Dal palazzo

L'approfondimento con l'infettivologo

Ameba mangia cervello, Cascio: «Ecco come si contrae, sintomi e terapie»

Un parassita che si trova in ambienti acquatici dolci, in particolare acque tiepide. Il tema dei lavaggi nasali con l'acqua del rubinetto.

Tempo di lettura: 4 minuti

In questi giorni sta rimbalzando la notizia dell’infezione da amebe mangia cervello, un parassita che si trova in ambienti acquatici dolci, in particolare in acque tiepide. I dieci casi di infezione che si sono verificate dal 1994 al 2022 (9 si concentrano nell’ultimo decennio) sono venuti fuori dal report pubblicato dal Cdc (Centers for Disease Control and Prevention), un organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti.

Ma quali sono i rischi? E come si contrae? Ne parliamo con il professore Antonio Cascio (nella foto di Insanitas), ordinario di malattie infettive all’Università di Palermo e direttore della U.O.C. “Malattie Infettive” del Policlinico “Giaccone”.

L’infezione da amebe a vita libera è molto rara e non sempre conosciuta. Cos’è?
«Si tratta di un gruppo di protozoi che include Naegleria spp, Acanthamoeba spp e Balamuthia spp. Sono parenti della più famosa Entamoeba histolytica e si trovano nell’ambiente come forme vegetative infettanti. L’infezione da amebe a vita libera è una malattia umana rara ma molto pericolosa, anche in individui immunocompetenti».

Cos’è la Naegleria fowleri?
«È l’unica specie di Naegleria riconosciuta patogena per l’essere umano ed è l’agente della meningoencefalite amebica primaria».

Cosa causano l’Acanthamoeba castellanii e Balamuthia mandrillaris?
«L’encefalite amebica granulomatosa, un’infezione opportunistica subacuta che si diffonde per via ematogena dal sito primario dell’infezione (pelle o polmoni) al sistema nervoso centrale e causa una encefalite difficilmente diagnosticabile. Acanthamoeba castellanii è anche responsabile della cheratite associata all’utilizza delle lenti a contatto».

Quali sono i sintomi?
«Nell’infezione da Naegleria viene descritta una forma acuta in cui la morte avviene in tre giorni. Nei pazienti non trattati è una forma, subacuta o cronica, con insorgenza insidiosa, lieve febbre, cefalea e segni neurologici focali. La durata della malattia varia da settimane a pochi mesi».

Come si contrae?
«L’infezione si verifica quando una persona nuota o gioca in fonti d’acqua contaminate (per esempio: acqua non adeguatamente clorata). Naeglaeria fowleri invade il sistema nervoso centrale attraverso la mucosa nasale della lamina cribriforme. Poiché viene acquisito attraverso il naso, il coinvolgimento del nervo olfattivo può manifestarsi come una sensazione olfattiva anomala».

Quali sono i luoghi a rischio?
«N. fowleri è stato isolato in laghi, piscine, stagni, fiumi, acqua di rubinetto e suolo».

Può colpire tutti?
«N. fowleri e Balamuthia mandrillaris possono colpire tutti. Acanthamoeba castellanii solo le persone con immunodeficit anche se la cheratite può copire pure le persone immunocompetenti».

Qual è la terapia?
«Per Acanthameba viene consigliata un’associazione di pentamidina, fluconazolo e miltefosine. Mentre per balamuthia un’associazione di albendazolo, fluconazolo e miltefosine. Infine, per Naeglaeria un’associazione di amphotericina B, rifampicina, fluconazolo e miltefosine».

L’allarme dei CDC americani per dieci casi gravi. Qual è la situazione in Italia?
«Forse è stata data troppa importanza ad un articolo che descrive dieci casi di infezioni da ameba a vita libera che si sono avuti in 28 anni negli USA e la cui associazione di causa effetto con i lavaggi nasali non è nemmeno stata accertata. In Italia è stato descritto un caso fulminante in un bambino di 9 anni in Veneto nel 2003. Il bambino aveva giocato in una piccola piscina alimentata con l’acqua del fiume Po, dieci giorni prima della comparsa dei sintomi. A quel tempo, la regione stava vivendo un’estate insolitamente calda. Nel 2021 al Gaslini di Genova è stato descritto anche un caso mortale di meningoencefalite da Balamuthia mandrillaris occorso in un siciliano di 17 anni, in cui l’infezione si è manifestata inizialmente con una tumefazione della narice che successivamente si è estesa all’orbita e al cranio. Nella maggior parte dei casi descritti nel mondo, la diagnosi viene fatta post-mortem. Le cheratiti da Acanthamoeba sono occasionalmente diagnosticate in Italia».

Perché l’acqua del rubinetto rappresenta un pericolo per i lavaggi nasali?
«L’acqua di rubinetto delle città italiane e assolutamente sicura, ma non la userei per i lavaggi nasali. Non ritengo che il naso debba esser comunque routinariamente lavato utilizzando istillazione di acqua. In caso di raffreddore o naso chiuso, possono essere effettuati dei lavaggi con preparazioni acquistabili in farmacia. Tanta attenzione deve esser fatta per le lenti a contatto per la cui pulizia e conservazione devono essere utilizzate soluzioni sterili».

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