centri italiani ed è stato formato in loco da alcuni dei migliori elettrofisiologi del Paese. L’integrazione di tali innovazioni e competenze offre finalmente ai nostri pazienti la possibilità di non dover affrontare lunghi viaggi per ricevere cure di primissimo livello. Ora possono ottenere trattamenti all’avanguardia direttamente a “casa propria”. Questa spinta verso l’eccellenza è sostenuta quotidianamente dalla direzione aziendale dell’Asp, che ha scelto di investire sul nostro lavoro, fornendoci risorse umane e strumentazioni di ultima generazione. Sono certo, inoltre, che la sinergia in corso con l’Università “Kore” contribuirà ulteriormente a migliorare la qualità assistenziale in questo territorio che per troppi anni ha incontrato notevoli difficoltà nell’accesso a cure di alto livello».

 

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