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Ansia, paure, angosce: il nostro supporto psicologico contro il virus  

18 Marzo 2020

Attraverso la posta di Insanitas, e nell'interfaccia di Studio Solidale di Psicoterapia su fb, sarà possibile porre alcune domande cui tenteremo di rispondere, ogni giorno, facendo del nostro meglio.

Anna Maria Ferraro (psicologa, psicoterapeuta)

ANSIA, DUBBI, ANGOSCE, PAURE, SCRIVI QUI AD INSANITAS UN NOSTRO ESPERTO TI RISPONDERA’

 

Nonostante il mio mestiere mi porti ogni giorno a confronto con fragilità, paure e situazioni precarie, neanch’io sfuggo alla sensazione di disorientamento e incertezza cui il Covid-19 ci consegna in questo primo scorcio di XXI secolo. E sono molte, moltissime, le domande a riguardo. A partire dalle più quotidiane e urgenti, legate alla necessità di contenere i contagi, fino alla necessità di contenere anche le ansie e le angosce che, inevitabilmente, questo scenario inedito e distopico catalizza. Allora che fare? Oltre ad attenerci strettamente a quanto previsto dai decreti? E anche al buon senso che non è mai troppo? Nessuno lo sa. E vale la pena di dircelo. E’ come se, senza saperlo, e senza essere minimamente preparati, fossimo finiti in guerra. Una guerra silenziosa ed inquietante. E nell’inquietudine ci stiamo riorganizzando. Occorre prenderne atto, se qualcuno ancora non lo avesse fatto. E resistere alla tentazione di sentirsi estranei/immuni al problema evitando di adottare (ancora) atteggiamenti rischiosi, che potremmo definire contro-fobici in senso lato, o più semplicemente irresponsabili. E occorre resistere anche alla tentazione di sentirsi oppressi, già schiacciati e spacciati dal problema.

Ognuno affronta la questione con gli strumenti non solo pratici ma anche – e forse soprattutto – emotivi di cui dispone. A questo proposito particolarmente dura può essere la prova per le persone ansiose (indipendentemente dalle diagnosi specifiche), così come per le persone che, stabilmente o periodicamente, registrano avvallamenti nel tono dell’umore. Tuttavia, credo di poter dire che una pregressa terapia, che abbia consentito ai pazienti di sviluppare una certa consapevolezza rispetto ai propri modi tipici di reagire alle situazioni stressanti, possa essere un buon punto di partenza per non perdere completamente la bussola in momenti difficili come questo, e pur avendo a che fare, ancora talvolta, con sintomatologie importanti.

Generalmente, in terapia, alla vasta e potente gamma di attivazioni fisiologiche che chiamiamo ansia, si tenta di dare parola arrivando, il più delle volte, a depotenziarne le manifestazioni sintomatologiche. Ogni volta che mi trovo a lavorare con pazienti che presentano sintomatologie ansiose, ricordo sempre che i sintomi non scompaiono, ma si alleggeriscono via via e a patto che noi impariamo a “convivere” con loro. Solo poi, di fatto, strada facendo, strada convivendo, non li avvertiamo più, o quasi più, e comunque sapendoli gestire non ci spaventano più. Sono quindi più preoccupata per le persone meno attrezzate, quelle che non hanno consapevolezza né confidenza con il loro modo di esperire le preoccupazioni. Per questo condivido e apprezzo l’attivazione di servizi telefonici nel tentativo di far fronte all’emergenza, nonostante la capacità di combattere la sintomatologia ansiosa e depressiva abbia generalmente bisogno di interventi strutturati, medio-lunghi, e richiedenti l’impiego, talvolta congiunto, di farmaci e psicoterapia.

E a proposito di sintomatologia penso anche al fatto che, sfortunatamente, l’ampia gamma in cui può manifestarsi la sintomatologia ansiosa prevede tra i suoi sintomi classici, anche alcuni particolarmente allarmanti in questo periodo perché ricalcano difficoltà respiratorie (es. senso di oppressione, fiato corto, ecc.), dandoci la sensazione – ma è solo una sensazione – di non respirare bene, cosa che, inutile dirlo, proprio adesso non ci vorrebbe. Similmente penso ad alcuni aspetti della sintomatologia depressiva, più di tutti, forse, alla tendenza alla ruminazione (ovvero la difficoltà a distrarsi da un pensiero angosciante) che, in questa cornice distopica, rischia di trovare terreno fertile per attecchire. Perché, vale la pena di ricordarlo sempre, i sintomi non sono mai del tutto sganciati dalla realtà, e piuttosto dalla realtà, dalle storie individuali, ma anche collettive, traggono il loro alimento e tutto il loro potere. Che il paziente ne sia consapevole o no.

Tuttavia, al momento, l’imprevedibile situazione in cui siamo precipitati tutti, impone di far fronte all’emergenza come si può, per questo mi solleva leggere di tutti gli interventi pensati al fine di arginare un po’, anche solo un po’, il levarsi di un vento tormentoso d’ansia e angoscia, in tutte le forme possibili. E per questo anche qui, nel blog di Insanitas, e nell’interfaccia di Studio Solidale di Psicoterapia su fb, sarà possibile porre alcune domande cui tenteremo di rispondere, ogni giorno, facendo del nostro meglio. Personalmente, da metà dalla settimana scorsa lavoro in remoto, con alcuni pazienti ci siamo dati appuntamento a tra qualche settimana, alla fine, speriamo, di questa tremenda vicenda, per trovarci in studio come sempre e salutarci affettuosamente, con altri abbiamo deciso di proseguire online intanto che la situazione si appiani. E da molti di loro mi arrivano testimonianze che mi danno forza (noi terapeuti traiamo dai pazienti le più grandi lezioni di vita e i più grandi incoraggiamenti) e che, forse, nei limiti del possibile, può essere utile condividere.

Per esempio, venerdì scorso, sono stata in collegamento Skype con un paziente, che era andato a trovare la moglie e la figlia che lavorano al nord, e ovviamente è rimasto lì, in una casetta piccola piccola. Lui soffriva d’ansia, un’ansia molto invalidante che un anno fa lo costringeva ad andare ogni sera, ma veramente ogni santa sera, al pronto soccorso, oppresso da sintomi ansiosi e convinto di stare per morire. Lui era, ed è ancora, un amante dell’ordine e della precisione, ma ha imparato a non far non più confliggere quest’esigenza con il mondo intorno, e così mi raccontava la sua quarantena, ironizzando (che grande capacità l’ironia di difenderci in modo “maturo”) sul fatto che in questa casetta piccola piccola, con le cose ancora in valigia perché non c’è spazio, e le valigie mezzo ai piedi perché non c’è spazio, e i pochi cassetti in condivisione con sua moglie e sua figlia perché non ci sono cassetti, sta facendo un grande “allenamento”, una sorta di terapia d’urto, che però sente di riuscire a fare senza troppo sforzo. Che bello sentirglielo dire.

E’ fondamentale arrivare preparati alle “emergenze”, da ogni punto di vista, sanitario, educativo, psicologico, e poi anche personale. E’ una delle nostre più solide salvezze. Lavorare d’anticipo, e non d’abbrivio, almeno quando possiamo, consolidare la tenuta delle strutture a livello sociale, e poi anche familiare, e personale, è l’unica cosa che ci può mettere un po’ più al sicuro dai prossimi certi inverni.

ANSIA, DUBBI, ANGOSCE, PAURE, SCRIVI QUI AD INSANITAS UN NOSTRO ESPERTO TI RISPONDERA’

 

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