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Coronavirus

Anticorpi post-vaccini, “Giaccone” in prima linea in uno studio dell’Istituto superiore di Sanità

Il Policlinico di Palermo è protagonista di un'attività di ricerca insieme ad altri 6 centri universitari/ospedalieri italiani.

Tempo di lettura: 3 minuti

PALERMO. Uno studio multicentrico per valutare la risposta anticorpale prodotta dall’organismo dopo la vaccinazione anti-COVID e, poter disporre nel tempo di una informazione verificata pereventuali ulteriori strategie vaccinali. È quanto stanno approfondendo i professionisti della UOC di Epidemiologia Clinica con Registro Tumori della Provincia di Palermo, diretta dal Prof. Francesco Vitale, grazie a uno studio coordinato dall’Istituto Superiore di Sanita e seguito a Palermo dal prof. Vincenzo Restivo. Il centro del capoluogo siciliano è protagonista insieme ad altre 6 strutture italiane: Genova, Foggia, Roma, Milano, Bologna e Padova.

Si tratta di un’attività di ricerca inserita nel piano nazionale della vaccinazione anti-COVID, prevista dal Ministero della Salute e dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), con la quale l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha ricevuto la delega a lavorare per indirizzare nel modo migliore l’andamento della futura vaccinazione anti-COVID. L’obiettivo è quello di mettere insieme i risultati di tutti i centri e comprendere, sulla base degli esiti, come i soggetti vaccinati rispondano alla vaccinazione con differenti prodotti vaccinali e quali eventuali strategie possano ipotizzarsi sulla base della risposta verificata in termini di durata dell’efficacia.

Il campione complessivo comprende 3000 soggetti; per Palermo sono circa 300 i pazienti reclutati; questi ultimi- una volta aderito allo studio- vengono sottoposti a quattro diversi prelievi: prima della vaccinazione, a distanza di un mese, a sei mesi e a 12 mesi. La parte analitica verrà centralizzata presso i laboratori dell’ISS.

«Per quanto attiene la nostra realtà- sottolinea il Prof. Restivo- fino a questo momento abbiamo evidenziato come circa un 10% dei soggetti avesse contratto il virus, ma ciò è avvenuto in modo inconsapevole. Entro la fine dell’estate contiamo di poter avere a livello complessivo i risultati preliminari per poter così disporre delle informazioni globali che serviranno per valutare lepossibilità di ulteriori strategie di protezione della popolazione».

«Uno dei valori aggiunti di questa ricerca– prosegue Restivo- risiede nell’ulteriore analisi svolta in una sottopopolazione dei soggetti reclutati volta a ricercare la presenza o meno dell’immunità cellulo-mediata: si tratta delle così dette “cellule della memoria”. Il vaccino, infatti, non determina solo la produzione di anticorpi, ma anche di linfociti b della memoria. Può succedere che persino i soggetti che hanno assenza di anticorpi circolanti risultino protetti, proprio perché in possesso di queste cellule della memoria che, se riattivate dal contatto con il virus, riescono a produrre anticorpi fornendo una protezione. Ulteriore aspetto di cui comunque si dovrà tenere conto è quello delle varianti, tema che potrebbe comportare evoluzioni ulteriori».

La possibilità di aderire allo studio è ancora aperta, in particolare per i soggetti che hanno più di 65 anni. Chi non ha ancora effettuato il vaccino anti-COVID e vuole al tempo stesso dare un contributo alla ricerca può farlo chiamando l’ambulatorio vaccinale allo 0916553644, dalle 9 alle 14 dal lunedì al venerdì, e rappresentando tale volontà al momento della prenotazione della somministrazione.

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