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Salute e benessere

L'approfondimento

Antibiotico-resistenza, la Società Italiana di Microbiologia: «Ecco come arginarla»

Ecco il parere della Prof. Stefania Stefani, Presidente della SIM e Professore Ordinario di Microbiologia all'Università degli Studi di Catania.

Tempo di lettura: 2 minuti

Aumentare la consapevolezza globale sull’utilizzo degli antibiotici e incoraggiare le buone pratiche tra il pubblico, gli operatori sanitari e i decisori politici per evitare l’ulteriore insorgenza e diffusione della resistenza agli antibiotici: questo è l’obiettivo della World Antibiotic Awareness Week – WAAW.

La Società Italiana di Microbiologia aderisce alla campagna promossa dall’ECDC e dalla WHO e, tramite i propri canali, si unisce al coro #KeepAntibioticsWorking.

Ma, qual è il trend in Italia e cosa si può concretamente fare?

I rapporti sulla sorveglianza nazionale dell’antibiotico-resistenza (AR) coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) evidenziano che in Italia i tassi di AR per gli 8 patogeni sotto sorveglianza si mantengono, purtroppo, al di sopra della media europea.

Mentre nel periodo 2012-18 la percentuale di MRSA si è mantenuta stabile, sono stati evidenziati incrementi per E. faecium resistente alla vancomicina e E. coli resistente alle cefalosporine di terza generazione e ai fluorochinoloni.

Tuttavia, si comincia a delineare un trend in calo per K. pneumoniae resistente ai carbapenemi che però rimane, nel 33% dei casi, un patogeno multi-resistente, ovvero resistente ad almeno tre classi di antibiotici.

«Sì, si può pensare di fare qualcosa di concreto per arginare l’antibiotico-resistenza», afferma la Prof. Stefania Stefani (nella foto), Presidente della SIM e Professore Ordinario di Microbiologia all’Università degli Studi di Catania.

«In ambito ospedaliero, per esempio, dovremmo partire dalla costruzione di algoritmi che prevedano alcuni elementi essenziali tra cui: la rapidità dell’antibiogramma e della diagnostica microbiologica;  una stewardship solida che contempli la stretta collaborazione fra microbiologo e infettivologo/clinico, e una appropriatezza prescrittiva, intesa come terapia antibiotica microorganismo-mirata che lasci poco spazio all’empirismo. Tutto questo poi, unito alle buone pratiche di igiene, può contribuire al contenimento della diffusione di questi microrganismi».

E aggiunge: «Non dimentichiamo il ruolo della ricerca. Per ridisegnare il futuro della terapia antibiotica è fondamentale trovare nuove strategie- anche profilattiche- e nuovi approcci alternativi, ed è su questo che tutti noi stiamo lavorando».

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