Anestesia e rianimazione, il catanese Sorbello sarà futuro presidente dell’Eams

18 Giugno 2019

Entrerà in carica nel gennaio 2021 alla guida dell'European Airway Management Society, succedendo al danese Michael Selz Kristensen. Ecco l'intervista di Insanitas sui temi relativi alla gestione delle vie aeree.

 

di

Massimiliano Sorbello, dirigente medico di Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore, dell’UOC di Anestesia e rianimazione- diretta da Salvatore Nicosia- del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania, incassa il prestigioso incarico di President Elect dell’EAMS (European Airway Management Society).

La designazione arriva dall’assemblea generale della società scientifica pan-europea– che raccoglie iscritti anche dall’America Latina, dall’India e dai paesi del sud-est asiatico e riunisce medici anestesisti rianimatori esperti nell’attività di ricerca e formazione nel campo della gestione delle vie aeree- svoltasi nell’ambito del recente congresso europeo EuroAnaesthesia a Vienna.

Sorbello si insedierà nel 2021, alla fine del mandato dell’attuale presidente.

Già coordinatore del Gruppo di Studio SIAARTI (Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva) per la gestione delle vie aeree- che rappresenta uno dei fiori all’occhiello del gruppo italiano di anestesia e rianimazione, che si attesta al TOP del panorama scientifico internazionale- Sorbello da anni si dedica all’attività di ricerca e formazione, relativa al profilo della gestione delle vie aeree: uno degli aspetti più delicati che si riscontrano nella pratica clinica connessa alla “Critical Emergency Medicine”, che a tutt’oggi è responsabile di una percentuale elevata di eventi critici con esiti nefasti per il paziente.

Un profilo al centro della consistente produzione scientifica del dr. Sorbello, che vanta numerose partecipazioni a congressi e conferenze internazionali, corsi hands-on ed in simulazione, e-learning.

In atto è anche Coordinatore del Subcommittee 11 “Respiration and Airway Management” dell’ESA (European Society of Anaesthesiologists), nonché membro di numerose task forces di ricerca internazionale (con le società scientifiche SAM, America, AIDAA, India, e DAS, Inghilterra), oltre a ricoprire il ruolo di responsabile scientifico di “Osservatorio della Buona Sanità”.

Dr. Sorbello cosa s’intende per gestione delle vie aeree?

«Si fa riferimento a tutte quelle procedure tese ad acquisire il controllo della via aerea del paziente per poterne garantire l’adeguata ossigenazione. In qualsiasi settore della CREM (Critical Emergency Medicine- sala operatoria in urgenza, terapia intensiva, medical emergency team dell’ospedale, pronto soccorso, territorio, maxiemergenze) e dei percorsi di Medicina perioperatoria, qualunque procedura, in terapia intensiva, in interventistica, in pronto soccorso o sul territorio, tanto in elezione che in emergenza, non può prescindere da un’attenta pianificazione del controllo delle vie aeree del paziente».

Questo aspetto causa molti incidenti in queste aree, con esiti gravi di mortalità o morbidità…

«Infatti. Il mancato controllo delle vie aeree, la mancata o inadeguata ventilazione e ossigenazione del paziente, l’incapacità di riconoscere un’intubazione non corretta, la non esecuzione di manovre salvavita, come ad esempio, il posizionamento di una maschera laringea o l’esecuzione di una cricotirotomia (l’accesso rapido alla via aerea attraverso il collo) esitano, o in morte del paziente, o in grave disabilità, compreso il danno cerebrale irreversibile, per effetto dell’ipossia».

Incidenza?

«Si stima che l’incidenza di “vie aeree difficili” ricorra nel 5-10% dei pazienti in sala operatoria, fino al 15-20% dei pazienti in Terapia intensiva e anche al 20-25% nell’emergenza sul territorio, includendo in queste percentuali non le sole difficoltà “anatomiche”, ma anche quelle legate alla fisiopatologia del paziente, allo stato delle risorse disponibili, a concetti come team ed ambiente. Purtroppo in Italia, a differenza di altri Paesi, mancano dei dati precisi ed affidabili, ma la netta sensazione è che si percepisca solo la punta di un iceberg».

Queste criticità sono prevedibili? E se sì come intervenire per essere pronti quando si presentano?

«Studi recenti, databases e audit internazionali, confermano non solo queste stime preoccupanti, ma rivelano che molte di queste situazioni sono prevedibili. La principale causa di incidenti, legata alla gestione delle vie aeree, infatti, è rappresentata dal fattore umano prima che dal problema tecnologico o del paziente. Difetti di comunicazione, di pianificazione, di teamwork, impiego inadeguato delle risorse umane e tecnologiche disponibili rimangono le cause principali di incidenti, oltre all’evidente necessità di favorire la propagazione di una cultura di safety, di auditing e di diffusione delle competenze tecniche e degli strumenti necessari. L’Italia deve fare uno sforzo in quanto sul punto siamo ancora indietro, perciò questo tema sarà al centro della mia agenda, sia come membro del gruppo di studio SIAARTI insieme a molti e validi colleghi, che come presidente EAMS».

La cronaca ha attestato queste criticità e suggerito una riflessione tecnico-scientifica sul tema…

«Sì. Questo aspetto è emerso prepotentemente con il caso della morte di Elaine Bromiley, donna inglese il cui marito, Martin Bromiley, pilota aeronautico, ha dato prova di immensa sensibilità applicando al caso di sua moglie i percorsi di debriefing e incident analysis tipici dell’aeronautica insieme ai medici coinvolti per comprendere l’accaduto ed evitare che si ripetesse (https://litfl.com/lessons-from-the-bromiley-case/). Molti altri casi si verificano certamente, alcuni arrivando ai titoli di cronaca e molti altri rimanendo near miss (quasi-incidenti)».

L’impegno degli esperti  è teso alla produzione di documenti scientifici che possano esplorare dimensioni e cause degli incidenti, ma soprattutto assurgere ad una valenza didattica e formativa…

«Sì, certo. Lo sviluppo di linee guida da parte delle società scientifiche (l’italiana SIAARTI così come l’americana ASA, la DAS inglese, l’AIDAA indiana, e via dicendo), fino ad arrivare al processo in corso di svolgimento del Project for Universal Management of the Airway (www.universalairways.org), che mira a sviluppare un documento universale, puntano all’attività di formazione attraverso congressi e corsi, comprese iniziative in-house; all’attività di formazione dei formatori (il progetto EAMS train the airway trainers – TAT), con particolare attenzione ai paesi a basse risorse, ed alla realizzazione di Corsi pratici hands on per lo sviluppo delle competenze (technical skills), oltre a Corsi in simulazione avanzata per la promozione della safety e lo sviluppo delle non-technical skills».

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE...

Seguici su Facebook

Made with by DRTADV