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Coronavirus

Appello del Sindacato Italiano Medici: “Riconoscere risarcimento Covid ai medici di famiglia”

Il segretario generale Pina Onotri: "Basiti davanti alla notizia che medici di medicina generale non siano coperti dall'assicurazione Inail in caso di decesso"

Tempo di lettura: 2 minuti

“Restiamo basiti davanti alla notizia riportata oggi da alcuni organi di stampa sul fatto che medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e altri professionisti medici, che hanno subito tanti contagiati e morti nel corso della pandemia da coronavirus, non siano coperti dall’assicurazione Inail in caso di decesso. Non sono bastati più di 170 medici di famiglia deceduti per far estendere le tutele sul lavoro al contagio da virus e farlo rientrare nei casi d’infortunio sul lavoro. Alla luce della recente pandemia tocca ripensare ad uno strumento normativo adeguato che riconosca ai medici convenzionati le tutele previste per tutti gli altri lavoratori” così Pina Onotri, Segretario Generale del Sindacato Medici Italiani, in una dichiarazione commenta la notizia che riguarda l’esclusione dei MMG dal riconoscimento d’ infortunio sul lavoro in caso di contagio da Covid 19.

“L’Inail deve ammettere che in questi mesi i medici di famiglia hanno subito veri e propri infortuni sul lavoro a causa del contagio trasmesso dai loro pazienti. Le loro famiglie, per questo, hanno diritto ad essere indennizzate in caso di morte dei propri congiunti – continua Onotri – il riconoscimento dell’infortunio per i medici di medicina generale, nel caso di decesso da coronavirus deve essere previsto anche dalle assicurazioni priviate, che al pari dell’istituto pubblico, non presumono questa copertura.

“Facciamo appello al Parlamento e al Ministro del Lavoro, dicastero a cui è affidata la competenza del caso, affinché intervengano per concretizzare un impegno degli istituti assicurativi pubblici e privati per una copertura ai medici di medicina generale e all’altre professioni mediche, ammettendo il pieno indennizzo in caso di decesso causato dal coronavirus. Si tratta di un riconoscimento di un diritto dovuto a chi ha sacrificato la propria vita a difesa della salute dei cittadini” conclude il segretario generale SMI.

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